“La vita che succede è soprattutto la vita nelle stanze” – Il libro delle case, Andrea Bajani

Io nasce a Roma, nella Casa del Sottosuolo, come figlio, ed è circondato da Madre e Padre; poi diventa Marito in una fredda Torino, incontra Bambina e cade in tentazione con Amante; ed infine rimane semplicemente un Uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota, aprendosi alla Casa dei ricordi fuoriusciti.

Per comprendere Il libro delle case, occorre, appena prima di immergerci nella sua lettura, chiederci: “dove rimane tutta la vita che ci lasciamo alle spalle?”

Bajani ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio metafisico, oltre lo spazio e il tempo, e ci mostra gli attimi di vita di un Io narratore qualunque, dall’attimo prima di venire al mondo a quello corrente.

Con Io, l’autore esercita un artifizio letterario di incredibile strategia: il lettore impara a conoscere i dettagli del protagonista ma, sorprendentemente, riesce a calarsi nella sua persona e vivere quei momenti, quelle fasi di vita raccontate, quasi in prima persona senza, tuttavia, compiere quel brutto vizio che noi lettori abbiamo: giudicare i personaggi delle storie in cui ci immergiamo.

Non troviamo il coraggio di giudicarlo perché tra quelle righe, in quegli spazi temporali, troviamo uno specchio in cui ci riflettiamo e vediamo, in toto, le nostre fragilità.

E per conoscere la vera storia di un uomo, Bajani ci insegna a guardare nelle sue case, nei luoghi che ha abitato e vissuto, per ricercare gli indizi che ci permettono di completare il puzzle della sua vita.

Io nasce a Roma, nella Casa del Sottosuolo, come figlio, ed è circondato da Madre e Padre; poi diventa Marito in una fredda Torino, incontra Bambina e cade in tentazione con Amante; ed infine rimane semplicemente un Uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota, aprendosi alla Casa dei ricordi fuoriusciti.

Bajani decide di suddividere il romanzo in brevissimi capitoli dedicati alle varie case, titolati con un anno diverso e il nome di una nuova casa.
L’autore non scrive la storia, non scrive un romanzo: ne Il libro delle case, l’autore diviene architetto e con uno stile narrativo sicuramente innovativo decide di costruire una storia senza spazio, senza confini e senza tempo.

Il nostro diventa un viaggio nel e contro il tempo e spesso ci ritroviamo dopo molte pagine nelle solite case, ma in anni e situazioni differenti.

Due eventi scandiscono inesorabilmente la vita di Io: la morte di Aldo Moro e di Pier Paolo Pasolini, rispettivamente il Prigioniero e il Poeta: questo escamotage stilistico distrugge l’oniricità della narrazione e ci fa tornare con i piedi per terra dando una configurazione temporale alla storia stessa.

Ma che cosa è una casa?

Non bisogna intendere il luogo fisico, la casa dove si rientra la sera dopo una giornata di lavoro; la casa è quello spazio fisico, e non solo, che permette alla nostra personalità di nascere e crescere fino ad espandersi in ogni sua declinazione. 

Sono parole. È memoria, ricordo, vita. 

Ogni casa racchiude il segreto dei sentimenti che ha visto nascere, ma è anche il posto dove si infrangono i rapporti più intimi.

Casa può essere una televisione, un’automobile, la fede nuziale (La casa del per sempre), una cabina telefonica, il carapace di una tartaruga.
Proprio la tartaruga, che accompagna Io nella sua evoluzione, acquista un significato totemico: compare all’inizio e alla fine del racconto e incide sulla ciclicità della vita.

In un romanzo unico per costruzione, poesia e visionarietà, Bajani traccia il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri.”

Non si tratta di una lettura leggera, comporta attenzione e cura dei dettagli: l’autore utilizza spesso energici giochi di parole e si diverte a confondere il lettore, lo sfida, lo stuzzica e poi lo lascia un poco insoddisfatto ma certamente anche scosso.
Arrivati all’ultima pagina, infatti, il libro viene chiuso da un sospiro profondo. 

Ecco, finalmente è finito”: perché guardarsi dentro, talvolta, fa più male di quello che si poteva pensare. 

Autore

  • Martina Vetere

    Classe 1994, nasce e cresce a Cosenza, ma casa sua è il mondo intero. Avvocato, donna in carriera e aspirante madre di famiglia, è laureata in Giurisprudenza alla LUISS Guido Carli e specializzata in Diritto di Famiglia e Minorile e in Diritto del Lavoro e Welfare, con esperienze di studio presso la Stockholm University in Svezia e la Universidade da Coruna in Spagna. Ha viaggiato in numerosi angoli della Terra con lo zaino in spalla e la voglia di raccontarli. Appassionata di letteratura, cucina, esplorazioni e ambiente!

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