Muccino, te la spieghiamo noi la vera Calabria

"Caro Muccino, con 2 euro e 50 il mio falegname lo faceva meglio."

Caro Muccino,

che tu ci creda o no, anche in Calabria usiamo l’euro e con 2 euro e 50 il mio falegname lo faceva meglio.
E no, non scherzo anche se vorrei tanto, credimi.
1 milione di euro per descrivere in 8 minuti una Calabria che non ci appartiene, che non trasmette l’anima e il cuore che abbiamo.
8 minuti di stereotipi, di coppole e tressette, di soppressata con il finocchio dentro (discutibile a mio avviso), di clementine, di bergamotti.

Sono tante le cose che avrei da dirti, ma mi piange il cuore caro Muccino.
Perché la Calabria, la nostra terra, non è nei tuoi 8 minuti.
La Calabria è piena zeppa di idee, di cuori che battono all’unisono, di acqua salata mista a lacrime, di castagne, di funghi, di profumi, di odori, di amore. Quell’amore che non hai saputo raccontare, di un “ti amo” detto in acqua così, buttato come un amo a largo dell’oceano.

Caro Muccino, accettiamo per un attimo che tu ti sia voluto rivolgere ai turisti. Ammettiamo che il tuo obiettivo sia di puntare al turismo esperienziale attraverso una passeggiata e mangiando agrumi su tovaglie a quadretti.
Anche noi Calabresi sappiamo che esistono le fattorie dove puoi fare il formaggio e le contadine che insegnano a intrecciare i taralli, lo sai?
Il punto, però, è che noi sappiamo anche che non è tutto lì. Non basta mandare Raoul Bova nelle cascine a fissare l’orizzonte, mentre sotto la finestra il contadino con la coppola passa trainando l’asino, per dare un quadro di una regione.

Caro Muccino, io ogni mattina per andare a lavoro mi vesto con una camicia sì, ma non con le bretelle. Il cappello lo metto se fa freddo, ma non la coppola. Gioco a carte d’estate, con gli amici tra un tramonto e una birra.
Ma il mio cuore batte forte, ogni giorno. È frustrato, a volte.
Sta male quando vede che per il mondo intero siamo ancora quelli che si affacciano dai balconi e gridano.

Certo, caro Muccino, succede anche questo nei piccoli borghi, perché la Calabria è anche questo, ma non è solo questo.
E tu, ovviamente, non lo hai mostrato al mondo intero.
È imbarazzante e mortificante doversi giustificare da anni con chiunque non abiti in questa regione sul fatto che non siamo solo polpette di melanzane, ‘ndrangheta e campi sterrati. E per ogni battaglia vinta, prodotti come il tuo ce ne fanno perdere centinaia, in una guerra senza fine dove nel 2020 i turisti esteri prima di metter piede qui ancora domandano “ma rischio di essere sparato in mezzo alla strada?”, “ma i mezzi pubblici li avete?”, “ma gli assorbenti li vendono?”.

Caro Muccino, dove sta la tua onestà intellettuale?
Ci hai derubato dei mille volti della Calabria e ne hai svenduto uno ed uno soltanto. Ma in fondo non è solo colpa tua. Non si può biasimare un estraneo che vive nella convinzione che siamo tutti solo tarallucci e vino. Ma si può biasimare una regione che investe 1 milione di euro per convincere tutti che, dopo decenni di lotte sociali, siamo ancora solo e soltanto una coppola e un tressette.

Quindi, in buona sostanza caro Muccino, tu hai anche le tue colpe, ma la radice del problema forse forse non sei tu. Avresti potuto fare di meglio, sì. Ma avresti potuto fare ancora di più se ti fosse stato commissionato un progetto che ci scommettesse davvero sulla Calabria. Perché mentre tu usi colori anni 40 e tovaglie dismesse per veicolare un messaggio, chi governa la regione è ancora convinto che tutto ciò che abbiamo da offrire come terra siano solo bergamotti e mandarini.

Che poi mi chiedo…
I mandarini sono invernali, la fidanzata di Raoul Bova li raccoglie in sandali e vestitino e come se non bastasse poi si fa un bel tuffo al mare. E sorvoliamo sul fatto che lui le dica “ti amo” e lei non risponda. E dopo due minuti spuntano i fichi e lei si sfonda in spiaggia.
Ma me lo fai capire che stagione è?

Ora ti lascio, devo lavorare.
Vorrei giocare a carte ma non ho tempo.
Il mio falegname, con 2 euro e 50 lo faceva meglio.
Che con 50 centesimi, in Calabria, ci si prende un caffè al bancone.

Autore

  • Alessandra Pulzella

    Attivista per i diritti umani, classe 1995, cosentina, cosmopolita, bilingue (Inglese e Italiano, ma ce la sta mettendo tutta anche con lo Swahili!). Laureata in Politica Internazionale alla SOAS University e specializzata in Diritti Umani alla UCL, entrambe prestigiose università di Londra, completa i suoi studi a soli 22 anni e da lì in poi si dedica ai diritti di richiedenti asilo e rifugiati politici. A giugno del 2021 si specializza ulteriormente in Comunicazione e Lobbying nelle Relazioni Internazionali presso la SIOI e da luglio dello stesso anno vive e lavora in Tanzania seguendo un progetto per i diritti delle lavoratrici domestiche tanzaniane. Co-autrice del corto “Non Solo Un Volto” sulla comunità LGBTQI+ cosentina. Appassionata di politica, attualità, serie TV e scrittura!

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