"La speranza è dura a morire, il covid forse no. Oggi è il giorno della speranza ed io rifletto davanti ad una tazza di caffè. Non capendo nulla di medicina, ma guardandomi dentro."

Io non ne capisco molto di medicina.

Sono quel tipo di persona che ancora non coglie la differenza tra ibuprofene e il principio attivo dell’oki (di cui neanche ricordo il nome).

Io non ne capisco molto di medicina, dicevo.
Ma ne capisco di speranza.
Non del ministro della salute, non mi permetterei mai di affermare che “ne capisco di lui”.
Ma della speranza vera.
Quella che tante volte abbiamo osannato quest’anno.

Ma la speranza si muove in silenzio, non fa rumore. Ti fa aprire gli occhi alle 4 del mattino e fissare il soffitto, pensando a cose tipo “quando finirà tutto questo?”.
Ecco, io ho perso il conto delle notti in cui capitava sistematicamente tutto questo.
Stanotte una di queste, ad esempio.
Ed è ridondante pensare “mi manca la normalità”, è ovvio.
Il punto è che io neanche la ricordo, la normalità.

Io non ne capisco di medicina, ma ne so qualcosa in più di tutto l’amore che non si è potuto dare/dire/fare.
E se avessero dato alla luce un vaccino per renderci immuni dagli amori non corrisposti? Dalla sofferenza che deriva da essi?
Ci saremmo preoccupati degli effetti collaterali?
Ma cosa dire poi della povertà, dell’ignoranza?
Potrei citare altri mali, ma nessuno riesce a risalire al loro ceppo.

Non ne capisco di medicina, ma ne capisco di persone.
Di quelle lontane, di quelle sole.
Di chi si riscalda la carne del giorno prima per il pranzo di Natale.

Vorrei capirne di più di medicina, sapete?
Per avere delle risposte.
Ma niente, devo accontentarmi della speranza.

Ma che poi, non può essere che tutto questo sia stato solo un enorme incubo?

Come la fine di beautiful che era tutta una montatura di Brooke?
Non ne capisco neanche di fiction, figuriamoci di medicina.

Autore

  • Gilda De Rose

    Musicista, classe 1990, cosentina. Laureata in Economia Aziendale e specializzata in sensibilità ed emozioni: i numeri e le parole sono da sempre le due facce della stessa medaglia per lei. Il suo acuto spirito di osservazione - allenato involontariamente - si riversa nelle sei corde della sua chitarra e in ciò che scrive, con una curiosità che la porta in luoghi sempre nuovi. Appassionata del viaggiare, pedalare e sognare… I tre tempi verbali che preferisce!

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