Malati di Serie Covid e Malati di Serie B

"Metà della popolazione dell'occidente del mondo è sull'orlo di una crisi isterica. E l'altra metà? L'altra metà, potenzialmente, sta morendo. Ma non di Covid."

Tagliamo corto fin da subito: il Covid è ovunque.

C’è chi crede sia il virus peggiore che si sia mai diffuso sul pianeta Terra; chi ne è ragionevolmente preoccupato; chi dubita della sua esistenza; chi invoca la dittatura sanitaria.
C’è chi indossa la mascherina su naso e bocca, chi sotto al mento, chi legata al polso o chi non la indossa affatto.
C’è chi fa l’aperitivo con gli amici alle 15.30, chi è barricato in casa, chi abbandona la fila alla posta appena sente qualcuno tossire, o chi abbraccia per strada un vecchio amico che non vede da quando Letta era ancora Premier. E poi, magari, ti dice “ah tu sei una di quelle” se dopo ti tieni ancora più a distanza di sicurezza.

Il punto è che qualunque sia la vostra posizione in merito, qualunque impatto questo virus possa aver avuto su di voi, è di fatto l’unica cosa attorno cui ruotano le nostre vite in questa fetta di pianeta da circa un anno.
Ne parlano tutti così tanto che metà della popolazione dell’occidente del mondo è sull’orlo di una crisi isterica.

E l’altra metà?
L’altra metà, potenzialmente, sta morendo.
Ma non di Covid.

Numerose fondazioni e associazioni italiane hanno denunciato la negligenza nei confronti dei pazienti affetti da qualunque altra patologia che non sia questo virus, tra visite mediche, cure ed esami sospesi e centinaia di migliaia di operazioni chirurgiche annullate.
Pensate che i malati di cancro siano miracolosamente diminuiti o svaniti?
Spiacente: sono “solo” le diagnosi ad essersi drasticamente ridotte di oltre la metà rispetto a prima dello scorso marzo.

Certo, si parla di negligenza nei confronti dei pazienti non-Covid, ma si vuole dare per scontato che sia una negligenza involontaria.
Discorso diverso si fa, invece, per la negligenza volontaria di quei medici di base che hanno deciso di disertare la campagna sul vaccino antinfluenzale. In molti, fin da inizio pandemia, hanno interrotto le attività ambulatoriali in presenza; riprenderle adesso per il suddetto vaccino comporterebbe spese ingenti per le misure igienico-sanitarie all’interno degli ambulatori.

E non conviene mica quando il ritorno economico (legato al vaccino stesso) è irrisorio rispetto all’investimento per i dispositivi.
Che è un po’ come sputare sulla tomba di Ippocrate.
Fortunatamente, però, queste sono eccezioni e non la regola.

Il punto, in ogni caso, non è capire se l’errore che si sta perpetrando da mesi nei confronti dei pazienti non-Covid sia o meno voluto, ma possiamo provare a interrogarci sul perché continui ad essere perpetrato.
Fino a che punto bisogna dare priorità a misure sanitarie legate a questo virus se lo si fa a discapito di altre patologie?

Ammettiamolo: è un quesito che frulla nella testa di molti, ma che in pochi hanno il coraggio di porre. Dirlo ad alta voce comporta essere tacciati a priori di negazionismo o di mancanza di rispetto nei confronti delle vittime che il virus si sta lasciando dietro.
Che è un po’ come rispondere che non si ha rispetto per i morti di dissenteria quando si riflette su quanto sia da ritenere priorità assoluta la diarrea.

Eppure, in questa sede, non si sta tentando di sminuire il problema Covid in sé e per sé – né per rilevanza, né per estensione. Si sta, molto semplicemente, tentando di tracciare una linea di demarcazione ben definita oltre la quale il sistema sanitario nazionale non dovrebbe andare.
Perché il Covid dovrebbe finire dove iniziano gli altri malati.

Non è ammissibile che un malato oncologico, ad esempio, riscontri delle difficoltà logistiche nell’accedere a cure mediche per questioni di precedenza. Chi è che, di fatto, costituisce un’urgenza?
Su numerosi livelli, è chiaro che dovendo fare una scelta bisogna dare priorità alla cura di malattie ad alta carica virale. In altre parole, un malato di Covid mette in ginocchio molti più cittadini, contagiandoli, rispetto ad un malato di cuore, sicché le cardiopatie non sono trasmissibili per via aerea – e questo è l’ABC della medicina.

Ma perché bisogna scegliere?
Non dovrebbe essere tanto grave per uno Stato perdere un malato non-Covid quanto perderne cinque affetti da Covid?
Se uno Stato perde anche solo un malato oncologico, deve farlo perché ci sono state delle complicazioni rispetto al suo tumore; non perché non ha potuto accedere alla terapia stessa a causa del Covid.

Le responsabilità, ancora una volta, ricadono sulle spalle di una macchina statale che non è in grado di sopperire alle esigenze dei propri cittadini. E i cittadini si sentono abbandonati a sé stessi e al loro destino beffardo.
E si può dare la colpa a questo o a quel governo, puntando il dito contro un politico o un altro; ma il problema, nel frattempo, resta invariato.

Perciò, a conti fatti, la domanda non è più neanche perché ciò accade: non c’è tempo per interrogarsi in merito.
Si può chiudere un occhio sulla mancanza di investimenti e sui tagli alla sanità antecedenti l’arrivo della pandemia; si può chiudere un altro occhio sulla gestione alla bell’e meglio del sistema sanitario in pieno lockdown (e in pieno attacco di panico nazionale, sia strutturale che strutturato); si può storcere il naso e restare comunque in silenzio e in ascolto ripensando alle misure preventive che potevano essere implementate nel corso dell’estate e che nessuno ha vagliato.

Ma di fatto, adesso, la soluzione, qual è?
E soprattutto, qualcuno, una soluzione, la sta cercando?

Il Covid potrà aver fermato il mondo, ma il mondo non ha smesso di girare a fronte del Covid.
Si muore anche di altro.
Ma qualcuno forse lo ha dimenticato.

Autore

  • Alessandra Pulzella

    Attivista per i diritti umani, classe 1995, cosentina, cosmopolita, bilingue (Inglese e Italiano, ma ce la sta mettendo tutta anche con lo Swahili!). Laureata in Politica Internazionale alla SOAS University e specializzata in Diritti Umani alla UCL, entrambe prestigiose università di Londra, completa i suoi studi a soli 22 anni e da lì in poi si dedica ai diritti di richiedenti asilo e rifugiati politici. A giugno del 2021 si specializza ulteriormente in Comunicazione e Lobbying nelle Relazioni Internazionali presso la SIOI e da luglio dello stesso anno vive e lavora in Tanzania seguendo un progetto per i diritti delle lavoratrici domestiche tanzaniane. Co-autrice del corto “Non Solo Un Volto” sulla comunità LGBTQI+ cosentina. Appassionata di politica, attualità, serie TV e scrittura!

Lascia un Commento