Parole che parlano di te: raccontare ai piccoli con gli occhi dei grandi

"All’interno c’è così tanto, in così poche righe, che non possono che essere parole che parlano di noi. Ci sono dei valori che dovrebbero sempre riguardare sia te che me. Quindi sono parole che parlano di tutto quello che ci circonda e che conosciamo. All’inizio, infatti, volevo chiamarlo “Parole che parlano di me”, ma poi, andando avanti, mi sono accorta che non c’ero solo io. Non è stato un titolo semplice da trovare, ma credo non potesse essercene uno diverso da questo, proprio per quello che è: una raccolta di storie per tutti."

Fare letteratura per l’infanzia, nel 2021, è una sfida. I bambini di oggi sono sovrastimolati dalle tecnologie più avanzate, dai cartoni animati più colorati, dagli schermi più grandi e luminosi. Eppure, la sfida di raccontare ai bambini, e anche agli adulti, è stata vinta da Claudia Mancuso, giovane maestra e scrittrice cosentina che, nel mezzo della pandemia, ha cercato di ascoltare la sua ispirazione, dando vita a “Parole che parlano di te”. Il testo si rivolge principalmente ai piccoli, ma ciò che Claudia, con il suo garbo e genuinità, ci dimostra è che è sempre possibile tornare bambini. Basta sapere dove guardare!

Come nasce questo libro? Avevi in mente un’idea precisa? 

L’idea di scrivere un libro di racconti per bambini c’era da tanto, certamente da quando ho iniziato a lavorare nella scuola dell’infanzia. Nel momento in cui mi sono avvicinata di più ai bambini, che non fossero solo nipoti o figli di amici, anche a livello didattico, qualcosa si è mosso nella mia testa. Leggevo molto in classe con loro, e ho iniziato a comprare molti libri di racconti per l’infanzia e mi sono appassionata moltissimo al genere. Poi, durante il lockdown, avevo questo mantra che mi girava per la testa “Fiducia, pazienza, speranza”: non si doveva perdere la fiducia, la speranza, la pazienza. Ecco: questo era qualcosa che volevo trasmettere ai miei bambini e non sapevo come farlo. Quindi, potrei dire che è nato tutto così. Infatti, il primo racconto che ho scritto si chiama “Fidenzeranza”, che è appunto l’unione di fiducia, pazienza, speranza. Da queste prime pagine, ho realizzato che poteva esserci altro che potevo raccontare, così sono nate altre due storie, “Immagintasia” e “Amintilezza”: immaginazione, fantasia, amicizia e gentilezza. È tutto legato al periodo di chiusura, in qualche modo, io mi sono dovuta reinventare in quei giorni: mi mancava il lavoro, mi mancavano i bambini… Cercando spunti nuovi e idee sono nate “Le parole che parlano di te”, che non sono solo indirizzate ai bambini, ma anche agli adulti. Ne conosco molti che potrebbero rivedersi in quello che ho scritto. 

Quanti sono i racconti? E che tematiche trattano?

I racconti sono sette, più o meno brevi, perché bisogna sempre prendere in considerazione la soglia d’attenzione dei bambini. Inoltre, gli spunti sono vari. Dalle piccole cose della vita di tutti i giorni, ho provato a tirar fuori delle fiabe che racchiudessero, alla fine, una morale. Ad esempio, il rispetto per la natura, l’amicizia, il coraggio… Sono cose con cui, tutti noi, presto o tardi, ci confrontiamo.

Il titolo è molto evocativo, “Parole che parlano di te”, e richiama subito ad un legame diretto con il lettore. Ma in che modo queste parole parlano anche di me?

In realtà, sono parole che parlano di me, di te, di tutti. All’interno c’è così tanto, in così poche righe, che non possono che essere parole che parlano di noi. Ci sono dei valori che dovrebbero sempre riguardare sia te che me. Quindi sono parole che parlano di tutto quello che ci circonda e che conosciamo. All’inizio, infatti, volevo chiamarlo “Parole che parlano di me”, ma poi, andando avanti, mi sono accorta che non c’ero solo io. Non è stato un titolo semplice da trovare, ma credo non potesse essercene uno diverso da questo, proprio per quello che è: una raccolta di storie per tutti.

Hai scelto le fiabe per raccontare ai bambini, ma quello che è evidente è che possano essere lette anche dagli adulti. Chi sono i protagonisti di questi racconti?

Sono animali, ragazzi, bambini…ci sono io, ci sono gli altri. Come ho scritto nella descrizione, sono fiabe per bambini dai 3 ai 6 anni, ma adattabili fino ai 99 e oltre. Questo perché ci si può sentire protagonisti in ogni caso, se si guarda con un occhio diverso, per chi prova a vedere oltre. La protagonista di “Fidenzeranza” è una ragazza che ha un cane e ama la natura… praticamente sono io! Me ne sono accorta dopo, ma rileggendolo dopo averlo scritto, ho capito di averci messo un po’ di Claudia. Ci sono anche esseri inanimati, come un brillantino che “non brillava affatto”.
Quello che volevo fare era trasmettere un messaggio.

Che tipo di scelte linguistiche ci sono nel tuo libro?

Il linguaggio è di comprensione immediata, indirizzato ai più piccoli. Ci sono tre parole inventate, che sono anche i titoli dei racconti, ma alla fine viene svelato il significato di tutte. Non si tratta di termini criptici, anzi. Se ci si ferma un attimo ad analizzarli, si comprende subito che sono l’insieme delle parole che legano la storia: amicizia, fantasia, gentilezza… Come dicevamo prima, è scritto tutto in maniera semplice, perché il bambino non deve perdere l’attenzione.

Il libro è corredato anche da illustrazioni come i classici “della buonanotte”. Come mai questa scelta?

All’inizio pensavo proprio ad un testo illustrato, che è molto diverso da quello che è stato poi il risultato finale. Non volevo rinunciare all’illustrazione, e concepire un libro in quel modo sarebbe stato un impegno grandissimo, sia economico che pratico, perché ho provato a cercare un illustratore, ma stava diventando davvero complesso. Attraverso la casa editrice (Rossini Editore, n.d.r.), siamo giunti alla conclusione di pubblicarlo come un libro di fiabe, senza rinunciare ad una piccola parte illustrata per ogni racconto. L’illustratrice del libro si chiama Demi Vulnera, e con lei siamo arrivate alla conclusione di far sì che il disegno contenesse un po’ tutto affinché anche il bambino che non sa leggere, in autonomia, possa comprendere la storia, anche solo sfogliando.
Tutte le illustrazioni racchiudono il senso della storia e rappresentano ciò che le parole non ti possono dire. Il libro è uno strumento fondamentale per i bambini: un testo di sole parole non verrebbe scelto da un bimbo, quindi doveva essere anche accattivante in questo senso.

Raccontare ai bambini con gli occhi di un’adulta. Com’è stato scrivere questo libro? Ti sei immedesimata totalmente o sei rimasta Claudia?

Entrambe le cose. Ho cercato di mettermi all’altezza del bambino e a pensare a ciò che gli sarebbe potuto piacere. Sono rimasta Claudia, perché era Claudia che pensava a come poter interessare e catturare l’attenzione del bambino, ma l’ho fatto sforzandomi di essere anch’io bambina. C’è uno studio dietro la costruzione del libro, quindi sono stata un’adulta in questo; ma ci sono degli aspetti per i quali ho cercato di tornare indietro, e vorrei che ciò accadesse quando un “grande” si approccia a questa lettura.

Dalle tue parole, quello che si percepisce è che la semplicità sia la chiave di questo libro e di questo tempo. E credo che, per i grandi, questo sia un insegnamento speciale. Allora cosa pensano gli adulti delle “Parole che parlano di te”?

Eccetto i miei parenti che, in questo caso non hanno voce in capitolo, ho avuto molti commenti positivi da chi non conoscevo. Il libro è arrivato nelle mani di una book-blogger per l’infanzia, e facendomi una piccola recensione, ho visto che ha percepito ciò che speravo: la sensibilità di trattare argomenti che possono sembrare complessi con semplicità. Sono felicissima di questo, perché vuol dire che sono riuscita nel mio intento. Altri, invece, mi hanno detto che sono tornati bambini, che si sono visti piccoli e che hanno sognato con gli occhi aperti. Inoltre, c’è stato chi mi ha detto che queste storie ricordano un po’ quelle di Gianni Rodari o quelle che “mi leggeva mia nonna”. Anche molte colleghe mi hanno detto di aver apprezzato il libro, utilizzandolo per spunti didattici, e questo per me è fondamentale, perché ho cercato di unire lavoro e passione.

Ringrazio Claudia, perché grazie a lei ho acceso una piccola luce. Mi sono ricordata che lo sguardo sulle cose può sempre cambiare, rinnovarsi, e lo si può fare anche tornando bambini. Perché è solo così che possiamo restituire luce alle cose, facendole tornare come nuove. Come se le si stesse davvero osservando per la prima volta. Si può tornare bambini se si pratica un po’ di gentilezza in più; se ci si aiuta a splendere come Brillantino; se si rispetta ciò che ci circonda come Joy e se ci si ricorda che “un libro mette in modo l’immagintasia perché ricco di immaginazione e fantasia!”

Claudia Mancuso, “Parole che parlano di te”
Rossini Editore, 2020
Pagine: 52
EAN: 9788831469593
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Docente, laureata in Lettere Classiche e Filologia Moderna.
Ha conseguito un Master in Economia e Organizzazione dello Spettacolo dal Vivo, perché il suo sogno nel cassetto è di diventare la giovane manager degli artisti lirici italiani nel mondo.
Dalla spiccata sensibilità, fa dell’istruzione la sua missione quotidiana, plasmando giovani menti, e fa volontariato in ospedale grazie alla sua prepotente voglia di aiutare il prossimo.
Appassionata di musica (di ogni genere), lettura e scrittura, soprattutto creativa.

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