#Machitteconosce – Inconvenienti ed effluvi del Re Sole

"Che dire del nostro tanto amato Re Sole? Un meraviglioso sovrano eccentrico ed egocentrico con oscillazioni variabili dalle stelle alle stalle!"

Tre anni fa riuscii a distruggere un portatile (già malconcio) per averne abusato sin dal momento in cui alcune amiche mi suggerirono di guardare la serie TV franco-canadese Versailles, andata in onda su Canal+ dal 2015 al 2018. Per nessun motivo al mondo avrei potuto perdere una sola puntata! Il portatile prese praticamente fuoco: seguii tutte e tre le stagioni in meno di quattro giorni e trovai la serie magnifica (con attori super fighi e parruccone da urlo) e amai ancora di più il personaggio di Luigi XIV per cui, lo ammetto, ho sempre avuto un debole.

Il primogenito di Anna d’Austria e Luigi XIII venne al mondo quando entrambi erano ormai trentaseienni (non proprio sbarbatelli per i canoni dell’epoca). Luigi XIII, secondo alcune fonti misogino e omosessuale, non amava condividere il talamo nuziale con la moglie Anna. Inaspettatamente, nel corso di un viaggio, i sovrani dovettero fermarsi a causa di un violento temporale e fu in quell’occasione che il re fu costretto dal comandante delle guardie reali a dormire con la consorte. Nel settembre dello stesso anno la regina Anna diede alla luce un maschietto, soprannominato “Louis Dieudonnè” (dono di Dio) per via della lunga attesa inerente al suo concepimento. Prima ancora che nascesse, la figura di Luigi XIV assunse dunque un’aura miracolosa che lo rese diverso da chiunque altro. Non è un caso se, ai suoi tempi, fu il bambino più ritratto di Francia e, probabilmente, detenne questo primato per parecchio altro tempo.

Luigi divenne re sin da bambino, ma di fatto fu il cardinale Giulio Mazzarino a detenere il potere al posto suo. Chiacchiere di corte vollero attribuire a Mazzarino la paternità del sovrano e io, onestamente, appartengo al “team pettegolezzi”. Ad ogni modo, il cardinale decise di prolungare il più possibile l’infanzia del Delfino, sia per avere un maggiore controllo sulla politica francese del tempo, sia per rendere piacevole la vita del piccolo.

Ben presto, il popolo prima e la nobiltà poi, insorsero contro Mazzarino generando i movimenti popolari delle Fronde (1648-1653), un vero e proprio trauma per il piccolo Luigi che rischiò di essere ucciso più di una volta, in piena notte, nella propria camera da letto.

Divenuto adolescente, più interessato ad apparire che a governare, Luigi si dedicò al teatro: amava ballare e alcune fonti riportano che si esercitasse almeno due ore al giorno. All’età di quindici anni tenne un balletto di diverse ore intitolato Balletto della notte, durato fino all’alba. Recitò anche la parte di Apollo e, secondo alcuni, fu proprio questo il motivo secondo il quale egli assunse l’appellativo di Re Sole.

Alla morte di Mazzarino, Luigi XIV assunse pieni poteri, divenne una sorta di Dio in terra, un vero e proprio Sole intorno al quale orbitavano, come pianeti, tutti i francesi.

Nel suo motto “L’État c’est moi!” (Lo Stato sono io) Luigi concentrò tutta la potenza del proprio assolutismo.

A partire da un semplice casino di caccia, egli fece poi costruire la reggia di Versailles.
Lo splendido palazzo, un cantiere a cielo aperto in perenne divenire, si tramutò sin da subito in una vera e propria prigione dorata per la nobiltà intera che dipendeva dal re in tutto e per tutto. Esisteva vendetta migliore per il nostro caro Louis se non trasformare in parassiti gli stessi soggetti che lo avevano tormentato durante le Fronde? Era subdolamente perfetta al punto giusto!

Il Sole divenne il simbolo personale del sovrano ed è presente come decorazione in diversi punti della reggia. È noto a tutti che questo simbolo fu d’ispirazione per il brand Versace.

Alcuni dei contemporanei descrissero Re Sole come un uomo bellissimo, dai tratti armoniosi e dal viso ovale incorniciato da una chioma lunga e fluente. Si dice di Luigi che fosse un uomo dalla struttura fisica ben proporzionata: non troppo alto, con le spalle larghe, dal portamento nobile e fiero, vitale, instancabile e carismatico.

Fonti molto più attendibili e di certo meno portate all’adulazione e alla mitizzazione del sovrano, riportano piuttosto quanto egli fosse complessato per via della calvizie – che camuffava con le famose parrucche – e che indossasse le scarpe con il tacco, poiché non soddisfatto della propria statura (i tacchi di alcune scarpe pare raggiunsero anche i venti centimetri di altezza!).

Un uomo amante del lusso e dello sfarzo, il nostro Louis, che vestiva con una sorta di calzamaglia munita di gonnellino detta rhingrave, spesso ornata di nastri e fiocchi. Ad essa veniva sovrapposta una lunga giacca attillata e senza cuciture che arrivava fino al ginocchio dal nome di giustacuore.

Nelle occasioni importanti, i cortigiani erano soliti sfoggiare giacche di colore blu, rosso, nero e marrone, realizzate in velluto di Lione o in broccato, le quali venivano decorate con motivi a foglia larga.
Il re si distingueva dagli altri grazie a un look più ricercato e sfarzoso e si concedeva dei vezzi niente male, se pensiamo al fatto che avesse ben due parure di bottoni e occhielli in diamante per i suoi giustacuori!

Quando la guerra con gli spagnoli non fu più una preoccupazione e Re Sole smise di saltellare felicemente da un letto all’altro, per via di una profonda conversione spirituale, egli decise di fare della semplicità il proprio motto, indossando abiti di panno marroni, ocra e avana. A me personalmente, piace ricordarlo ben acchittato ed eccessivo; “Less is more” per il Re Sole? Anche no!

Attenzione: non è tutto oro quello che luccica, perché lo sfarzo di Versailles e di “Sa Majestè” sembrano piuttosto effimeri se paragonati alle tremende abitudini igieniche del luogo e del periodo. L’acqua serviva solo ed esclusivamente per detergere mani e viso (non è un caso se i francesi sono da sempre eccelsi profumieri: il loro ingegno era mirato alla copertura ottimale di pessimi odori provenienti da corpi privi di detersione, dunque…). Il resto del corpo non veniva deterso con acqua, ma al massimo per mezzo di spugnature eseguite con del profumo: si credeva che quest’ultimo, penetrando nei pori della pelle, eliminasse i miasmi. Era questa la parte iniziale della beauty routine di Re Sole che, per distinguersi dalla massa, lavava le mani anche con alcool di vino. Un passo in avanti rispetto alle abitudini dei suoi contemporanei?

In linea di massima, il caro Louis era piuttosto “allergico” all’acqua, dal momento che si lavò solo due volte in tutta la vita: la prima volta da bambino, la seconda da adulto, ma solo perché costretto dall’ennesima malattia, una bromitrosi acuta causata da un’eccessiva sudorazione e dall’odore particolarmente acre dovuto alla fermentazione copiosa dei batteri.

L’abitante medio di Versailles, sovrano in primis, era dunque un mix tra il fetore di un corpo in putrefazione e i profumi più trendy del momento.

A quanto pare anche i giardini di Versailles e le strade francesi dell’epoca sprigionavano questi effluvi da cadavere in decomposizione. Quindi, per ovviare, i famosi nobili che non si lavavano mai, portavano con sé i pomi odorosi, ossia oggetti sferici realizzati in genere con metalli preziosi, con all’interno mirra, incenso e aromi vari.

Nonostante fu sempre circondato da un’aura di sacra perfezione e invulnerabilità, il nostro caro Re Sole ebbe una salute più che cagionevole: in vita sua si ammalò praticamente di tutto.

Giusto per citare pochissimi esempi – perché, giuro, la lista dei suoi malanni sarebbe chilometrica – da giovane contrasse la blenorragia, volgarmente detta “lo scolo”, una malattia venerea che venne curata con salassi, clisteri e massaggi ai genitali con frizioni locali a base di essenza di formiche.

Sì. Formiche.

Luigi XIV ebbe molti problemi ai denti, che gli vennero estratti senza anestesia (anche i sovrani soffrivano nel Seicento!). Una delle estrazioni fu talmente energica da staccargli un pezzo di palato. All’età di quarantasette anni era già piuttosto sdentato e con l’alito insopportabile.

Tra le sofferenze maggiori che il sovrano fu costretto a subire vi furono quelle causate dalla fistola anale che lo tediò per parecchio tempo. Prima di operarlo i medici decisero di convocare e usare come cavia il maggior numero possibile di malati fistolosi di Francia.

Per non parlare poi di banali febbri e raffreddori, dal momento che Sua Maestà amava viaggiare in carrozza con i finestrini perennemente abbassati e pretendeva che anche che le sue amanti assecondassero questo sghiribizzo. La più resistente da questo punto di vista sembra essere stata Madame de Montespan, la favorita delle favorite.

Le sue amanti non dovettero sopportare solo questo: pare che Re Sole, fissato con il cibo, pretendesse che le sue donne lo compiacessero anche a tavola! Niente cattivo appetito e niente insalatine per chi voleva restare nel letto del re. In molte presero parecchio peso proprio per assecondarlo.

Ma vogliamo parlare delle sue frequenti scariche diarroiche? Ebbene sì, il caro Dieudonnè, monarca assoluto e ligio al dovere, in alcune fasi della sua vita arrivò a riempire fino a cinque barili al giorno di feci, la cui consistenza venne sempre annotata con cura certosina dai medici di corte.

In molti lo soprannominarono “re delle purghe”, per via delle cure che gli venivano somministrate e dei vari problemi di carattere digestivo-fecale che dovette fronteggiare infinite volte nel corso della propria vita. Vista la frequenza delle sue defecazioni, il sovrano era solito fare qualunque cosa sulla sedia di comoda (un odierno water portatile): dalle riunioni, all’annuncio del proprio matrimonio.

Il fatto che guarisse sempre nonostante la gravità delle sue malattie, accrebbe maggiormente l’idea che fosse davvero un sovrano benedetto dal Signore e fece lievitare la sua popolarità.

Non morì per nessuno dei malanni elencati, ma si spense a settantasei anni a causa di una cancrena.
Il suo corpo venne sezionato: le viscere furono portate a Notre-Dame de Paris, mentre il cuore venne incastonato in una reliquia nella chiesa di Sant’Antoine.

Si narra che metà del suo cuore venne utilizzata dal pittore Saint Martin che la tritò e la combinò con una mistura oleosa per dipingere le proprie tele. L’altra metà fu resa a Luigi XVIII in cambio di una tabacchiera d’oro.
I restanti frammenti del suo cadavere vennero imbalsamati e inseriti in una bara di rovere.

Che dire del nostro tanto amato Re Sole? Un meraviglioso sovrano eccentrico ed egocentrico con oscillazioni variabili dalle stelle alle stalle!

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Annanerea Vivacqua

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