"Ed effettivamente, a questa vita, è difficile trovare un senso. Ma perché questa non è la vita di nessuno, non l’abbiamo scelta, mai neanche lontanamente desiderata. Ci è capitata nelle mani una mattina di febbraio e da allora è diventata la nostra vita."

Fine dicembre, nei giorni festivi abbiamo festeggiato anche se non c’era niente da festeggiare. Forse perché poter festeggiare ci sembrava già un motivo sufficiente.

Nelle cuffie suona “Un senso” di Vasco:  voglio trovare un senso a questa sera, canta, e penso che vorrei trovarlo anche io il senso di certe sere così amare, di certe sere così spente. Ma sono le sere o sono le persone ad essere spente?

Forse sono le persone, perché lì fuori le sere non sono cambiate, la luna è sempre lì allo stesso posto, se sei fortunato alcune volte gli occhi incrociano anche le stelle, e insomma, quelle sere lì sono sere da vivere, da non buttare via, come lo sono state sempre.

La vita è rimasta lì, alla portata di tutti. Eppure, eppure… La vita è già un po’ che non ha lo stesso sapore di sempre. In questi giorni che assomigliano prepotentemente ad un loop infinito, il Natale mi sembra una fugace parentesi di gioia in mezzo ad un mondo che crolla, l’anno nuovo si presenta come una minaccia e non come una promessa.

“Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”.

Ed effettivamente, a questa vita, è difficile trovare un senso. Ma perché questa non è la vita di nessuno, non l’abbiamo scelta, mai neanche lontanamente desiderata. Ci è capitata nelle mani una mattina di febbraio e da allora è diventata la nostra vita. Parlo al plurale perché mai come in questi giorni sento che la mia angoscia, la mia ormai intolleranza, è l’angoscia e l’intolleranza di tutti.

Che almeno in questo esiste una livella, come la morte per Totò. Noi siamo stati livellati senza saperlo.

E invece volevamo essere tutti diversi: qualcuno voleva passare le serate al bar con gli amici, qualcuno voleva fare l’amore e qualche altro voleva essere leggero nel letto di uno sconosciuto. Qualcuno voleva partire, qualcuno tornare. Però tutti, credo, volevamo avere qualcosa da raccontare.

Qualcosa che fosse solo nostro, non una cosa che è talmente scontata da riempire i discorsi di chiunque.

“Voglio trovare un senso a questa condizione, anche se questa condizione un senso non ce l’ha”.

E se non dovesse mai finire? Ormai non abbiamo neanche più paura di dirlo ad alta voce. Lo confidiamo agli amici e ci ridiamo su, perché abbiamo capito che è l’unico modo serio di affrontare l’ignoto. Provare a non sentirsi impotenti ma neanche eccessivamente convinti. Prendere la vita come viene… “ma a me viene sempre una chiavica”, direbbe Troisi e ci avrebbe pure ragione.

Tanto forse un senso non c’è e fare pace con questa idea potrebbe essere già un discreto punto di partenza.

Quando fai fatica a trovare un senso, accogli tutto con più facilità, anche la vita stessa.

O forse il senso sta in tutti quei momenti in cui non ci importa più di trovare un senso, quando sei in macchina, di fronte a te hai un tramonto, e in radio becchi la canzone giusta al momento giusto. E ti sembra tutto perfetto così, quando ti basta quel niente che hai tra le mani.

E forse per adesso ci deve andar bene così, a vivere senza un senso ma felici di quel niente che stringiamo tra le mani.

In fondo lo sapeva pure Vasco…

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…
Domani arriverà  lo stesso.

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Scorpione nell’anima, classe 1996, nasce a Cosenza e atterra a Torino.
Specializzata in Scienze del Governo, curiosa del genere umano e di tutto ciò che è cultura, studiosa dei fenomeni di mutamento politico ed economico-sociale in una prospettiva multidisciplinare, aborra l’autoreferenzialità del sapere, il qualunquismo, e le questioni che non vengono analizzate a dovere.
Pallavolista a livello agonistico, aspira a diventare docente universitaria e giornalista.
Appassionata di filosofia politica, dibattito, sport, viaggi e mondo viticolo… per diventare presto sommelier!

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