Quarta serata di Sanremo: che sCOVERta!

"Sono certo di aver visto almeno un paio di signore stringere la borsetta mentre vedevano Grignani avvicinarsi."

Cosa succede quando i due fan più sfegatati di Sanremo si “incontrano” a distanza sull’asse Italia-USA e iniziano a commentare la serata cover?

Nessuno le aveva chieste, nessuno ne sentiva la necessità, eppure eccole: le nostre pagelle sulla quarta serata di Sanremo.

Noemi (You Make Me Feel Like a Woman)

L. Di non naturale qui è il colore Barbie del vestito, unica cosa che finora non convince della cantante romana! Bellissima interpretazione, partita con troppa semplicità, neanche fosse Monica Hill ai tempi dei provini per Saranno Famosi, terminata con audacia e con una visita odontotecnica e due canini gialli più del vestito di Orietta Berti nella terza serata di Sanremo.
Voto: 7 e mezzo (pulizia dei denti: 60 euro)

P. Pronto a lanciare una petizione su change.org per trovare un autore di livello a questa donna: con un grande pezzo, la Leonessa si mangia il palco e fa venire i brividi anche a chi sta vedendo Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1 e La7.
Voto: 9 e mezzo

Giovanni Truppi con Vinicio Capossela (Nella mia ora di libertà)

L. TRUPPI ANCHE TROPPO. L’abbinamento è quasi sconcertante, e non parlo solo dell’outfit, ma soprattutto del connubio Mastrolindo-Garibaldi, che non convince né pubblico, né pavimenti.
Ah, c’è un terzo sul palco, sembra vivo e purtroppo ci distrugge beatamente i cosiddetti.
Voto: 4 (lo dico sbadigliando e siamo ancora all’inizio)

P. Boh, atmosfera straniante: l’interpretazione sembra andare da tutt’altra parte rispetto al senso della (meravigliosa) canzone.
Ma poi è possibile che nessuno tra suo padre, sua madre o Lucia sia riuscito a dissuaderlo dal presentarsi ogni sera in canotta?
Voto: 5

Yuman con Rita Marcotulli (My way)

L. L’incredibile somiglianza a Telespalla Bob contrasta con la grande emozione del cantante, che sembra un Novax allo stand vaccinale. Non so, ma in alcuni momenti sembra di aver perso la “way”. Le strisce verticali del completo, azzardate e a dir poco fuori luogo per la serata, lo fanno sempre più somigliante a Lurch della famiglia Addams, ma soprattutto ci riportano a un periodo storico da dimenticare… come la sua esibizione.
Voto: 5 e mezzo (con riserva)

P. Momento di imbarazzo con la consegna del bouquet conteso tra annunciatrice e Maestra di pianoforte, e sto già volando. Arrangiamento da paura, modernizzato il giusto senza tradire l’originale; lui cerca un’interpretazione più jazz che non sempre gli riesce, però nel complesso bene.
Voto: 6+

Le vibrazioni con Sophie and the Giants e Peppe Vessicchio (Live and let die)

L. Non avendo più fortuna con Giulia, le Vibrazioni ci riprovano con Sophie, con i capelli da fragolina dolcecuore. E mentre ci convinciamo che stia iniziando una nuova puntata di Matrix su Canale 5, ci ricordiamo che si tratta del Festival e che, per quanto il connubio di artisti per questa canzone sia davvero azzeccato, mio padre di 75 anni si starà ancora chiedendo perché urlano.
Stile e voce non male, ma nel complesso, ciò che mi è piaciuto di più, è lo schiaffo finale.
Voto bondage: 6

P. Esecuzione di altissimo livello, ma – a mio gusto personale – il cantato di Sarcina deturpa anche i capolavori. Comunque sia, bello tutto, bravi tutti, ma il resto precipita nell’insignificanza di fronte al fatto che Vessicchio sia tornato, e per di più al pianoforte.
Voto: 7 e mezzo

Sangiovanni con Fiorella Mannoia (A muso duro)

L. Sangiovanni è vestito con lo stesso materiale con cui Antonio, macellaio di fiducia, richiudeva il mio panino per la scuola alle elementari. Nel frattempo Fiorella fa risalire la qualità dell’interpretazione della canzone, mentre Sangio scompare, completamente abbagliato dalla luce della rossa più famosa d’Italia. Vorremmo tutti vederlo con un biglietto aereo in mano direzione Malibù, puff non ci sei più!
Voto: 6 e mezzo (voto Fiorellona)

P. Sangio ha finito tardi di farsi la doccia, ed è dovuto uscire sul palco in accappatoio con i capelli bagnati. Lui ci mette del suo in intensità, lei interpreta, immensa come sempre. Però forse l’accoppiata non funziona fino in fondo.
Voto: 7-

Emma con Francesca Michelin (Hit me baby one more time)

L. Emma in Gucci continua a indossare capi eccezionali, mentre la Michielin e la sua tovaglia fanno a pugni con tutto l’Ariston. La versione è in stile Paola e Chiara per un brano iconico, in cui anche il balletto stile Lollipop sa più di flop che di scoop! Le lezioni di inglese per Emma non sono terminate (speriamo), perché il suo livello è pari alle capacità di Francesca nel make-up! In più, l’hairstyle Anna Oxa della cantante pugliese creata da Maria nazionale non si addice alla sua mancanza di voce, che la fa sembrare un clacson di un camion in autostrada. Il santino in A4 non può mancare, almeno possiamo pregare che finisca al più presto questo tributo andato a male.
Voto: 6 (FREE BRITNEY PIÙ CHE MAI)

P. Ho sentimenti contrastanti nei confronti di questa performance, fatico a elaborarli. Ma loro hanno portato un’idea originale, e sono salite sul palco per divertirsi, quindi comunque complimenti. “It’s Britney, bitch” di Emma sul finale vale un punto in più.
Voto: 7

Gianni Morandi con Jovanotti (Medley)

L. Vestiti come i camerieri ai matrimoni delle cugine calabresi, ma dalla grande eleganza, nonno Gianni dalle grandi mani ci offre proprio quella mano per capire che per essere vitali dopo i 70 anni servono integratori alimentari, una cardio aspirina e sicuramente del Viagra – del resto, l’esibizione è stata molto eccitante. Per il resto, non amo Lorenzo, ma grande accoppiata e grande energia! Non hai ballato? Stai mentendo. Io, come tutti noi, PENSO POSITIVO.
Voto: 9 e mezzo (si può SEMPRE dare di più)

P. Hanno fatto alzare dalle poltrone tutto il pubblico – notoriamente un’impresa, visto che metà dei presenti all’Ariston ha oltre 113 anni e si mette in criopreservazione tra un Festival e l’altro.
Poco da fare: questa coppia è più efficace di una dose di Zoloft.
Voto: 7 e mezzo

Elisa con Elena D’Amario (What a feeling)

L. Vestita meglio la ballerina, ma soprattutto… ancora niente shampoo per Elisa? Bella la canzone, ma scelta “acchiappavoti”, più che sentita realmente dalla cantante di Luce. Sembra l’episodio in cui Fantaghirò scopre di non poter stare con Romualdo e si rassegna alla propria solitudine. Ci aspettavamo una Luce diversa, ma sempre meglio delle sue interpretazioni depressive (seppur perfette) che ci “broken” ogni volta.
Voto: 8+ per il sound e per la qualità vocale

P. Elisa ha il superpotere di rendere raffinata anche una bellissima tamarrata anni ’80.
Il contrasto tra lei, regina del Fantabosco, e la ballerina indemoniata sul palco è estremamente coinvolgente.
Voto: 9-

Achille Lauro con Loredana Bertè (Sei bellissima)

L. Achille Lauro che segue l’iter dei sacramenti, oggi si confessa, cantando con la fata turchina della musica italiana, dimenticando le scarpe in camerino, regalandoci un bellissimo momento e connubio di voci che ho apprezzato. Il cantante/showman ci convince sempre più con il messaggio lasciato a Loredana, che sembrava non essere proprio collegata con il nostro pianeta e un po’ “in alto mare”. Dritto all’anima. Sei stato perdonato.
Voto: 8 

P. Questo duo punk-rock-cantautorale va una bomba. Un applauso a Lauro che sceglie sempre, quando interpreta canzoni femminili, di non cambiare le parole e cantarle dal punto di vista di una donna. Il messaggio recitato a Loredana, alla fine della canzone, non arriva a caso: se sai metterti nei panni dell’altrə, impari a rispettarlə (e sì, qui ho usato la schwa perché ci sta alla perfezione!).
Voto: 9 e mezzo

Matteo Romano con Malika Ayane (Your song)

L. Matteo spero torni in fretta su Tik Tok e lasci stare la televisione, perché non c’è alcuna pietà senza filtri. Canzone intoccabile, in cui Malika ruba la scena e sembra essere una madre che canta la canzone della buonanotte a suo figlio prima di andare a letto. “Dai a zio, torna a dormire”.
Voto 6 –

P. Il Tiktoker sa cantare. La canzone un po’ lo sovrasta, lui meglio quando si allontana dal piano e può concentrarsi solo sul canto. Tante emozioni. Malika sceglie di cantare la sua parte in Sanscrito, chissà perché.
Voto: 7 e mezzo

Irama con Gianluca Grignani (La mia storia tra le dita)

L. Irama sceglie di vestirsi leggermente meglio, mentre la versione Grignani/Zucchero non fa impazzire. Le voci, però, si intrecciano perfettamente, quasi come al karaoke della domenica in parrocchia con la tua migliore amica mentre a squarciagola distruggi l’intera discografia della Pausini. Bisogna ascoltarli, senza guardarli e senza Grignani.
Voto: 6 (cicchetto?)

P. Grignani arriva in ritardo perché stava finendo la gara di shottini con i tecnici del suono; poi purtroppo sale sul palco, e rovina l’interpretazione di un Irama in stato di grazia. Momento molto cringe con frasi lanciate a caso e giretto tra il pubblico.
Sono certo di aver visto almeno un paio di signore stringere la borsetta mentre vedevano Grignani avvicinarsi.
Voto: 6 e mezzo

Ditonellapiaga e Rettore (Nessuno mi può giudicare)

L. L’energia delle cantanti sembra essersi affievolita e mentre il Casco d’Oro in questo della Rettore sembra zoppicare (in tutti i modi), Ditonellapiaga cerca di salvare la qualità canora che stasera manca alla regina degli anni 80. Nessuno vi può giudicare? Sbagliato, io lo faccio, ma stasera niente Chimica, solo bocciatura.
Voto: 5 e mezzo

P. Sono una delle rivelazioni di questo Festival. Fila tutto liscio – eccetto qualche nota lasciata per strada dalla Rettore – e l’arrangiamento è pazzesco. Però boh, me le aspettavo più travolgenti.
Voto: 8-

Iva Zanicchi (Canzone)

L. Ok sei brava. Ok sei potente. Ok sei simpatica… ma too much. La tesserata a Fratelli d’Italia, dopo la sua immancabile battuta fuori luogo della terza sera, ci ricorda “signora i limooooooooniiiiii” ed è subito la riesumazione di un brano intoccabile, a cui anche lei non rende affatto giustizia.
Voto: 5

P. Porta una canzone meravigliosa e omaggia il ricordo di Milva: sarebbe ingiusto dare un voto.
Voto: sv

Ana Mena con Rocco Hunt (Medley)

L. Ana Mena è in realtà Wanda Nara, vestita addirittura peggio. Se chiudete gli occhi siete a Napoli e di solito si dice “vedi Napoli e poi muori”, ma qui muori anche ad ascoltarla, soprattutto con il cantante chiamato Rocco che sembra il dj anni 90 delle feste per i 18enni.
Voto: 4 e mezzo (tunz tunz tunz)

P. Non riesco a togliermi di dosso la fastidiosa sensazione che fossero due animatori turistici vestiti per un gala. Imperdonabile lei che interpreta “Il mondo” come se fosse Jasmine in Aladdin che canta “Il mondo è mio”. No, no, no.
Voto: 4

La rappresentante di lista con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra (Be my baby)

L. Ah regà, ma che potevano fare de più!? Ho ballato, cantato e mi sono divertito. Un altro centro, un altro styling Tetrapak, un altro hairstyling senza eguali ed una precisione ECCEZIONALE!
Voto: 8 e mezzo

P. Lei sale sul palco vestita come l’Alieno di ‘Avanti un altro’ e le aspettative nei loro confronti, già altissime, crescono ulteriormente. The Ronettes diventano techno-dance, con un mix di tamarragine e raffinatezza da paura. Questa è una hit, pretendo di sentirla in discoteca questa estate.
Voto: 10

Massimo Ranieri con Nek (Anna verrà)

L. Massimo Ranieri non so se abbia fatto bene a partecipare nuovamente al Festival, dopo due serate in cui non ha dato il meglio di sé, vista la sua canzone molto datata. E quindi mi chiedo… perché scegliere altre canzoni così profonde, quando sarebbe stata perfetta LAURA NON C’È?
Si poteva evitare di scomodare Anna (che si tratti della moglie di Gianni!?).
Voto: 6 – 

P. La coppia di crooners che ti aspetti. La canzone è bella, l’arrangiamento pure, il duo (incredibilmente) funziona. Però non mi coinvolge, probabilmente sarà un mio limite.
Voto: 7

Michele Bravi (Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi)

L. Vestito come un pino silvestre con un top Zara in saldo, Michele Bravi, l’uomo senza specchi in casa, nella versione colorata di Edward Mani di Forbice, canta con un’emozione senza eguali, sentendo ogni parola del testo e con quella dolcezza che caratterizza questo grande uomo. Arriva al cuore.
Voto: 7 e mezzo

P. Non lo so, mi ha completamente spiazzato. A tratti bellissimo, a tratti non così bene; tutta l’esibizione attraversata da tanta, tanta malinconia, a volte veri e propri squarci di dolore. Certamente non banale. Voto: compreso tra 5 e 9 e mezzo

Mahmood e Blanco (Il cielo in una stanza)

L. Fanno ballare finanche Morandi e Jovanotti: a noi bastano questi due uomini per emozionarci senza eguali. Cover perfetta, precisa, emozionante, da ascoltare e riascoltare. Vincitori indiscussi della serata, forse del Festival e perfetti per gli Eurovision. Ho visto il cielo in una stanza e tanti capezzoli. E chi siamo noi per non apprezzare? ORGOGLIO.
Voto: 10

P. 11 perché non si può togliere il 10 alla Rappresentante, vista la qualità del pezzo, ma loro due quest’anno sono trascendentali. Niente da dire, chapeau!
Voto: 11

Rkomi con Calibro 35 (Medley)

L. Ringraziamo il cantante rrrrrKomi per aver tolto il giacchetto, perché per il resto, non se lo ricorda nessuno. Lo seguo su Instagram da stasera.
Voto: 5-

P. Lui canta male, ma se stai facendo Vasco poco importa. L’interpretazione forse manca di ‘chaotic energy’. Però scapezzolata, papalina, Fantasanremo, zia Mara, flessioni, olè.
Voto: 6 (più bonus al Fanta)

Aka7even con Arisa (Cambiare)

L. Un ragazzo emozionato con un’impeccabile Arisa, che ci ricorda come si canta e quante altre note ci sono e che non conosciamo. Un’interpretazione in cui Aka sembra essere stato completamente nascosto: che sia la spinta giusta per cambiare? O almeno per ricordare il testo di una canzone?
Voto: 7 e mezzo

P. La voce di Arisa è talmente bella che ti scordi anche del fatto che lei si sia presentata vestita da sploverino. Tira fuori una serie di note inumane, e tanto di cappello ad Aka che riesce quasi sempre a starle dietro.
Voto: 8-

Highsnob e Hu con Mr Rain (Mi sono innamorato di te)

L. Mr Rain apre il tutto con un colore Garnier fatto in un autonomia in un appartamento senza luci e specchi, abbinato a un’interpretazione purtroppo non azzeccata per i due artisti, di cui non avevo mai sentito i nomi e il cui stilista prima si occupava di raccolta differenziata. Prova non superata.
Voto: 5

P. Scrivi il loro nome e sembra che tu abbia digitato senza guardare la tastiera. L’orchestra li accompagna meravigliosamente, loro ci provano, a metterci tanta emozione, ma riescono solo a tratti.
Ma a lui sono spariti i tatuaggi in faccia!?
Voto: 7 e mezzo

Dargen D’Amico (La bambola)

L. Un arlecchino in bianco e nero e degli occhiali sgargianti. Noioso, senza voce e che vuole apparire trasgressivo. È quasi l’una di notte e avremmo avuto bisogno di un risveglio, invece solo sbadigli e tappi per le orecchie. Che noia regà.
Voto: 4 e mezzo

P. Dargen quest’anno è una garanzia, porta la forza tamarra e si prende il palco di prepotenza. Divertente, ma senza memorabilità.
Voto: 7 e mezzo

Giusy Ferreri con Andy dei Bluvertigo (Io vivrò senza te)

L. Dalle casse allo “scazzo” è un attimo. Giusy Ferreri ci regala una bella interpretazione senza lode, ma con l’atteggiamento di chi è su quel palco solo perché è obbligato a esserci. “Qualche cosa farò”, ma a noi non sembra stia facendo poi granché.
Avvisiamo la gentile clientela che le casse chiuderanno presto per fortuna. Dirigersi verso l’uscita, grazie.”
VOTO: 6

P. Le spalline al muschio bianco anche no, grazie. Quando la canzone sale, lei gracchia, e Battisti non lo merita. Gli archi dell’orchestra mi hanno fatto sognare, bonus per l’assolo di sax sul finale (Andy <3).
Voto: 6 e mezzo

Fabrizio Moro (Uomini soli)

L. Uomo solo, su un palco, steccato. Ed è subito sera.
Voto: 4 e mezzo

P. Moro che sceglie di urlare mentre canta, per dirla come Miranda Priestly: “avanguardia pura”. Avremmo potuto farne a meno, avremmo voluto farne a meno, avremmo dovuto farne a meno. Si salva (in parte) solo per l’arrangiamento.
Voto: 6-

Tananai con Rose Chemical (A far l’amore comincia tu)

L. Come si dice? Il peggio alla fine. OLTRAGGIOSO.
VOTO: 2

P. Omaggio doveroso alla Raffa. Esecuzione però al limite del sacrilego.
Meno male che è stata trasmessa in fascia protetta.
Voto: 4

Autore

  • Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue. Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”. Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”. Appassionato di viaggi low cost, serie TV e Instagram!

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