Bridgerton 2: visconti a petto nudo e promesse mancate

"Miei lettori delle campagne londinesi e non, questa stagione, come la precedente, ci ha fatto capire quanto vi piacciano le cose semplici e senza impegno, ma ricordate che se anche asserite di non sopportare Carmelita D’Urso, il livello di trash di questa serie, è assolutamente superiore alla giornalista/presentatrice/pupa e secchiona napoletana."

E anche quest’anno il nostro caro amato Netflix ci ha regalato la serie di cui non avevamo bisogno, ma che avremmo comunque guardato, perché nella prima stagione, l’attività sessuale è nettamente superiore a quella della nostra intera vita (tranne se sei Ilona Staller, in arte Cicciolina).

Inutile nascondere le ragioni che ci hanno spinto a portare a termine la prima stagione di Bridgerton, perché è assolutamente chiaro che lo abbiamo fatto proprio per quelle natiche al vento, quei pettorali, le braccia possenti, i seni scoperti, la sinuosità dei corpi e per la nostra quasi totale incapacità di replicare le doti degli attori in queste scene più “hot” (che io stia parlando di me? Anche).

Per tale ragione, partendo da questo presupposto, ho scelto di tagliare nuovamente le gambe a questa serie tv, ma questa volta come farebbe Lady Whistledown, e, nel mio caso, potete chiamarmi Sir WhistleSpro.

“Cari miei lettori,

Gli scandali di corte continuano imperterriti nelle tiepide giornate del fiacco sole inglese, mentre attendiamo la fine di questa serie in cui anche io mi annoierei se dovessi scrivere un testo al giorno pur di “impicciarmi” negli oscuri affari delle famiglie della zona; non l’ho ancora con voi condiviso, ma siamo solo al secondo di sei capitoli, a quanto pare, nella storia della famiglia Bridgerton… Che sia la volta buona di dileguarsi come il Duca della prima stagione, con il cucchiaino in bocca e le natiche scoperte a prendere aria?

Ma andiamo per grandi, miei cari attenti discepoli: la seconda stagione dei Bridgerton si basa quasi totalmente su dei veri problemi, seppur sempre legati a questa necessità ancora ad oggi in alcune zone immutata, di doversi sposare affinché non si resti soli a vita, senza dote, casa e soprattutto riconoscibilità alcuna.

Immaginate un visconte che cavalcando incontri una donzella avventurosa che perde la strada, quasi la versione retrò di quello che voi chiamate “Il mondo di Patty” ma senza le ruote della bicicletta. Da qui tutto ha inizio.

Per chi non avesse riconosciuto questa meravigliosa bellezza di origine orientali, beh, si tratta di Simone Ashley, che ricorderete sicuramente per Sex Education, in cui ha avuto, senza ombra di dubbio, più scene di sesso che in questa stagione bridgertoniana.

La ragazza era troppo impegnata a incazzarsi con il visconte per una sua battuta contro il senso e la volontà del matrimonio, per essere oggettiva nell’analisi della situazione, perché, parliamoci chiaro lettori amorevoli, io ho sempre apprezzato i pettorali del Visconte ancor più della bellissima pelle del Conte. Vi lascio il cucchiaino, io prendo il dolce.

Ma riprendiamo le redini di quella che sembra essere stata una stagione avvincente dal punto di vista dell’ovvietà, che di gran lunga supera le aspettative di soli capezzoli e nude ginocchia che ci portavamo dalla prima stagione.

Il cuore pulsante è l’analisi della mia amica e nemesi Lady Whistledown, ormai riconoscibile nel suo colore preferito giallo e nella sua rossastra capigliatura riccia. È lei che muove le redini di questo racconto e porta interesse in chi guarda e in chi fa parte della storia. 

Mentre i fratelli Bridgerton, l’artista bisessuale e il viaggiatore “figliol prodigo” guardano le farfalle volare senza essere concretamente importanti (ancora) alla storia, la sorella Eloise (la cui stravagante interprete è assolutamente adeguata alla sua parte), ha finalmente lo spazio che merita.

Tutti avrete provato immaginare lo spazio nelle coperte del ragazzo della tipografia, mi riferisco anche a lui, visto lo sguardo magnetico di Calam Lynch; ma penso anche alla storia che vede protagonisti lui e la nostra Eloise (che si aprano le porte al suo turno nella narrazione?). 

Questi Armony usciti male sullo schermo, vedono una Eloise salvata dalla sua amica segreta Lady Whistledown in molteplici situazioni, ma sono gli stessi che la fanno apparire come unico personaggio connesso con la realtà, con il cambiamento sociale e con la voglia di cambiare le regole. 

Possiamo dire che questa stagione, infatti, si basa principalmente su tre donne molto diverse tra loro, ma uniche ragioni che portano voi spettatori a concludere la serie: Eloise, Kate e Penelope/Lady Whistledown (con la voce di Julie Andrews che ci ammalia).

Non nego la totale assenza di carattere dei personaggi secondari, però, che voglio parzialmente ricordare, per dare il giusto lustro alla loro quasi totale assenza:

  • Edwina, ragazza dal sorriso meraviglioso, portamento regale, ma che sembra essere nella serie tv sbagliata fin dal primo istante (le consiglierei Matrimonio a prima vista);
  • la Regina Carlotta, che  ha certamente dovuto accettare un cachet molto ridotto per questa produzione, perdendo evidentemente fama e desiderio di recitare;
  • Lady Portia e la storia delle sorellastre cattive alla Cenerentola: ottime doti recitative della capofamiglia, insufficienti invece quelle delle figlie, nonché storia che sfiora il ridicolo in moltissime scene (Una vita su quello che voi chiamate Canale 5, è più sensato);
  • La modista Genevieve, silenziosa e insulsa, diventa importante per 40 secondi, per poi ricadere nel dimenticatoio quasi come Mark Jacobs nel suo periodo più nero;
  • Anthony il visconte, l’uomo centrale della serie, che ricorderemo per i suoi pettorali ma non per il suo atteggiamento pretenzioso alla Alex Belli (recita sicuramente meglio dell’attoruncolo italiano, però);
  • Daphne, Regina indiscussa della prima stagione ma che passa il tempo a giustificare l’assenza del Duca nella serie (cara, ma chi te lo ha chiesto?)
  • Tutti gli altri, di cui non ricordiamo assolutamente niente. 

Miei lettori delle campagne londinesi e non, questa stagione, come la precedente, ci ha fatto capire quanto vi piacciano le cose semplici e senza impegno, ma ricordate che se anche asserite di non sopportare Carmelita D’Urso, il livello di trash di questa serie, è assolutamente superiore alla giornalista/presentatrice/pupa e secchiona napoletana. 

Mi rivolgo, infine, a voi che dite “Bridgerton mi è piaciuta tantissimo, resta tra le mie preferite”… so chi siete e vi disdegno, moltissimo.

Eternamente vostro.

Sir WhistleSpro.”

Non vedo l’ora di vedere la terza stagione, perché anche io amo scoprire, indagare, impicciarmi…

…ma che minchia dico: speriamo ci siano più scene di nudo! 

Lo so ragazzi, lo avete pensato anche voi! 

Autore

  • Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue. Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”. Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”. Appassionato di viaggi low cost, serie TV e Instagram!

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