Ragazzi, mi raccomando: si dice “innocente fino a prova contraria”

"Lo strumento più efficace per sradicare le erronee congetture dell’opinione pubblica, è rappresentato dall'educare le nuove generazioni alla legalità e dall'offrire loro una visione limpida di cosa rappresenti la Giustizia, da parte di chi ogni giorno combatte per tutelarla."

Per trovar la giustizia, bisogna esserle fedeli: essa, come tutte le divinità, si manifesta soltanto a chi ci crede”  – Piero Calamandrei, Elogio dei giudici scritto da un avvocato.

Calamandrei, attraverso il suo pensiero, offre un ottimo spunto da cui partire per avere una giusta visione del concetto di giustizia a cui tutti, religiosamente, dovremmo ambire.

Purtroppo, come spesso accade, tale visione è alquanto distorta.

Difatti, la rappresentazione dei fatti criminosi che perviene al pubblico attraverso il filtro dei media, atto alla spettacolarizzazione di tali fenomeni, non consente al comune cittadino di poter prendere coscienza delle numerose implicazioni che un processo può comportare. Basti pensare che quando un soggetto viene qualificato come imputato in un processo penale, l’opinione pubblica, in automatico, lo identifica come “colpevole” fino a prova contraria, sottoponendolo a una gogna mediatica di non poco conto.

È opportuno sottolineare che, a tale visione surreale della realtà, non sfuggono anche gli altri protagonisti del processo, i quali assumono, per i profani del diritto, connotati prettamente negativi.

D’altronde, l’avvocato, grazie anche alla famosa citazione manzoniana, nell’immaginario collettivo assume il ruolo del classico azzeccagarbugli, un ruolo che svilisce profondamente quello che in realtà un avvocato rappresenta per il suo assistito e per la società tutta.

È un fatto notorio che l’emotività che si insinua nei consociati quando apprendono una notizia di cronaca riguardante una condotta moralmente discutibile e non ancora “provata”, si trasforma in una totale aspra criticità nei confronti dell’avvocato difensore che, al contrario, è colui il quale garantisce il diritto di difesa, attraverso l’esercizio della propria attività, consentendo al suo assistito di avere la possibilità di tutelare in giudizio le proprie ragioni.

È doveroso evidenziare che l’avvocato difensore svolge la sua funzione con lealtà verso lo Stato, la Costituzione e nell’interesse del suo assistito; difatti, egli è il custode dei suoi diritti e nelle sue mani sono rimesse le sorti di chi gli si affida.

Per quanto riguarda l’opinione di chi scrive, non esiste professione più nobile di chi si affianca al proprio assistito quando nessuno crede nella sua innocenza e quando lo si ritiene, a prescindere, autore del reato che gli si contesta.

Difatti, è di estrema rilevanza ricordare che nessuno può essere definito colpevole fino a che non intervenga una sentenza definitiva di condanna (una condanna diventa definitiva quando sono stati esauriti i tre gradi di giudizio o sono inutilmente decorsi i termini per impugnare la sentenza).

La funzione dell’avvocato, pertanto, è indispensabile al fine di ricordare il principio sancito dall’art. 27 della Costituzione, non solo all’assistito, ma anche a tutti i consociati.

Certi clienti vanno dall’avvocato a confidargli i loro mali, nell’illusione che, col contagiarne lui, essi ne rimarranno subito guariti: e ne escono sorridenti e leggeri, convinti di aver riconquistato il diritto di dormire tranquilli dal momento che hanno trovato chi si è assunto l’obbligo professionale di passare le sue notti agitate per conto loro” – Piero Calamandrei.

Ebbene, gli organismi di settore si sono a lungo interrogati sul come ovviare a tale problematicità.

Lo strumento più efficace per sradicare le erronee congetture dell’opinione pubblica, è rappresentato dall’educare le nuove generazioni alla legalità e dall’offrire loro una visione limpida di cosa rappresenti la Giustizia, da parte di chi ogni giorno combatte per tutelarla.

L’Unione delle Camere Penali Italiane, associazione di avvocati penalisti, attraverso un Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sottoscritto nel settembre del 2014 e rinnovato il 6 ottobre del 2017, ha proposto un’iniziativa alquanto innovativa: proporre agli studenti delle scuole secondarie percorsi sui temi della legalità, funzionali a un accrescimento della formazione giuridica nei più giovani.

È evidente, infatti, come una corretta conoscenza, scevra da ogni manipolazione mediatica, dei principi fondanti della nostra Carta Costituzionale, della celebrazione dei processi, dell’importanza dei ruoli rivestiti dall’accusa e dalla difesa, del ruolo del giudice e di tutti quegli aspetti legati alla giustizia penale, possa creare nel giovane studente un nuovo spirito critico, una nuova visione del mondo che lo circonda e sensibilizzarlo così all’importanza e al rispetto delle regole della convivenza civile.

Non è erroneo pensare che molti ragazzi, sentendo una notizia al telegiornale o leggendo brevemente un post sui social, si domandino: “che cos’è un processo penale?” o “chi è il Pubblico Ministero?” e ancora “ma come si può difendere un colpevole?”.

Difatti, far comprendere a un giovane studente quali finalità persegue il processo penale o che un principio costituzionale non sia esclusivamente un qualcosa di retorico e astratto è un’ardua impresa.

Pertanto non è poi così scontato dover citare e spiegare a un giovane che esiste: un articolo che tutela il diritto alla difesa (Art. 24 Cost.); un articolo a tutela dell’inviolabilità della libertà personale (Art. 13 Cost.); un articolo che sancisce il principio di legalità (Art. 25 Cost.); un articolo che sancisce la cd. presunzione di non colpevolezza (Art. 27 Cost.); un articolo che tutela il cd. “giusto processo” (Art. 111 Cost.), che sancisce una totale condizione di parità tra accusa e difesa e quindi tra l’imputato, rappresentato dal suo difensore e il Pubblico Ministero, a garanzia di una decisione da parte del Giudicante conforme a giustizia.

L’importanza di tale iniziativa, dunque, risiede nella consapevolezza che l’educazione alla Legalità delle nuove generazioni, considerate una delle colonne portanti della nostra società, possa influenzare positivamente  i comportamenti futuri degli stessi giovani, chiamati a responsabilizzarsi e perché no, nel breve termine orientare positivamente anche il senso di Giustizia degli adulti che li circondano.

Pertanto, maturare la consapevolezza di essere titolari di diritti e doveri, comporterebbe un notevole cambiamento positivo nella nostra società.

Autore

  • Erika Rodighiero

    Laureata in Giurisprudenza, nasce a Cosenza e qui intraprende il suo percorso professionale nell’avvocatura, in ambito penale. Socia della Camera Penale di Cosenza “Avvocato Fausto Gullo” e componente dell’Osservatorio MIUR della stessa, impegnata nel sociale con club service internazionali e associazioni, è co-fondatrice dell’associazione culturale Xenìa di Cosenza. Appassionata di letteratura, musica, viaggi, vinili, vintage… Ed è anche una polistrumentista!

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