One Planet Summit: il primo passo dell’Unione Europea per la tutela della biodiversità

"Quello che abbiamo imparato dalla attuale crisi sanitaria è che politiche ambientali più incisive devono essere adottate non solo per contrastare la futura distruzione del nostro ecosistema ma anche per impedire che gli effetti della disintegrazione ambientale si manifestino già adesso con la diffusione di virus nuovi e letali. La crisi climatica non è fissata in un tempo del futuro lontano e impercettibile ma ci siamo letteralmente all’interno."

Lo sappiamo: la perdita della biodiversità è intimamente connessa alla pandemia” scrive la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, al termine del vertice One Planet Summit dell’11 Gennaio, organizzato su iniziativa della Francia e dedicato alla tutela della biodiversità. Così si aprono i lavori di preparazione alla Cop15, Conferenza della Nazioni Unite sulla biodiversità, la quale, si spera, porti ad obiettivi giuridicamente vincolanti, tra i quali l’inserimento di politiche di difesa della biodiversità anche garantendo che il 30% del territorio dell’Unione sia costituito da aree naturali.

Si avverte da più tempo, infatti, il legame intercorrente tra la salute dell’uomo e gli squilibri naturali creati dal deforestamento e dalla distruzione della biodiversità delle specie animali e vegetali. Non sono mancate voci autorevoli che hanno evidenziato come l’attuale pandemia, il cui virus si trasmette via aerea, sia stata favorita dallo smog e dalle precarie condizioni ambientali in cui ci ritroviamo a vivere. Tanto è quanto emerso, per esempio, nella “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento e la diffusione del virus nella popolazione”.

Quello che abbiamo imparato dalla attuale crisi sanitaria è che politiche ambientali più incisive debbano essere adottate non solo per contrastare la futura distruzione del nostro ecosistema, ma anche per impedire che gli effetti della disintegrazione ambientale si manifestino già adesso con la diffusione di virus nuovi e letali. La crisi climatica non è fissata in un tempo del futuro lontano e impercettibile ma ci siamo letteralmente all’interno.

La Presidente della Commissione si augura che la Conferenza Cop15 sulla tutela della biodiversità possa essere incisiva tanto quanto la Cop21 di Parigi sul clima del 2015, rinnovando l’impegno attivo dell’Unione Europea nella salvaguardia dell’ambiente nel suo complesso. Si rammenta che con l’accordo di Parigi i governi aderenti, tra i quali l’Italia, si sono impegnati per:

– mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine;
– puntare a limitare l’aumento a 1,5°C nel medio termine;
– conseguire le riduzioni utilizzando le migliori conoscenze scientifiche possibili.

Ora, a seguito del Summit la Presidente della Commissione europea ha dichiarato che entro la fine del 2021 sarà proposta una “nuova normativa per ridurre al minimo il rischio di immissione sul mercato dell’UE di prodotti legati alla deforestazione globale”, come carne bovina, soia, olio di palma e prodotti derivati dal legno. Anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha partecipato con entusiasmo al Summit, anticipando già uno dei grandi temi di discussione del G20, che si svolgerà sotto la presidenza italiana ed il cui vertice si terrà ad Ottobre 2021 a Roma. “La tutela dell’ambiente sarà un pilastro della presidenza italiana del G20” ha annunciato il Premier. Un impegno alla tutela della biodiversità si è percepito con vigore anche dal Presidente francese, dalla Cancelliera tedesca e dal Primo Ministro inglese.

Ma ciò che è davvero sorprendente è che da un po’ di tempo anche la Bce si occupa della questione ambientale. La sorpresa deriva dal fatto che la Bce, in quanto organo che si occupa meramente dell’oggetto finanziario, si è sempre mantenuta neutrale rispetto alle politiche dell’Unione che non involgessero la politica monetaria quali l’ambiente. Un cambio di rotta si è avuto già ad Ottobre 2020, quando per la prima volta dalla sua istituzione, ha organizzato un Conferenza con sindacati e associazioni ambientaliste.

L’intento dichiarato dalla Presidente Legarde sarebbe stato quello di rivedere le politiche della Bce per contribuire a non aggravare la crisi climatica. Da ogni dove, infatti, giungono alla Bce istanze di denuncia per il sostegno economico che questa concede ad aziende non ecologicamente virtuose, ed anzi, le più inquinanti sul pianeta, come Total, Eni e Shell. Secondo Greenpeace, il 63% delle obbligazioni detenute dalla Bce derivano da aziende che producono forti emissioni di anidride carbonica.

È evidente che la Bce gioca un ruolo centrale nella concreta realizzazione delle politiche ambientali, che per troppo tempo si sono tradotte in parole vuote proprio a causa del privilegio economico nel mercato mondiale che la Bce ha sempre concesso a queste aziende. La politica della neutralità si è, finora, fondata sulla considerazione che l’obiettivo primario della Bce fosse unicamente quello della stabilità dei prezzi. Ma adesso la Legarde ha ammesso che la crisi climatica può influire sui prezzi e quindi sulla stabilità.

L’interesse della Bce è senza dubbio opportunista e non ideologico, ma essa stessa non più negare come il modello economico attuale non sia più perseguibile. In altre parole la Bce, ora, riesce a prefigurare la distruzione di tutte quelle certezze economiche che fino a questo momento l’hanno esonerata dal preoccuparsi di fattori extraeconomici come la difesa della biodiversità, considerata, fino a non molto tempo fa come un interesse elitario e secondario rispetto al mondo della finanza.

Oggi, la Bce ci sta dicendo di non trincerarci dietro la nostra vecchia convinzione che il mondo come lo conosciamo resterà sempre tale e che lo sforzo ambientalista non è solo un ideale ulteriore che possiamo perseguire o non perseguire. Oltre a distruggere il nostro habitat, stiamo compromettendo anche il nostro sistema economico di sostentamento.

Da ricordare, inoltre, che l’Overshoot Day è, il giorno in cui il consumo di risorse naturali da parte dell’umanità inizia a superare la produzione che la Terra è in grado di mettere a disposizione per l’anno: nel 2020 questo giorno è stato il 22 Agosto. Dunque, in circa otto mesi, abbiamo usato una quantità di prodotti naturali pari a quella che il pianeta rigenera in un anno. Il nostro deficit ecologico, pari a quattro mesi, provoca da una parte l’esaurimento delle risorse biologiche e, dall’altra, l’accumulo di rifiuti e inquinamento, responsabile anche dell’effetto serra. 

Le attività umane stanno, dunque, cambiando l’ambiente del nostro pianeta in modo profondo e in alcuni casi irreversibile. Stiamo superando, anzi, abbiamo già superato i limiti delle capacità del pianeta di sostenere la popolazione umana e mettiamo a rischio la sopravvivenza di molte altre specie. Contrariamente al ritornello del “che mondo lasceremo ai nostri figli?” dobbiamo venire a patti con la probabilità che già nel corso della nostra vita saremo testimoni degli effetti devastanti di anni di politiche non ecologicamente sostenibili. La pandemia covid19 è il primo avviso ed è probabile che al secondo avviso non ce la caveremo con un lockdown di qualche mese.

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Avvocato, classe 1990, nasce nella provincia cosentina.
Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne in ambito famigliare, è curiosa e dall’animo gentile ed equilibrato grazie alla sua passione per lo yoga, ma è anche incredibilmente impulsiva quando sa che c’è un’avventura ad attenderla.
Da ambientalista, ama e difende fermamente la natura e sogna di correre una maratona.
Appassionata di politica, viaggi, sociologia e yoga.

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