Soul System: adesso ti spiego “Soul” – se ne sono capace

"Se demolissimo le sovrastrutture tipiche delle menti radical chic della generazione 30/40, cosa vedremmo? Quali sarebbero le domande che un bambino potrebbe fare, dopo la visione di questo film? Proviamo a chiederglielo."

Soul è l’ultima fatica della nota casa di produzione Pixar, che vanta tra le sue fila la stragrande maggioranza dei capolavori di animazione dal gusto “multilivello” degli ultimi anni: da Inside Out (primo esperimento reale di narrazione della complessità del sistema delle emozioni, leggibile sia da grandi che da piccini), fino ad arrivare a Coco, (meravigliosa storia di relazioni e di relazione tra vita, morte, famiglia, passione e determinazione). 

L’approdo a Soul rappresenta, probabilmente, il punto più alto raggiunto fino ad ora nel percorso di indagine tra temi che si allargano oltre al confine dell’immaginario narrativo per l’infanzia. I creatori di Soul, infatti, ci spingono volutamente ben al di là degli stretti limiti entro i quali, normalmente (e forzatamente), confiniamo il mondo dell’infanzia.

In poche parole: sembra tutt’altro che un film per bambini, nonostante ne abbia la parvenza.

Ispirato a temi dal sapore platonico (daimon, aspirazioni, talenti, antemondo e altre amenità leggere come piombo), Soul è un viaggio delicato e poetico, (nonostante picchi d’ansia, tornanti d’azione e coup de théâtre), tra mondi immaginifici sospesi tra l’umano, l’empirico e le infinite sfumature dell’anima, in tutta la sua complessa struttura cambiaforma.

Nella sua narrazione, infatti, non viene mai definita, in maniera chiara – e come ci si aspetterebbe in un film di animazione – la dicotomia buoni/cattivi. Tutto è fluido, flessibile, e sembra che gli sceneggiatori concedano volutamente allo spettatore la possibilità di scegliere se, quando e con chi schierare il proprio appoggio emotivo, focalizzando la finalità del film proprio nei concetti di libertà e di rispetto assoluto dello spettatore.

La narrazione si sviluppa su livelli di comprensione molteplici, che, però, hanno un minimo comune denominatore: non c’è alcun giudizio né tantomeno alcuna risposta alle domande spontanee (e numerose, credetemi) che possono sorgere durante la sua visione. Il film proietta i suoi interrogativi direttamente al mondo della riflessione, ed innesca gli stimoli della curiosità e dell’approfondimento.

La grandezza di Soul sta proprio nel riuscire a solleticare l’attenzione senza mai imporre una direzione obbligata, dando così all’osservatore l’occasione di intraprendere un percorso cognitivo di riflessione sulla vita assolutamente singolare ed indipendente dalla volontà (e spesso anche dall’età) dello spettatore.

Ma i film d’animazione sono tendenzialmente scritti e modellati intorno a un’età per così dire “precoce”?

E quindi? Se provassimo a camminare in una scarpa 34, di un bambino di circa 8 anni, curioso e famelico di risposte… cosa succederebbe? 

Se indossassimo una felpa di Kendal (uno youtuber seguitissimo da questa fascia di età n.d.r.), e demolissimo le sovrastrutture tipiche delle menti intellettuali/radical chic della generazione 30/40, cosa vedremmo? Quali sarebbero le domande che un bambino potrebbe fare, dopo la visione di questo film?

Proviamo a chiederglielo.

Pete Docter, Kemp Powers, “Soul” (2020)

ATTENZIONE LE PROSSIME DOMANDE CONTENGONO SPOILER
Se vuoi vedere Soul, ti consiglio vivamente di rimandare la lettura a dopo la visione del film.

… Soul è stato un film strano. Ho un sacco di domande, dopo averlo visto. Perché Joe è così distratto? Cade nel tombino, muore, ri-muore, combina un sacco di guai.

Ehi, tu, piccolo ottenne: Joe non è distratto. Joe ha lo sguardo talmente concentrato su sé stesso che non riesce a vedere il mondo attorno a sé. Ci avevi pensato?

Ah, vero. Forse hai ragione… ma Joe non si accorge neanche che 22 si sta divertendo tanto sulla Terra… Perché? È egoista?

Beh… io non lo so cosa sia l’egoismo, piccolo ottenne. Sono anni che cerco di tracciare delle distinzioni tra egoismo, sano egoismo, egoticità, finto altruismo e via discorrendo… quello di Joe, più che egoismo, lo definirei egoriferimento, che è un’altra cosa. E comunque, caro ottenne con la felpa di Kendal, penso che Joe cambi completamente, quando delle vicende casuali lo porteranno a ritornare ad includere l’altro (ovvero 22) nel suo mondo. Forse Joe non è egoista: è solo umano. E vive naturalmente e fluidamente i momenti di passaggio nel rapporto tra sé stesso e il mondo!

Pensaci: Joe è un vero e proprio cartello di indicazione sul senso della vita. Per rivelarsi e ritrovarsi, attraversa piani diversi – il flusso, il flow – ed usa la sua musica, come fosse un ascensore. È il suo talento, la sua arte (per cui, tra l’altro, ha lottato tutto il tempo in cui è stato bloccato al “piano terra” dell’egoriferimento), il mezzo che gli permetterà di guardare oltre ai suoi bisogni. Tramite le sue note si eleverà fino all’attico dell’altruismo più autentico e sincero. Solo lì, dopo il viaggio in un elevatore che lo attraversa per intero, riuscirà a ri-trovare e ri-trovarsi. Joe si ricomporrà solo mediante il dono totale a 22 – e per 22 -, ma anche grazie al suo talento.

Questa è poesia, è un concetto che ci indica una strada possibile e percorribile per la vita, caro ottenne del mio cuore. 

Comunque 22 nella prima parte mi piace perché è tosta, sincera, curiosa… mi dispiace quando diventa nera. Anche lei, quando si vuole perdere nel nero, mi sa che non ha capito granché di quanto sia stupido smettere di combattere, vero?

Ehi, piccolo ottenne, non mi spiazzare così però! 

Sì, smettere di combattere è tremendo, hai ragione… ma, a volte, fermarsi serve al dolore. Se ti fermi un momento e lo senti ben bene, il dolore si polverizza, diventa più leggero. Se permetti alla solitudine, ai brutti ricordi, alle vecchie ferite e all’insicurezza di attraversarti, con molta probabilità, la sofferenza si affievolirà… E 22 ha lasciato che il suo dolore l’attraversasse senza opporvi resistenza.

Pensa a come ha ricostruito sé stessa, granello per granello, partendo solo da un pizzico di fiducia che le è stata regalata… 22, se ci pensi, non ha smesso di combattere, ma si è solo data il tempo di farlo in modo diverso, riguardando – e rivivendo – l’antemondo dalla giusta prospettiva.  

A proposito… ma tu, l’hai capito cos’è l’antemondo? E perché i personaggi che lo comandano non hanno forme umane? Non capisco se quelle linee siano buone o cattive.

Ehi, scarpa n.34, le linee non sono né buone né cattive, ma hanno la conformazione della verità profondamente umana della vita. Sono lineari, semplici; fanno un lavoro complesso ed enorme con disciplina, ma anche con divertimento. Inoltre, il più delle volte sono protese al buono in una maniera quasi divina; ma, nonostante la loro propensione al bene, fanno anch’esse grossi errori e, ogni tanto, si concedono qualche leggerezza. Eppure, tralasciando qualche sbadataggine, sono perfettamente consapevoli del loro compito straordinario: mettere insieme i pezzi dell’anima umana mediante talenti e caratteristiche emotive in un modo che non deve e non può essere del tutto casuale.

E il calcolatore?! Poveretto! Non è né buono né cattivo! Prova solo a fare il suo lavoro, ma lo prendono tutti in giro. Perché?

Perché è il classico esempio di come, anche se badiamo agli schemi e proviamo a controllare tutto, qualcosa ci sfuggirà lo stesso… pur con tutte le buone intenzioni del caso.

Va bene, mi ha convinto… Soul mi è piaciuto. Anche se mi ha fatto stare su un altalena. L’ho visto e un po’ sono stato triste, un po’ sono stato felice, un po’ mi è venuto da piangere, un po’ mi è venuto da ridere. È troppo strano! È diverso dai film che vedo di solito. Non vince nessuno, non ci sono buoni né cattivi, e non vivono tutti felici e contenti alla fine…

Hai perfettamente ragione: questo film racconta un po’ come sia la vita vera, e come siamo noi persone nella complessità che ci distingue e contraddistingue: noi – soprattutto noi adulti – non siamo bianchi o neri, non siamo buoni o cattivi, non siamo carne o pesce: siamo un po’ di tutto. Siamo esseri molteplici e multiforme proprio come in Soul. Ed è per questo che abbiamo visto un film straordinario: perché è riuscito a raccontarci la verità su un sacco di cose, senza etichettarle come giuste o sbagliate.

Lo sai che ti dico? Voi grandi siete troppo complicati. Rendete la vita troppo complicata. A volte, mi sembra che 22 faccia bene a non voler stare sulla Terra. 

Hai ragione, piccolo uomo. L’antemondo, il talento, le linee semplici eppure complesse, il nero delle anime perse, il flow, il daimon, i calcoli, gli imprevisti, la volontà, l’io, l’altro, le relazioni… non è per nulla semplice.

Quindi sì: “La vita è complicata”, ma ha tanto da offrire. “La vita ha tanto da offrire“, ma è complicata lo stesso.

Autore

  • Serena Bucca

    Artista, nata in Sicilia e adottata dalla Calabria... Ma il mondo è la sua città di provenienza. Laureata in DAMS, è mamma, moglie e co-fondatrice della società “Pagliassi”. L’arte di strada e infanzia è ciò che colora le sue giornate, mentre sogna un mondo intero a colori - quello stesso mondo fatto di storie che ama ascoltare - e, fintanto che ciò non accade, trasforma quotidianamente la sua passione in un lavoro ricco di sacrifici e gioie. Appassionata di lettura, scrittura e arte!

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