#Machitteconosce – Perversione e cultura senza filtri: il marchese De Sade

"Che dire? Tanti pro e contro mixati in un unico personaggio, criticato in lungo e in largo, ma sempre coerente e fedele a se stesso."

Donatien Alphonse De Sade, noto come il marchese De Sade, fu un personaggio alquanto bizzarro e sempre pronto a condannare senza filtri l’ipocrisia dei suoi contemporanei.

Il suo nome è all’origine dei termini sadismo e sadico, connessi al piacere provato nell’infliggere dolore e umiliazioni, durante l’atto sessuale, ad altri soggetti.

Scrittore pornografico per alcuni, critico politico per altri, De Sade fu apprezzato da autori quali Baudelaire (che lo definì “Divin Marchese”) e D’Annunzio.

La pellicola di Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma” è tratta dall’omonimo romanzo desadiano. Il manoscritto originale di 120 giornate di Sodoma, nascosto dal marchese nella propria cella della Bastiglia, sopravvisse all’assalto del 14 luglio 1789. Bruno Racine, alto funzionario e scrittore d’oltralpe, convinse il governo francese ad acquistare l’opera, nel 2014, per la cifra di cinque milioni di euro.

Immagine tratta dal film Salò o le 120 giornate di Sodoma, di Pasolini.

De Sade ribaltò il concetto di sofferenza della carne, vista non più come una punizione catartica in ambito religioso, ma come mezzo di godimento fisico in ambito sessuale ed esaltò il diritto di una sessualità libera anche per le donne.

Da bambino picchiò un principe francese in maniera così violenta che, per punizione, venne mandato a vivere nel monastero in cui suo zio era abate. Fu proprio quest’ultimo a fargli frequentare con assiduità numerose orge.

Un’educazione religiosa esemplare!

Pare che egli fosse un conte e non un marchese; probabilmente si attribuì autonomamente e ironicamente il titolo a noi noto.

Tra i suoi antenati si dice sia presente la Laura del Canzoniere di Petrarca, individuata come la moglie di Hugues III De Sade, morta di peste e sepolta ad Avignone nel 1348.

De Sade si innamorò una sola volta in vita sua della diciassettenne Anne-Prospère de Launay, che perse la verginità con lui e decise di diventare suora per non avere rapporti con altri uomini.

Sposò Renèe Pelagie e la loro unione terminò dopo diversi anni: il loro fu uno dei primi divorzi effettuati durante il periodo della Rivoluzione Francese.

Pretese che la cella ottagonale in cui alloggiava nella Bastiglia venisse ricoperta da una pavimentazione in parquet e da una raffinata tappezzeria sulle pareti.

Fu in questa fortezza che De Sade, goloso di cibo quanto di sesso, non si privò di nulla: banchettava con tartufo, cioccolato et similia, ed ebbe anche il coraggio di scrivere un reclamo in cui sosteneva che il vino “adulterato” servito alla Bastiglia “rovinava la salute dei detenuti”.

A Charenton, istituto dove il marchese visse con la giovane Constance Quesnet (che alloggiava nella cella adiacente alla sua fingendo di esserne la figlia), mise in scena diverse commedie teatrali al fine di intrattenere e coinvolgere i detenuti.

Secondo alcuni, De Sade scatenò la presa della Bastiglia gridando al megafono (ricavato da un tubo di lamiera destinato ai rifiuti organici) che avevano iniziato a sgozzare i prigionieri. Altre fonti narrano che quel giorno egli non fosse neanche presente.

Convinto che le donne godessero provando dolore durante l’atto sessuale, infilò ad alcune di loro delle anguille elettriche nella vagina.

Inserì dei pezzi di ostia nei genitali di una prostituta urlando “Se sei lì Dio, vendicati!” durante la penetrazione. Proseguì masturbando la donna con due crocifissi e provò a farla defecare con un clistere in un calice sacro.

Avvelenò alcune prostitute con un liquido ottenuto dalla mosca spagnola, perchè voleva che scorreggiassero mentre le sodomizzava. Condannato poi per avvelenamento, fuggì in Italia con la cognata.

Tra le pratiche estreme in cui De Sade era solito coinvolgere i propri domestici, spicca un’orgia di sei settimane in cui violentò sei bambini assunti come inservienti, atto che gli causò una condanna a vita.

Morì decapitato, all’età di settantaquattro anni, cieco e obeso.

Che dire? Tanti pro e contro mixati in un unico personaggio, criticato in lungo e in largo, ma sempre coerente e fedele a sé stesso.

Autore

  • Cosentina, classe 1991, laureata in Lettere e Beni Culturali, con Magistrale in Storia dell’Arte presso l’Università della Calabria e fluente in Inglese e Francese. Oltre ad un periodo di studi a Vizille in Francia e una formazione con Eugenio Santoro dedicata ai curatori di mostre d’arte, vanta un amore per i pittori fiamminghi e il periodo Barocco e coltiva il sogno di imparare (almeno) dieci lingue. Appassionata di culture mediorientali, cosmesi bio, viaggi, lettura, dolci e mare!

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