Serie A: il calcio è di chi lo paga

"Non si può fermare il progresso, ma lo si può vedere in bassa risoluzione con un ritardo di circa 40 secondi rispetto alla diretta."

Proviamo a fare un gioco assieme.
È il 2022, sei un appassionato di calcio, la tua squadra del cuore milita in Serie A e magari gioca anche la Champions League. La tua settimana sportiva è ricca di impegni e dopo ore di duro lavoro vuoi solo rilassarti, aprire la tv e goderti la partita.

Ne hai tutto il diritto … o quasi.

Ne avresti tutto il diritto se solo tu fossi abbonato a Sky, la piattaforma satellitare che dagli inizi del 2000 accompagna le tue domeniche pomeriggio e i turni infrasettimanali, con approfondimenti ricchissimi, rubriche sui tuoi idoli, i racconti epici di Federico Buffa, ma soprattutto Fabio Caressa, il telecronista iconico del Mondiale in Germania del 2006, che ancora oggi allieta i match del tuo team con dissertazioni sull’effetto Magnus.

Come dici? Il costo di una parabola e di almeno due pacchetti obbligatori richiede un esborso esoso?
Pinzilacchere!

Tralasciando il fatto che potresti anche avvalerti di un ben più abbordabile abbonamento a NowTV (la piattaforma cadetta di mamma Comcast) sebbene offra meno partite e non sia frazionabile tra più persone, mi pare uno sforzo giusto e necessario per gustarti in santa pace tutti gli appuntamenti sportivi che ti interessano … o quasi tutti!

Ti sei ricordato che dal prossimo anno la maggioranza dei match sarà visibile solo su DAZN? Come, non lo sapevi? Ma sì, ormai è sulla bocca di tutti: dalla stagione 2021/22 l’emittente di contenuti sportivi in streaming mostrerà in esclusiva 7 delle 10 partite di campionato.  

Non si può fermare il progresso, ma lo si può vedere in bassa risoluzione con un ritardo di circa 40 secondi rispetto alla diretta. In tanti altri Paesi fanno così, non possiamo certo rimanere arretrati.

Non serve molto: una buona Smart TV capace di collegarsi ad Internet ed una connessione in grado di garantire una visione almeno decente. Ormai con la Fibra è un attimo, non rimanere rintanato nella caverna. Magari il prezzo aumenterà di un tantino, ma che ci vuoi fare? La qualità si paga.

Ah … poi ci sarebbe la questione Prime Video. Come non sai cos’è Prime Video? A volte sembra tu viva nel Mesozoico. Il prossimo anno Sky e Amazon si divideranno le partite di Champions. Non vorrai mica perderti la Champions League? Non temporeggiare. Sono solo 3,99€ in più, quante storie!

Bene! Ora che lo sai non ti rimane da fare altro che pagare 3 abbonamenti diversi e se non sei d’accordo la colpa è certamente tua.

La colpa è tua che vuoi ancora vivere di abbonamenti certi, offerte sui pacchetti e stabilità dei prezzi. La colpa è tua che vuoi rimanere arroccato nel passato, che non abbracci il futuro e non vuoi spendere i tuoi soldi per una nuova tv.

La colpa è sempre tua che non conosci la differenza tra FTTC e FTTH e sei rimasto al vecchio modem Wi-Fi.
Non vuoi interfacciarti con la modernità e non sei disposto a sborsare per un servizio che avevi anche prima e che magari era anche qualitativamente migliore.

Preferisci forse la pirateria? Sei uno di quelli che uccide il calcio.

Gioco finito!

Se sei arrivato fin qui e non senti di esserti macchiato del reato di omicidio nei confronti del pallone, voglio rassicurarti: è del tutto normale!

Dunque: “la pirateria uccide il calcio!” è un bellissimo slogan, ma non è nient’altro che questo.. La pirateria è un effetto, non di certo una causa.
Se il calcio come prodotto d’intrattenimento è agonizzante, la risposta non la si può cercare puntando il dito contro il consumatore. Troppo facile!

Bisognerebbe forse chiedersi cosa ha portato la pirateria a dilagare.
Probabilmente si scoperchierebbe quello che non è di sicuro il Vaso di Pandora.

Il costo mensile che un appassionato di calcio arriva a sostenere per amore dei propri colori si aggira tra i 30 e 60€ mensili per una forma di intrattenimento che, specie negli ultimi anni, non tiene più avvinghiati gli spettatori al divano e, in particolare tra i giovani, non riscuote il successo di un tempo.

Sono del mese scorso le parole del presidente della Juventus, Andrea Agnelli, sulla questione. In occasione della 25esima assemblea dell’ECA (European Club Association organismo che raggruppa 246 club calcistici in Europa), il patron bianconero si è pronunciato sull’inutile sovrabbondanza di match annuali e sul poco appeal che gli stessi generano nei confronti dei più giovani:

Dobbiamo anzitutto mettere i tifosi al centro: il sistema attuale non è fatto per i tifosi moderni. Le ricerche dicono che almeno un terzo di loro seguono almeno due squadre; il 10 per cento segue i giocatori, non i club. I due terzi sono interessati ai grandi eventi; il 40 per cento della fascia d’età da 16 a 24 anni, la generazione Z, non ha alcun interesse nel calcio oggi. Semplicemente ci sono molte partite che sono non competitive a livello nazionale e internazionale e questo non cattura l’interesse dei tifosi”.

Il rampollo di casa Agnelli certamente parla così anche per indirizzare le opinioni verso un modello di calcio più confacente ai suoi interessi, ma riesce in parte a centrare il punto: troppe partite, troppi abbonamenti, poca qualità.

Il calcio nostrano in primis subisce gli effetti deteriori di questo svilimento, col suo livello di competizione azzerato da troppi anni, la polarizzazione delle risorse economiche e tecniche in mano a pochi grandi club ed un livello di intrattenimento da sbadigli continui, complice purtroppo la mentalità utilitaristica sempre troppo centrata sul risultato del tabellino e poco sullo spettacolo offerto in campo.

Un tarlo che da troppi anni ci trascina in discussioni che valgono la sera ma non il mattino dopo; soluzioni che assomigliano più a toppe, finanche peggiori dei buchi, ed una presa di coscienza che tarda ogni anno di più.

Quanto detto sopra va inoltre condito con la peggiore delle aggravanti: la trasformazione del calcio in un prodotto per ricchi, seppure le rassicurazioni dell’Amministratore Delgato di DAZN Italia, Veronica Diquattro, non abbiano tardato ad arrivare: “ … chi ama il calcio può stare tranquillo. Non possiamo dare ancora una cifra precisa, ma certamente rifletterà la nostra filosofia: essere il più accessibili possibile. Sarà meno di quello che si spende oggi.

Parole da leggere non trascurando però alcuni punti toccati in precedenza: il calcio è sempre meno seguito dalle generazione digitalmente più svezzate e sempre più da una fascia di utenza meno incline alle innovazioni tecnologiche; la copertura dei servizi streaming (ancor di più quelli in diretta) non può essere garantita in modo uniforme su tutto il territorio, con linee internet meno efficaci al Sud e tecnologie, come la Fibra, presenti solo in alcune città e non in altre;  il frazionamento dell’offerta a più emittenti che necessariamente amplifica il costo da sostenere e per ultimo un livello –ad oggi – inferiore rispetto ai servizi offerti addirittura 10 anni fa.

Sembra, insomma, che il peso di esperimenti di dubbia utilità debba riverberarsi sulle tasche di chi il calcio lo ama ma non può più permetterselo, invece di renderlo fruibile ai più in maniera più semplice, diretta ed equa.

La rassegnazione è tanta e all’orizzonte non si intravedono scossoni o scostamenti, anzi. Il prossimo anno, con il Mondiale in Qatar da disputarsi nella stagione invernale (per permettere agli emiri di mostrare la fastosità di una competizione acquistata a suon di petrodollari e senza alcuna tutela per i lavoratori impiegati nella costruzione degli impianti), assisteremo alla massima distorsione e perversione di uno sport nato per essere del popolo e trasformatosi in un giochino per soli abbienti ed egoisti.

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Cosentino classe 1995.
Studente di Giurisprudenza presso l’Università della Calabria e con un’inclinazione per l’ambito penalistico, ambisce alla carriera magistratuale grazie al suo amore per la giustizia e al bisogno di guardare sempre con occhio critico la realtà.
Sogna tutti i suoi mille sogni nel cassetto e condisce ogni giorno con una sana dose d’ironia.
Appassionato di politica, musica, cinema e sport!

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