#Machitteconosce – Attila: cottura al sangue e un’aggiustata di sale

"La calamità che sconvolse l'impero romano fu un tipetto oserei dire sanguigno, in tutte le accezioni possibili di questo termine."

Flagello di Dio, Re degli Unni, spauracchio del Continente, è Attila.
La calamità che sconvolse l’impero romano fu un tipetto oserei dire sanguigno, in tutte le accezioni possibili di questo termine. Non solo per i massacri e quella passione nel renderli il più truculenti possibile, ma anche per alcune sue perversioni narrate dagli storici e diventate leggenda.

Badate bene, si tratta di miti e leggende riguardanti la figura di Attila, le cui uniche fonti storiche spesso sono molto romanzate!

Bistecca al sangue DOP

Pare che il sig. Flagello fosse un amante della buona carne, di tutti i tipi: bovina, suina, ovina, umana… Eh sì, umana. Forse anche per contribuire al mito dell’efferato re dei barbari, iniziò a circolare la voce che si cibasse dei corpi dei nemici sconfitti.
La sua fiorentina doveva essere proprio a chilometro zero.
Dubbi, invece, su come gradisse la coda alla vaccinara.  Almeno possiamo dire che rispettava il territorio a livello culinario. Voto Diesci.

Burro di aracnidi

Poco tempo fa un noto rapper italiano cantava: “Mangiavo lucertole aperte da ragazzino” e potrebbe anche darsi a questo punto che abbia discendenza Unna. Già, perché il buono e saggio Re aveva proprio una dieta particolare. Prima di prendere la strada di Hannibal Lecter, Attila in giovane età si cibava di ragni e topi vivi.

La sua piramide alimentare deve essere stata più simile ad una sfera vista la capacità di nutrirsi di questi fantastici animaletti per niente indigesti. C’è anche da dire che fu costretto dalle circostanze, trovandosi senza genitori, ad essere solo al mondo.
Mentre voi state iniziando la dieta Dukan, la sua forse era più vicina alla dieta Dutop.

Salt Bae

Cosa accomuna un noto chef turco con la passione per le bistecche, al più grande tra tutti gli Unni che razziava e depredava villaggi nel V secolo d.C.?
Il sale, ovviamente!

Intendiamoci, si parla di sale a livello figurato, non si vuol certo dire che Attila soffrisse di ipertensione, le fonti non ce lo dicono. Cosa ci dicono allora? Che al passaggio di Attila non crescesse più nulla. Dopo aver fatto man bassa di tutto ciò che fosse a tiro, lasciava dietro sé paesaggi spogli, terreni incoltivabili, città devastate e macerie.
Un po’, appunto, come spargere del sale sulla terra per evitare la crescita di nuovi germogli.
O un po’ come l’ottava stagione di Game of Thrones.

Tra Augusta e Flagello non metter l’anello

Basta col cibo! È tempo ora di decantare la verve romantica di questo signore della guerra.
Nonostante le numerose amanti, probabilmente attratte dal suo alito alla fragranza di topo e membra umane, c’è un particolare aneddoto che vede protagonista Giusta Grata Onoria (Onoria per gli amici).
Sorella dell’imperatore Valentiniano III, fu obbligata dallo stesso a sposarsi con un  senatore romano. E cosa fai quando non vuoi accettare il matrimonio combinato dalla tua famiglia? Scrivi una lettera con in allegato PDF un anello e la indirizzi alla massima calamità del tempo… Logico!

Attila, che stava prendendo l’attestato base di latino alle scuola serale, fraintese e interpretò quella lettera come una proposta per convolare a nozze (riuscite ad immaginare la scelta del menù per il pranzo nuziale?). Valentiniano – noto per mettere becco anche su come dovesse vestirsi la sorella – disconobbe la validità di quella proposta e il mite Unno se la legò leggermente al dito (sempre perché di anelli si parla).
Rivendicò il suo diritto di avere Onoria come moglie, ma non andò dall’avvocato, anzi. Si recò con tutte le  sue milizie a Milano e invase l’impero romano nel 452 d.C.
E poi dicono che la cavalleria è morta!
Qualcuno sicuramente morì.

Epistette

Ricordate il famoso pezzo del 5 Maggio che recita: “Stette la spoglia immemore…”? La morte di Attila non fu altrettanto poetica.
Dopo aver saccheggiato l’impero, tornò in patria da trionfatore e diede banchetti per giorni e giorni.

Cosa uccise il Flagello di Dio? Un attentato? Il troppo bere? Una zampetta di ragno andata di traverso?
Ebbene…
Lo uccise il suo naso.
Proprio così. Una banale epistassi: una perdita ematica dal naso che lo fece affogare in una pozza di sangue.
Giusto il tempo di decidere come cuocerlo che i banchetti continuarono.

Una bara sobria

L’ultima leggenda che ci è pervenuta su Attila riguarda la sua sepoltura. Non tanto il fatto che fu inumato nel letto del Tibisco (affluente del Danubio), quanto come fu inumato. Il mito vuole che il suo corpo venne adagiato non in una, non in due, bensì in 3 bare: la prima di ferro, poi l’intermedia d’argento e l’ultima, quella esterna, tutta in oro.
Nella categoria olimpionica della bara più kitsch, Attila vince quindi il terzo, il secondo e il primo premio.

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Cosentino classe 1995.
Studente di Giurisprudenza presso l’Università della Calabria e con un’inclinazione per l’ambito penalistico, ambisce alla carriera magistratuale grazie al suo amore per la giustizia e al bisogno di guardare sempre con occhio critico la realtà.
Sogna tutti i suoi mille sogni nel cassetto e condisce ogni giorno con una sana dose d’ironia.
Appassionato di politica, musica, cinema e sport!

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