L’Italia è una Repubblica fondata sui genitori

"I genitori degli anni duemilaecovid, si ritrovano a poggiare la testa sull’incudine ogni giorno, in attesa di essere schiacciati da un altro colpo di martello, fermo e ben assestato, e stanno lì, ad aspettare il dolore, mentre camminano sul pavimento molle della destabilizzazione."

Nei giorni passati, si è parlato molto di una possibile chiusura di tutte le scuole di ordine e grado, per contrastare, con ogni mezzo possibile, la seconda ondata di contagi che il Virus SARS-CoV-2 sta provocando. I numeri di questo prevedibile secondo attacco del virus sono oggettivamente preoccupanti, e la scuola, già da tempo, si è dimostrata a disagio nel suo ruolo di basamento della formazione culturale di ogni cittadino, ritrovandosi faccia a faccia con la sua nudità rugosa di vecchietta zoppicante.

I genitori, carichi di responsabilità civili, sociali ed economiche, si dividono fortemente in pensieri divergenti sull’argomento. 

Chiudiamo la scuola”, gridano alcuni.
Non chiudiamo la scuola”, affermano altri.

Nei loro approcci al tema sui social, nelle famigerate chat e nei capannelli di discussione (distanziata) davanti agli istituti, affrontano le ipotesi di chiusura temporanea, in maniera diversificata e mai omogenea. Si ritrovano, spesso, a definirsi travolti e impauriti, ma anche protezionisti e fiduciosi, seppur guardinghi e disfattisti, rispetto alle varie supposizioni che si inseguono velocemente. 

Ma se ci fermiamo un momento a riflettere, essere genitori oggi è, di per sé, un logorante, (seppur appagante), lavoro full time, al quale si somma la necessità concreta di ricucire – o meglio, provare a mettere un rattoppo – allo strappo di un tessuto sociale e lavorativo fin troppo sflilacciato nelle sue trame.

I genitori degli anni duemilaecovid, si ritrovano a poggiare la testa sull’incudine ogni giorno, in attesa di essere schiacciati da un altro colpo di martello, fermo e ben assestato, e stanno lì, ad aspettare il dolore, mentre camminano sul pavimento molle della destabilizzazione.

Sono le madri, i padri e i loro figli, oggi, a ritrovarsi tra l’incudine e il martello.

L’incudine, sulla quale poggia il cranio genitoriale (e quello dei nostri figli), è rappresentato dalle  lentezze rimpallanti e pantagrueliche della sfera decisionale ed operativa delle istituzioni, che, mentre giocano a tennis con le responsabilità, utilizzano il sistema famiglia come bastone sicuro su cui appoggiarsi nei momenti di stanchezza. 

La mano che muove i colpi, è l’ineluttabile necessità di tutela della nostra salute, della salute dei nostri figli e della salute pubblica. E’ oggettiva, ritmica e prevedibile, seppur giusta, nella sua essenza.

E poi il martello: la totale mancanza della possibilità di espressione, o di intervento concreto e propositivo, a cui il genitore non riesce a sottrarsi, perché relegato, suo malgrado, ad un ruolo passivo. Il martello dell’impotenza colpisce duramente. È lui l’attore più crudele di questa meccanicità.
Tanto come ci muoviamo muoviamo, non possiamo fare nulla”, sento spesso dire.

È vero, sono genitore anche io, e anche io sono lì.
Ferma.
Con la testa poggiata.
Tra incudine e martello. 

Costretta ad una staticità immobile, e spesso incapace di trovare una strategia funzionale per non farmi troppo male. I colpi del martello sono assordanti, netti, decisi: e suonano forte o come uno “SDEEENG!“.

SDEEENG!: Di chi è la responsabilità dell’acquisto dei libri di testo per la scuola primaria, dato che le istituzioni comunali sono in forte debito con i librai che (giustamente), non possono anticipare tutte le spese?
E se l’istituzione comunale è in dissesto, e pagherà nel duemilamai il dovuto ai centri didattici, chi anticiperà l’intero costo dei libri, possibilmente negando di fatto il proprio diritto, e il diritto allo studio dei propri figli?
SDEEENG!: I genitori.

SDEEENG!: Di chi è la responsabilità della ricerca fantasiosa e l’invenzione ex novo di merende creative ed ipercaloriche, per sopperire alla scarsissima qualità delle ditte appaltatrici delle mense scolastiche sottopagate a loro volta (o non pagate del tutto) dagli enti appaltanti, ma che il genitore (invece) paga come se preparassero piatti di nouvelle cuisine del miglior ristorante in città?
SDEEENG!: Ma dei genitori, certo!

SDEEENG!: Chi risponde ai bambini quando a cena, davanti al brodino caldo con le stelline, ti chiedono, con candore curioso e mitragliante: “Mamma, ma mi spieghi chi è il Presidente del consiglio? E perché fa le dirette su Facebook? Cos’è un DPCM? Perché vogliono chiudere le scuole se non lo ha detto Conte? Aaah, lo ha detto la Regione… Ma com’è possibile? Il Presidente della Regione non c’è più… E chi decide per noi adesso?” (è realmente accaduto, lui è Luigi, ed ha 8 anni, ndr)?
E dato che l’insegnamento dell’educazione civica viene quasi sempre relegato a progetti scolastici extracurriculari, chi risponde alle domande legittime di un bambino, cittadino votante di domani?
SDEEENG!: I genitori, ovviamente.

SDEEENG!: Chi deve affiancare gli studenti durante le ore sonnacchiose di D.A.D., molto spesso trasformandosi in Spiderman/Scalatori di muri lisci per barcamenarsi tra lavoro, casa, impegni di ogni sorta?
E se il posto di lavoro non prevede lo smart working e non si hanno nonnifratellisorelleamici a cui poter chiedere aiuto, o piuttosto non si possiede un tablet/smartphone (o almeno una connessione), su chi ricade la responsabilità di tirar fuori con forza e coraggio la testa dalla melma?  SDEEENG!: Sui genitori, che domande!

SDEEENG!: Chi inventa storie e favolette, mentre passa notti insonni combattendo mostri reali o inesistenti che Bowlby, scansateproprio?
Chi si sostituisce al peluche da stringere nella notte per sostenere le paure dei nostri figli?
Chi tenta disperatamente di dar loro gli strumenti per comprendere cosa stia accadendo, senza far sì che ferite troppo sanguinose lascino cicatrici che si trasformeranno in orribili cheloidi?
SDEEENG!: I genitori, guarda caso.

SDEEENG!: E chi deve rispondere alle sollecitazioni dei bambini all’acquisto di questo o quell’oggetto del desiderio con la frase: “… No, amore, adesso non è possibile, non possiamo spendere soldi per cose non necessarie. Sai, i soldini della cassa integrazione non sono ancora arrivati”?
E chi è costretto a vedere la perplessità nei loro occhi mentre ti dicono: “Ma tu lavori tanto… Com’è possibile che non ti paghino?”?
SDEEENG!: Sempre i genitori. Solo i genitori.

Anche io sono un genitore, e provo – solo un momento – a spostare la testa dal martello che arriva come una furia; e mentre tento di schivarlo, con la memoria del dolore della martellata precedente, mi viene da urlare, ma mi scappa anche da riflettere.

Vorrei sentire almeno un po’ meno dolore, mentre tento di sfuggire al prossimo colpo: perché non ritengo giusto farmi peso in solitudine delle responsabilità che dovrebbero essere, perlomeno, condivise.

Il diritto all’istruzione è fondamentale, il diritto alla salute altrettanto, questo è chiaro. Ma la struttura istituzionale tutta (dal microcosmo al macrocosmo), che avrebbe avuto tempi e modi per essere perlomeno riadattata e preparata ad una seconda ondata di contagi, si sta rivelando un ponte tibetano traballante tra due cime di alta montagna, che non tiene conto di chi lo deve attraversare obbligatoriamente.

E non tiene conto, soprattutto, del sostanziale diritto a non voler stare tra l’incudine, il martello e la forza fatale che sferra i colpi.

E allora?
Mi attraversa la consapevolezza che l’Italia sia una Repubblica fondata sui genitori. 

E probabilmente, se le responsabilità fossero viste con un’ottica che ha radici in una terra condivisa tra incudine, testa e martello, potremmo avere un terreno fertile da concimare, e di cui avere la libertà di prenderci cura, piuttosto che una muraglia di rovi appuntiti da strappare via a morsi.

Ed è qui che il nostro compito di genitori si ridefinisce, per l’ennesima volta. 
Siamo quelli che hanno il dovere di continuare a supportare, sopportare e lottare per il futuro culturale a tutto tondo dei nostri figli, per il loro il diritto alla salute, per il loro sacrosanto diritto all’istruzione, anche se siamo sfiniti e immobili, tra incudine, forza e martello.
Anche se continueremo ad essere costretti a incassare colpi su colpi.

Seppur con la testa bloccata, prendiamo aria e raccogliamo energie, tra uno SDEEENG! e l’altro.

Sono un genitore, e seppur in questo momento non mi senta tra l’incudine e il martello, ma tra un’inquietudine e un fardello, va bene lo stesso. 

Non mi arrendo. Mi faccio forza. Respiro. Mi preparo.

Perché tra poco, ne sono certa, arriverà un altro SDEEENG!.

Autore

  • Serena Bucca

    Artista, nata in Sicilia e adottata dalla Calabria... Ma il mondo è la sua città di provenienza. Laureata in DAMS, è mamma, moglie e co-fondatrice della società “Pagliassi”. L’arte di strada e infanzia è ciò che colora le sue giornate, mentre sogna un mondo intero a colori - quello stesso mondo fatto di storie che ama ascoltare - e, fintanto che ciò non accade, trasforma quotidianamente la sua passione in un lavoro ricco di sacrifici e gioie. Appassionata di lettura, scrittura e arte!

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