"A raccontare alle future generazioni – se ce ne saranno – chi eravamo e come vivevamo sarà la spazzatura che lasceremo loro in eredità, quale esempio concreto del nostro consumismo sconsiderato e del menefreghismo per le sorti dell’ambiente che abitiamo, e molti di questi rifiuti saranno elettronici."

Gli uomini delle caverne lasciarono dei graffiti come testimonianza del loro passaggio sulla Terra. Noi cosa lasceremo?
La risposta è semplice: montagne di immondizia!

A raccontare alle future generazioni – se ce ne saranno – chi eravamo e come vivevamo sarà la spazzatura che lasceremo loro in eredità, quale esempio concreto del nostro consumismo sconsiderato e del menefreghismo per le sorti dell’ambiente che abitiamo, e molti di questi rifiuti saranno elettronici.  
Il nostro smartphone, per esempio, che sostituiamo nell’affannoso bisogno di possedere sempre l’ultimo modello lanciato sul mercato e non quando realmente esaurisce la sua funzionalità, ha una seconda vita di cui siamo completamente ignari.
Quest’ultimo, insieme agli altri apparecchi elettronici, finisce in Ghana ad alimentare il più vasto cimitero elettronico esistente sul pianeta, il quale – ricordiamocelo tutti – non è infinito e soffre della nostra noncuranza. 

Così, smartphone, computer, frigoriferi, televisori, lavatrici, videoregistratori, si riversano nello spazio di 11 campi di calcio nell’area chiamata “Agbogbloshie” all’interno della capitale di Accra, in Ghana, un vero e proprio inferno sulla Terra dal punto di vista ambientale.
L’ONU ha stimato che ogni anno si producono tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici in tutto il mondo, di cui ben 215.000 tonnellate all’anno giungono nel cimitero e-waste in Ghana, che nel 2019 ha raggiunto i 250 milioni di tonnellate complessivi.
Vista dall’alto, Agbogbloshie è una enorme macchia nera, segno che un pezzo del nostro pianeta sta letteralmente andando in cancrena ma nessuno sembra avere il desiderio di guarirlo.  
Complice di tutto questo è il risparmio economico delle compagnie che dovrebbero provvedere al riciclaggio e la scusa di “dare lavoro” ai lavoratori poveri della regione.

Qui infatti, sempre più giovani, e anche bambini, provenienti dalla parte settentrionale del Paese con risorse limitate, si dedicano allo smistamento dei rifiuti elettronici in relazione al tipo di materiale prezioso che se ne può estrarre e al metodo di estrazione.
Tra i metalli contenuti nei nostri device appaiono l’oro, l’argento e il rame, lo zinco, l’acciaio; tutti infinitamente preziosi se si sa come prelevarli e a quale mercato rivenderli. Tale commercio rappresenta una considerevole fonte di ricchezza per un Paese come il Ghana: si pensi che ben il 10% di tutto l’oro del mondo viene utilizzato nella fabbricazione di apparati elettronici e che 50 mila cellulari contengono 1Kg d’oro e 10Kg di argento.

Il vero fattore inquinante è il modo rudimentale con il quale questi si estraggono. Infatti, i fili plastificati che rivestono il metallo ambito vengono bruciati per ore in grandi falò che rilasciano nell’ambiente tossine altamente nocive sia per l’ecosistema che per chi le respira. Queste operazioni vengono svolte senza alcun tipo di sistema di filtraggio per il rilascio di fumi nell’aria – che comunque limitano l’effetto inquinante di poco – né maschere di protezione per i “lavoratori”.
Alcuni di loro si occupano di martellare e smantellare gli oggetti a mani nude.
Si sono perfino ingegnati con un magnete collegato ad un lungo bastone, a mo’ di metal detector, per fare in modo che nessuna scheggia rivendibile venga persa nel cumulo di polvere e desolazione.

L’esistenza del cimitero e-waste in Ghana non è un mistero, ma di recente l’attenzione è stata riaccesa a seguito del diffuso stato di malessere fisico degli abitanti delle zone limitrofe. Le sostanze tossiche rilasciate con la combustione, quali Piombo, Mercurio e Arsenico – solo per citare i più noti – avvelenano il suolo, l’acqua e l’aria e, come si può facilmente dedurre, la popolazione stessa. Innumerevoli sono i casi di tumore, aborti, sterilità, danni al sistema nervoso, alti livelli di Piombo nel sangue.
Accra è una ecatombe silenziosa, di cui tutti sono a conoscenza e che tutti deliberatamente ignorano.

Chi si preoccupa di questi malati e morti? Non c’è davvero nessuno a cui interessano o semplicemente sono considerati come danni collaterali del progresso?
“Progresso” è uno strano concetto quando comparato alla sola ricchezza materiale del Paese. Il Pil deve crescere! L’economia deve andare avanti! Ma avanti dove? Avanti anche senza di noi?
Abbiamo creato l’economia per assicuraci la vita e abbiamo finito per distruggere la vita per tenere indenne l’economia.
È l’uomo che ha creato l’economia per vivere o l’economia ha creato l’uomo? Prima l’uovo o la gallina?
Ah, a proposito di galline, un solo uovo di gallina allevato ad Accra contiene 220 volte più diossine clorurate e 4 volte più bifenili policlorurati rispetto alla quantità massima ammessa dalla European Food Safety Autority.

Ma com’è stato possibile tutto questo?

Già nel 1989 si era registrata l’abitudine degli Stati più prosperi di riversare i rifiuti nocivi nei territori dei Paesi in via di sviluppo e nella convinzione di dover salvaguardare la salubrità dell’ambiente e la salute umana, è stata firmata la Convenzione di Basilea, la quale tuttavia non è mai stata ratificata dagli Stati Uniti, che, come è facile intuire, è tra i maggiori produttori di materiale elettronico.
La Convenzione entrata in vigore nel 1992, nell’affermare la regola generale di smaltire i rifiuti nello Stato in cui vengono prodotti, vieta il traffico di rifiuti tossici dai Paesi più ricchi a quelli più poveri.

Esiste un’unica eccezione a tale previsione ed è grazie a questa che i trafficanti di rifiuti operano indisturbati: la Convenzione prevede l’esportazione di elettronica ancora funzionante.
Così, ciò che in realtà è un rifiuto elettronico irreparabile e tossico viene classificato come elettronica di seconda mano riutilizzabile dal Paese di destinazione, e quindi esportabile.

Basta così poco per aggirare la Convenzione di Basilea?

Sì, basta così poco, perché nessuno ha realmente interesse a cambiare lo status quo. Non ne ha interesse il Ghana, che come detto considera il commercio dei metalli una forma di sostentamento per il Paese, né gli stati europei che approfittano del notevole vantaggio economico dovuto al minor prezzo per lo “smaltimento”.
Si tenga presente che per riciclare un computer in Germania il costo è di 3,50 Euro, per farlo in Francia il costo sale a 5,00 Euro. Impacchettare tutto su un container diretto in Ghana, o in un luogo qualsiasi dell’Africa, non richiede una spesa maggiore di 1,50 Euro al pezzo.
Questo è uno di casi in cui ci si è accontenti di scrivere sulla carta un po’ di frasi solenni sul nostro impegno per l’ambiente e la preminenza della salute degli individui per poi voltare semplicemente lo sguardo dall’altra parte e continuare come prima.

Ma la vera beffa sapete dove sta?

È che noi paghiamo per il corretto smaltimento dei rifiuti. Il prezzo di acquisto di ogni apparecchio elettronico ha una quota imputata alla “tassa di riciclaggio”, da impiegare per far giungere il dispositivo dismesso verso un centro di riciclaggio e smaltimento omologato, proprio in attuazione della Convenzione di Basilea.
Ammontano a miliardi i fondi raccolti attraverso la tassa di riciclaggio, ma questi finiscono nelle casse delle compagnie rivenditrici mentre il vostro apparecchio viaggia per tutta l’Africa.

Paghiamo un surplus per un servizio che non riceviamo… che l’ambiente non riceve.
Per quanto ancora lo ignoreremo?

Dovremmo fermarci tutti e chiederci se questa ricerca affannosa del progresso non ci stia, in realtà, distruggendo. Se davvero alcuni valori non debbano avere la precedenza, come l’ambiente.
Karl Kraus disse “siamo stati abbastanza complicati da costruire la macchina e siamo troppo primitivi per farci servire da essa”.
Con ciò, Kraus voleva avvisarci che presto o tardi saremmo diventati noi stessi succubi delle nostre invenzioni, ed in parte ciò si è avverato.
Siamo riusciti a costruire cose sensazionali grazie al nostro ingegno e così facendo ci siamo messi in trappola da soli. Incapaci di gestire le nostre creazioni. Incapaci di fermarci. Incapaci di cambiare.

Alla fine l’uomo sarà l’unica creatura che nella ricerca del progresso finirà per annientarsi.

Non pensate all’ambiente come una responsabilità dei Governi, pensate al Mondo come alla vostra casa di cui dovete aver cura. Perché se il pianeta collassa, provocherà la morte degli organismi pluricellulari che lo abitano. E indovinate un po’ chi sono questi organismi pluricellulari…

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Avvocato, classe 1990, nasce nella provincia cosentina.
Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne in ambito famigliare, è curiosa e dall’animo gentile ed equilibrato grazie alla sua passione per lo yoga, ma è anche incredibilmente impulsiva quando sa che c’è un’avventura ad attenderla.
Da ambientalista, ama e difende fermamente la natura e sogna di correre una maratona.
Appassionata di politica, viaggi, sociologia e yoga.

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