Lucia: il coraggio di chi viene stuprato, la vergogna di chi giudica “il giorno dopo”

"Nessuno potrà restituirmi quello che avevo. Nessuno dovrebbe poter sconvolgere così la vita delle persone. Lo stupro è stupro e nessuno mai dovrebbe permettersi di declassarlo a bravata."

Lucia: dal praenomen latino Lúcia, derivato dal termine lux, “luce”; può significare “luminosa”, “splendente”; veniva dato anticamente alle bambine nate alle prime luci del mattino. Colei che, nonostante tutto, porta luce.

E abbiamo un disperato bisogno di luce sui dolori del mondo.

Per vederli.

Per curarli.

Lucia (nome di fantasia, ndr), sappiamo che sei una giovane e brillante donna, dotata di grande coraggio. Ma, come in ogni situazione, bisogna andare sotto la superficie. Vuoi raccontarci chi eri prima degli stupri e chi sei ora?

“Ero forte e sicura di me ma, soprattutto, ero una ragazza spensierata. Ora, nonostante tutto, mi ritengo comunque una donna forte e sicura di sé ma di certo non sono più “senza pensieri”. In realtà, a pensarci bene, di pensieri ne ho fin troppi. Sono pensieri costanti e a volte immotivati. Più che pensieri le chiamerei “preoccupazioni”.

Ora sono così: mi preoccupo di tutto, di ogni singola cosa. Di ogni mio gesto e di ogni gesto che ricevo. Analizzo nel dettaglio ogni frammento della mia esistenza, con la paura costante di ignorare un pericolo imminente.

Stavo decisamente meglio prima”.

Certamente alcune sensazioni faticano ad andarsene via dopo traumi di questo tipo. Cambia l’esistenza, una sorta di “anno zero” nella propria vita. Cosa ricordi dei due singoli eventi?

“Ricordo distintamente di non aver percepito il pericolo in una fase iniziale.

Ero molto piccola. Ho sempre avuto grande fiducia nelle persone, anche quando non le conoscevo bene.

In entrambi i casi (i due episodi di violenza sessuale, ndr) avevo bevuto troppo. Veramente troppo.

La prima volta ho cercato di opporre resistenza. Più volte. Ma come può una donna, per di più ubriaca, pretendere di imporsi sulla forza di un uomo?

Ricordo che ciò che è successo quella notte mi è sembrato assurdo… soprattutto perché l’uomo in questione era il fratello maggiore di una mia amica. Era parecchio più grande di noi e, nel mio modo di vedere il mondo allora, un uomo adulto nonché fratello di una mia amica non mi avrebbe mai neanche guardata. Che stupida eh?!

La seconda volta non ho neanche opposto resistenza: avevo perso i sensi sulla spiaggia. Ero andata a ballare in un locale sul mare e lui faceva parte della sicurezza.

Per molto tempo non ho neanche ricordato cosa fosse finché un giorno un suo amico, contattandomi tramite Facebook, mi ha raccontato l’accaduto.

Non so quale delle due esperienze sia stata la peggiore.

Non so se sia peggio essere forzata e sentirsi impotente di fronte alla volontà altrui o se lo sia il fatto di diventare un oggetto sessuale anche da incosciente.

So che da quel momento ho odiato lo sguardo degli uomini. Da quel momento ho iniziato a pensare che nessuno mi veda come una persona ma solo come un corpo da scopare.

Per molto tempo ho odiato anche il sesso. L’ho catalogato come una cosa che rende gli uomini animali”.

Molte vittime, per le motivazioni più varie, decidono di non rivolgersi alle autorità. Tu perché hai deciso di denunciare?

“Ho deciso di denunciare perché non volevo che la cosa si ripetesse. Non solo nei miei confronti ma nei confronti di qualunque donna. Avevo la sensazione che quei due esseri umani fossero convinti che le loro azioni fossero lecite.

Che solo perché io non ero stata in grado di reagire, a loro potesse essere concesso fare di me quello che volevano e che, con questa convinzione, avrebbero fatto ad altre ciò che era stato fatto a me. Ed impedirlo era il mio modo di riscattarmi. Riscattarmi dalla mia impotenza.

Non sono mai arrivata al processo.

Mi hanno spiegato che, quasi sempre, questi “episodi” vengono archiviati per insufficienza di prove. Lo stesso p.m. con cui ho parlato in occasione dell’ultimo incontro, a più di un anno dalla denuncia, mi ha detto che mi avrebbe parlato come ad una figlia e mi ha chiesto se me la sentivo di essere messa sotto processo io stessa. Di andare avanti per anni.

Mi ha detto che avrebbe proposto l’archiviazione e che stava a me decidere se impugnarla o meno.

Non ce l’ho fatta. Era troppo anche per una tipa battagliera come me. Volevo chiudere quel capitolo e andare avanti. Non ne potevo più”.

Di recente si è discusso in merito a quello che, secondo qualcuno, una vittima di stupro dovrebbe fare dopo una violenza. Tu cosa hai fatto il giorno dopo?

“La prima volta sono andata a lavorare e la sera sono uscita con delle amiche. Non ne ho fatto parola con nessuno finché non ho deciso di andare a denunciare.

La seconda volta sono rimasta a casa a guardare qualche serie TV come faccio spesso la domenica e ho continuato indisturbata la mia vita per qualche giorno. Non ricordavo nulla. In realtà anche ora ho solo dei flashback di quello che è successo. Non avrò mai un quadro completo di quella sera. Credo che il mio cervello abbia preferito fare pulizia per lasciarmi sopravvivere”.

Traumi del genere si “incastrano” nella psiche di una persona, nella sua quotidianità. Come cambia la vita di una vittima di stupro? Quali sono le conseguenze psicologiche e/o fisiche? Hai notato dei cambiamenti nelle tue abitudini, anche in quelle più “piccole”?

“La vita cambia drasticamente, soprattutto se prima non eri una donna timorosa. Perché lo diventi.

Ho notato che tendo tuttora a vedere il mondo come una bambina. Mi piacerebbe che tutti ci amassimo, ci sostenessimo e ci rispettassimo. Sono la tipa che sognava la pace nel mondo e aveva piena fiducia nell’umanità. Ora è come se avessi l’anima spaccata in due: una parte è rimasta fedele alla vecchia me, un’altra è nata dopo le violenze. La vecchia me ancora spera di tornare a vedere il mondo così come lo vedeva prima, ma l’altra metà, quella calpestata, mi mette costantemente in guardia.

Mi frena e mi ricorda ogni giorno che magari non è tutto come lo immagino io. Che magari quella persona così gentile lo è per un secondo fine. Che magari è meglio non andare più in quel supermercato dove il banchista ti ha fatto un semplice apprezzamento.

La psiche di una donna abusata viene devastata. Nessuno potrà restituirmi quello che avevo.

Nessuno dovrebbe poter sconvolgere così la vita delle persone. Lo stupro è stupro e nessuno mai dovrebbe permettersi di declassarlo a “bravata”.

Queste sono le conseguenze a distanza di quasi 15 anni. Sto meglio, certo, ma la mia vita è cambiata per sempre e ti assicuro che stavo meglio prima”.

La storia di “Lucia” è una storia con un volto, una vita, dei sogni, degli affetti. È la storia di tante e tanti a cui viene strappata la spensieratezza e la fiducia nel mondo. È la storia di tante e tanti che, nonostante tutto, vivono e sopravvivono lottando con tutte le loro forze affinché a nessuno debba più capitare quello che è capitato a loro. Anche condividendo il proprio trauma.

Per questo ringrazio Lucia a nome mio e, ne sono certa, a nome di tanti per il coraggio che ha dimostrato anche solo prestandosi a rivivere quei momenti per raccontarli qui, oggi.

Perché nessuno dovrebbe avere ricordi del genere.

Perché nessuno dovrebbe avere “un giorno dopo”.

+ posts

Ad un giuramento dall’essere avvocato, classe 1993, romana D.O.C.
Laureata in Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli con votazione 110/110, specializzata in Diritto del Lavoro e Responsabilità Professionale, parla fluentemente inglese a livello C1 grazie ad una parentesi di studio presso il Griffith College di Dublino.
Collaboratrice del Quotidiano del Sud dal 2019 e Vicedirettore di“Iuris Prudentes”.
Appassionata di pittura, lettura, psichiatria e shopping!

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email
Share on pocket

Lascia un Commento