“Line” e le sue “Dirette Urbane”

"La musica è lo strumento migliore con il quale noi possiamo veicolare un messaggio di positività, di crescita, perché comunque, alla fine, se domani qualcuno dopo aver visto la diretta andrà a visitare questi posti grazie a Dirette Urbane, per noi sarà bellissimo! E la musica, ancora una volta, avrà vinto!"

Line è un progetto di musica underground, creato e ideato sia per i più esigenti, ma anche per tutti coloro che vogliono affacciarsi a nuove sonorità. Questo è quello che si legge se si digita su facebook Line.  
Line è una realtà cosentina che nasce dall’esigenza di fare musica in modo diverso, non commerciale ma più ricercato, di nicchia.

Line è presente sul territorio da circa 3 anni, fidelizzando sempre di più il suo pubblico, offrendo qualità in tutti gli eventi che la vedono protagonista. 
Ma, si sa, ora di eventi in senso stretto è difficile parlarne. Chi vive e lavora con l’arte sa bene che la prerogativa, in questo mondo, è una: reinventarsi. Perché l’arte è polivalente e vive di contatto umano, di anime e di cuori che pulsano. Line è riuscita a creare un evento musicale a distanza in modo molto particolare: scegliendo i posti più iconici della città e facendoli diventare lo sfondo di diversi dj set. Il progetto che prende il nome di dirette urbane vede come sfondo ai diversi dj set quattro luoghi: il Duomo, il Castello Normanno Svevo, il Planetario G.B. Amico e il Teatro A. Rendano. I dj locali che si esibiranno nelle location sono: Vinz, Junior, Agovino e Francesco Andrieri uno dei fondatori di Line, progetto di musica elettronica che da circa tre anni si impegna a diffondere nella città dei Bruzi la cultura della musica underground.  Ed è proprio con lui che parlo. 

Ciao Francesco. Come nasce l’idea di “dirette urbane” e cosa si nasconde dietro questo progetto? 

Ciao! Allora, l’idea di “dirette urbane” nasce prendendo spunto da Joe T. Vannelli, un noto dj, che fece una diretta sul tetto di un palazzo milanese in modo totalmente abusivo e, dietro di lui, come sfondo, c’era il duomo di Milano. Questa diretta ha avuto una risonanza mediatica molto forte in termini di commenti, visibilità e interazioni, portandolo a ripetere questo format di dirette (questa volta con le dovute concessioni). Posso dirti che è partito tutto da lì, durante il lockdown: è venuta meno la possibilità di fare eventi e, chi vive di musica, si è trovato costretto, in un certo senso, a trovare delle alternative.

L’artista vive per il proprio pubblico. In più Line è qualcosa di underground, più ristretto, quindi ha un forte legame con il suo pubblico e, ad oggi, siamo riusciti a costruire questa rete di persone affezionate e le abbiamo coinvolte partendo davvero da zero e non è stato per nulla facile. Dietro questo progetto c’è l’idea di valorizzare Cosenza, dare un contributo concreto alla città. Siccome chi ci segue non è soltanto gente in loco, abbiamo pensato che potesse essere una grande vetrina per la nostra città quello di farla apprezzare da chi non la conosce. Ho realmente immaginato una sorta di “turismo digitale” insieme al: “pensa globale, fallo locale”. Abbiamo preso spunto mettendo in atto una sorta di ribellione pacifica al lockdown che ci vede lontano dalle scene e ci allontana da tutto ciò che amiamo fare, cioè la musica, ma che, inevitabilmente proprio grazie ad essa, continua a legarci. 

Il progetto parte dal territorio cosentino. La scelta dei luoghi è frutto di un’idea ben precisa? 

Io sono di Rende ma il progetto doveva partire da Cosenza, da quella che reputo la città. La scelta dei luoghi non è assolutamente casuale, tant’è vero che c’è un disegno che, sovrapposto alla mappa di Cosenza, unisce i punti da noi individuati. Il programma prevede quattro dirette in quattro punti diversi che per noi rappresentano dei luoghi vissuti in prima persona, come ad esempio la piazza del duomo frequentata nel periodo dell’adolescenza. Il Teatro Rendano rappresenta per me un sogno che si avvera: un dj set all’interno di un teatro che è la rappresentazione totale dell’arte.

Il planetario, invece, lo abbiamo visto illuminato di notte ed è stato un qualcosa di incredibilmente suggestivo; inoltre è uno sguardo al futuro perché è come se fosse una metafora: siamo piccoli ma siamo immensi.  Questo è il messaggio che la nostra realtà vuole dare. La nostra è una realtà genuina, pura. Nata dal nulla, dal desiderio di condividere. E, per ultimo, il castello svevo, ossia il simbolo della città di Cosenza, che vigila e controlla tutta la città. Abbiamo scelto i posti più rappresentativi anche visivamente. 

Come credi che la musica possa affrontare questo particolare momento storico? 

È un periodo delicato, forse spesso lo dimentichiamo. Siamo più uniti di ciò che pensiamo: non esistono nazioni, confini, con la musica. Noi facciamo fatica ad entrare nel tessuto sociale, perché chi fa musica non è tutelato e viene spesso visto come un qualcosa di “strano”. Nel nostro piccolo vogliamo far capire che la musica può unire una città, diversificare la sua offerta, stimolare la mente e, quindi si, aiutare. La musica elettronica è stata una forma d’arte che in America ha condizionato per decenni le culture a 360 gradi come ha fatto il rock ed il punk.

Noi siamo certi che la musica unisca sempre perché sono le emozioni a far da padrone. Noi non cantiamo certo, noi “passiamo i dischi”; ma mentre noi suoniamo proviamo delle emozioni e cerchiamo di trasmetterle: con i nostri vinili, mash-up e playlist. Trasmettiamo la nostra passione. La musica è lo strumento migliore con il quale noi possiamo veicolare un messaggio di positività, di crescita, perché comunque, alla fine, se domani qualcuno dopo aver visto la diretta andrà a visitare questi posti grazie a Dirette Urbane, per noi sarà bellissimo!  
E la musica, ancora una volta, avrà vinto! 

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Gilda De Rose

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