"La Dad è stata definita la “Caporetto della scuola”: i risultati Invalsi hanno dimostrato scientificamente il paradosso dell’apprendimento. Il piano vaccinale ha, purtroppo, una forte incidenza sulla riapertura delle scuole e delle menti, quindi urge un coinvolgimento di più forze che induca la massa a responsabilizzarsi e consentire la ripresa. Per il bene dei ragazzi, che è il bene della società".

Intenta nella ricerca dei c.d. “libri da leggere nelle vacanze” (che poi definire 30 giorni scarsi all’anno “vacanze” mi sembra già una presa per i fondelli, se si dovesse tener conto delle vacanze scolastiche che durano ben tre lunghi mesi) mi sono persa fra i tanti post in evidenza che comparivano sull’homepage.
Tra le varie notizie “scrollate” su ig, mi è saltata agli occhi la seguente riportata sul feed del Corriere della Sera:Il 62% dei ragazzi dai 13 ai 18 anni in un anno non legge nessun libro o al massimo due”: la ricerca del laboratorio dell’adolescenza su quasi duemila studenti. I teenager non hanno perso soltanto la scuola in presenza ma anche l’abitudine allo sport, al sonno regolare, all’alimentazione sana e alla lettura.” (Elisabetta Andreis, Corriere della Sera).

Mi sono velocemente interrogata sulla mia infanzia e sulla mia adolescenza: le insegnanti ci consegnavano una marea di liste infinite di libri da leggere, esercizi da completare; i più belli erano i rompicapo delle elementari, apparenti giochini che io definivo “apri-mente”. 
In cuor mio ho detto un silenzioso grazie alla scuola, al ruolo che ha avuto non solo nella mia formazione, ma soprattutto nella mia crescita come persona. 
Ciò che credo formi inesorabilmente l’essere umano è il sapere e il relazionarsi, e la scuola è la più grande palestra per questo allenamento.
Prima, però, non c’erano tanti vantaggiosi strumenti tecnologici (nonostante io non sia nata nell’era preistorica).
Prima, però, non c’erano il Covid, lo smart-working, la Dad…
Durante l’ultimo anno e mezzo, infatti, i ragazzi non hanno perso soltanto la scuola in presenza, ma anche l’abitudine allo sport, al sonno regolare, all’alimentazione sana e alla lettura dei libri.   
         
I risultati della ricerca condotta dal Laboratorio dell’adolescenza su quasi duemila studenti dai tredici ai diciotto anni sono scioccanti: la stragrande maggioranza dei ragazzi – c.d. “invisibili”, gli invisibili alle istituzioni – non ha praticato alcuna attività fisica, risultando sacrificati particolarmente gli sport di squadra con un crollo della motivazione ad allenarsi.  
Perché? Perché nessuno ha incentivato e curato la loro motivazione.
Sebbene la pandemia abbia “esacerbato le disuguaglianze”, in quanto si ritiene che i ragazzi con famiglie a capitale culturale più elevato siano comunque, in qualche modo, cresciuti, comunque, tantissimi altri, magari già fragili, sono diventati ancora più passivi.

Ciò ha comportato inevitabilmente un consequenziale ed inevitabile arretramento culturale. 
I dati hanno rilevato che addirittura circa il 77% degli intervistati fatica ad addormentarsi fino a tardissima notte, in tantissimi utilizzano eccessivamente lo smartphone, in particolare i social a tutte le ore, tantissimi altri hanno problemi alimentari o di peso.
In generale, gli adolescenti hanno meno autostima, soffrono e lo tacciano, e nessuno comunque se ne accorge perché i genitori sono troppo indaffarati nel loro smart-working che li ha resi automi e robot.  

L’inaccettabile evidenza, infine, si rileva nella sfera culturale: il 62% dei ragazzi, in un anno solare, non legge nessun libro, o al massimo due.
Da qui, scatta inevitabilmente una riflessione: quali sono stati i risultati di ben due anni di Dad?
Certamente, la Dad ha provocato degli effetti disastrosi sulla socialità dei ragazzi –  fatico a dire se più negli infanti o negli adolescenti – ma quello che può definirsi il vero effetto degenerativo che impatta oggi e impatterà in particolar modo domani nella società è che i dati hanno rivelato che quest’anno alla Maturità quasi uno studente su due è non ha competenze maggiori di quelle raggiungibili in terza media.   

Ecco perché la Dad è stata definita la “Caporetto della scuola”: i risultati Invalsi hanno dimostrato scientificamente il paradosso dell’apprendimento.          
Per imparare è necessario confrontarsi, guardarsi negli occhi, chiedersi perché.
Questi sono essenzialmente i risultati di scuole aperte a singhiozzo e di didattica a distanza: due quattordicenni su cinque (con punte del 50-60 per cento al Sud) dopo l’estate entreranno alle superiori con competenze da quinta elementareE ai loro fratelli maggiori che hanno appena tagliato il traguardo della Maturità va pure peggio: quasi uno su due è fermo a un livello da terza media, massimo prima superiore. 

È di tutta evidenza che già prima dell’avvento della pandemia l’Italia si ponesse molto in basso nelle classifiche internazionali, ma – come si suol dire – al peggio non c’è mai fine.

Infatti, in questi due anni c’è stato un vero e proprio crollo degli apprendimenti, soprattutto alle superiori, che sono rimaste sbarrate per la maggior parte del tempo. 
In generale, non solo sono aumentati gli studenti scarsi, ma parallelamente sono diminuiti quelli bravi.

Sul banco degli imputati sale la oggi nota “didattica a distanza”, e a comprova che si sia “guadagnata” questo posto vi è che le due regioni più colpite dal virus dell’ignoranza sono anche quelle che hanno tenuto i cancelli delle scuole chiusi per più tempo: la Puglia e la Campania.
La necessità che dal nuovo anno scolastico i ragazzi tornino a sedersi fra i banchi di scuola è impellente; il ministro Patrizio Bianchi, partecipando alla presentazione del rapporto Invalsi, si è appellato alla coscienza dei cittadini invitando genitori e personale scolastico a vaccinarsi per consentire una massima e veloce ripresa della scuola in presenza.

L’85% degli insegnanti sono vaccinati, ma siamo un po’ indietro con i ragazzi. Bisogna fare un atto di responsabilità collettiva. Faccio un appello, naturalmente lasciando la libertà alle persone”.

Il piano vaccinale ha, purtroppo, una forte incidenza sulla riapertura delle scuole e delle menti, quindi urge un coinvolgimento di più forze che induca la massa a responsabilizzarsi e consentire la ripresa.
Per il bene dei ragazzi, che è il bene della società.

Anche perché a pagare il conto più salato – anche in questo caso – sono stati i ragazzi provenienti dai contesti più disagiati, i cosiddetti “resilienti”, quelli che, almeno in presenza, riuscivano a cavarsela bene anche senza poter contare sull’aiuto dei genitori… gli invisibili sopra nominati, quelli che, all’oscuro del loro abitacolo familiare, si astengono anche dal gridare aiuto. 

È compito della società e delle Istituzioni salvare i ragazzi, strutturare un piano di ripresa e garantire nuove modalità di recupero dell’apprendimento. 
La scuola nutre le menti e forma le genti, la scuola è vita, è quel luogo in cui pullula l’eco delle parole dantesche ove l’insegnamento del sommo poeta prevedeva che “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. 
È nella scuola che si sviluppa la personalità dell’individuo – del singolo e della collettività come insieme di tanti individui – e si plasmano le idee, e dunque, si persegue la vita. 
La relazione interpersonale, monitorata dal controllo attivo e attento dei precettori all’uopo designati, provoca la generazione delle consapevolezze del fanciullo nel suo personale percorso di crescita.
A scuola impariamo nozioni, ma, soprattutto, impariamo a scoprire le nostre passioni, a conoscere le nostre inclinazioni e a scegliere il percorso che intendiamo seguire. 

Ebbene, nella speranza che in Italia, con la riapertura della scuola, si torni a seguire la strada della conoscenza, consentendo lo sviluppo delle inclinazioni di ogni bambino, ragazzo, adulto del domani, vi auguro una buona vacanza e torno a scegliere i libri da portare sotto l’ombrellone. 

Cerchiamo insieme di combattere la povertà educativa, ognuno con piccoli gesti: se avete un bambino, un fratello, se conoscete un minore o un ragazzo qualsiasi, regalate loro un libro, regalate loro una speranza. 

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Classe 1994, nasce e cresce a Cosenza, ma casa sua è il mondo intero.
Donna in carriera e aspirante madre di famiglia, è laureata in Giurisprudenza alla LUISS Guido Carli e specializzata in Diritto di Famiglia e Minorile, con esperienze di studio presso la Stockholm University in Svezia e la Universidade da Coruna in Spagna.
Ha viaggiato in numerosi angoli della Terra con lo zaino in spalla e la voglia di raccontarli.
Appassionata di letteratura, cucina, esplorazioni e ambiente!

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