L’essenziale di Spioncino

"È vero: non posso vedere quello che vedi tu, ma questo non significa che io non abbia altri modi di vedere. Vedo attraverso le cose, ne colgo l’essenza; mentre tu, affidandoti ai tuoi occhi, hai tralasciato l’essenziale.”

Nella fumosa e fredda Londra, abitava la famiglia Jones. Una famiglia, quella dei Jones, che potremmo definire in tutto e per tutto normale: Mamma Jones, Papà Jones ed il piccolo Tim. I Jones avevano una casetta davvero carina che, però, potremmo definire in tutto e per tutto normale: la cucina per i biscotti che tanto piacevano a Tim, un soggiorno ampio, un piccolo bagno e due luminose stanze da letto in cui coricarsi.

Sebbene, nell’ordinario, vi sia sempre una scintilla di meraviglia, qualcosa di straordinario nella vita dei Jones c’era davvero: la grande porta d’ingresso, lasciata in dono dal bis, bis e ancora bis nonno di Tim, un abile ed eccentrico falegname della fumosa e fredda Londra. La porta si stagliava immensa e lucida nel suo massello. Le venature del legno sembravano pattinare sulla pista castagno in innumerevoli giochi acrobatici che lo stesso Tim si divertiva a seguire con le piccole dita. Il pomo poi, reso opaco dall’usura, aveva assunto un color ottone davvero unico nel suo genere, dall’aspetto quasi iridescente. Insomma, si trattava di una porta infinitamente bella, robusta e solida.

Sull’imponente porta, abitava un piccolo spioncino. Più giovane e timido, lo spioncino se ne stava buono buono sul legno senza infastidire nessuno, tantomeno la porta. Ogni notte, a mezzanotte, per uno strano artificio che non esiterò a chiamare magia, la Porta prendeva vita e, forse per la particolare vicinanza, questa capacità prodigiosa si era estesa anche al timido Spioncino.

La Porta, come immaginerete, aveva una voce profonda e stentorea che usava prettamente per vantarsi con Spioncino della propria utilità. “Mio caro, ingenuo Spioncino” ripeteva ogni notte, “io sono grande, robusta e forte. Proteggo la famiglia dal gelo, dalle intemperie e dagli estranei da intere generazioni. Col mio pomello vedo tutto ciò che accade sia dentro che fuori. Non oso immaginare quanto sia triste la tua vita! Sei piccolo, fragile e non puoi vedere nulla, sempre coperto come sei!”. Lo Spioncino, ogni volta, provava a balbettare qualcosa in risposta alla Porta, ma il tono di quest’ultima non permetteva mai repliche.

Giunse, come ogni anno, il Natale, e la sera della Vigilia, si ripeté puntuale il solito spettacolo. “Mio caro, ingenuo Spioncino, è arrivato il Natale!”, esordì la Porta. “Chissà come devi essere triste, mio caro Spioncino” continuò, “in casa le luci riscaldano i cuori, fuori nevica e tu, piccolo e fragile come sei, non puoi vedere nulla di tutto questo.”. Lo Spioncino, stanco delle angherie della Porta, prese coraggio e rispose con voce crescente: “Mia cara Porta, hai ragione a dire che non sono possente come te ed hai anche ragione a dire che non vedo nulla. Ma sento le risate di Tim, lo scampanellio del postino, percepisco l’odore della neve fresca ed il profumo dei biscotti di Mamma Jones. Senza di me, la nostra famiglia, pur protetta da te, mia cara Porta, non potrebbe riconoscere i visitatori, né potrebbe vederti attraverso. In realtà sono essenziale per tutti, proprio come te.”. “Non dire baggianate!” tuonò la Porta, “senza di me morirebbero di freddo in questa città così gelida… e verrebbero attaccati dalle fiere! Di te, Spioncino, tutti possiamo fare a meno.”.

All’indomani, nel giorno di Natale, Spioncino era sparito. Per il consueto pellegrinaggio delle Feste, in molti, tra amici e parenti, bussarono alla grande Porta dei Jones che, solerte, si aprì ogni volta. Senza Spioncino, però, la famiglia non potè rendersi conto della gelata crescente che, nella notte, aveva colpito Londra. Così, alla sera, il povero Tim si ammalò. Mamma Jones e Papà Jones erano disperati, senza Spioncino non potevano neppure chiamare il medico: la tormenta era così forte da coprire ogni voce esterna e, certo, non potevano permettersi di aprire la porta a un perfetto sconosciuto senza avere la certezza si trattasse proprio del dottore.

Nella notte la Porta, rimasta sola e tormentata dal senso di colpa, rimuginò su quanto detto: “Che sciocca sono stata!” singhiozzò, “Per farmi grande, per vantarmi di quanto ho io, non mi sono resa conto di quanto avesse Spioncino ed ora lui se n’è andato. Se solo non fossi stata così cattiva, Spioncino avrebbe permesso a Mamma e Papà Jones di vedere fuori prima di aprirmi e di rendersi conto del gelo invernale. Avrebbero coperto Tim ed ora staremmo tutti a festeggiare in serenità. Se solo Spioncino fosse ancora qui, permetterebbe alla mia famiglia di accogliere il medico. Che stupida sono stata!”.

Spioncino era troppo affezionato ai Jones; così, nottetempo, si era semplicemente nascosto tra gli addobbi dell’albero ma, una volta fattosi giorno, era rimasto lì intrappolato, senza poter tornare al proprio posto per evitare il peggio. Ascoltando le parole della Porta, Spioncino corse a rimettersi al proprio posto. “Cara porta,” disse Spioncino, “fai bene a pentirti per quanto mi hai detto. È vero: non posso vedere quello che vedi tu, ma questo non significa che io non abbia altri modi di vedere. Vedo attraverso le cose, ne colgo l’essenza; mentre tu, affidandoti ai tuoi occhi, hai tralasciato l’essenziale. Non temere, mia cara Porta, tutto si sistemerà ora che sono di nuovo qui.”.

Il giorno dopo, Mamma e Papà Jones si resero conto, con somma gioia, del ritorno di Spioncino e così, poterono avvisare il medico che, una volta giunto, venne fatto entrare nella casa carina, ma in tutto e per tutto normale dei Jones. Tim si riprese in un batter d’occhio e, ben coperto, uscì a giocare nella neve candida.

Porta, dal canto suo, non dimenticò mai la grande lezione di Spioncino: non si ha nulla in più rispetto all’altro, si hanno solo capacità diverse. Tutte, egualmente, essenziali.

Autore

  • Angela Rizzica

    Ad un giuramento dall’essere avvocato, classe 1993, romana D.O.C. Laureata in Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli con votazione 110/110, specializzata in Diritto del Lavoro e Responsabilità Professionale, parla fluentemente inglese a livello C1 grazie ad una parentesi di studio presso il Griffith College di Dublino. Collaboratrice del Quotidiano del Sud dal 2019 e Vicedirettore di“Iuris Prudentes”. Appassionata di pittura, lettura, psichiatria e shopping!

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