I consigli di una fifona: serie tv horror a prova di Angela (pt. 1)

"Da oggi, potrete vantarvi di aver visto delle serie tv horror, a prova di fifoni. A prova di Angela insomma. Sappiate pure che sono tutte disponibili su Netflix (così potrete pavoneggiarvi anche con chi condivide l’account con voi) ed i miei consigli sono NO SPOILER. Alla fine, vi lascio con una piccola "sorpresa"."

Non sono qui per mentirvi, quindi ve lo dico chiaro e tondo: sono una fifona e noi fifoni siamo attratti dall’horror. Ci piace quel terrore che monta nelle nostre viscere appena qualcuno propone di vedere un film di paura e noi, deglutendo sonoramente con la pressione oculare da glaucoma, rispondiamo un sussurrato “sì, vediamolo”. Ci piacciono le notti insonni che seguono inesorabilmente la visione di qualche film spaventoso, passate nel letto a sudare come un americano abbonato ai fast-food al termine di una rampa di scale.

Se, come me, avete sbattuto la testa contro il muro per allontanarvi dallo schermo quando vi giravano quei maledetti video “da vedere fino alla fine”, con la macchinina che percorreva serena verdi valli montane (lo so che, al solo pensiero, vi fanno ancora male i punti di sutura sulla nuca); se, come me, siete stati derisi da amici, genitori, parenti, affini e zie d’America repentinamente decedute che vi hanno lasciato, tramite un avvocato francese, una cospicua eredità (tutti abbiamo ricevuto quella mail almeno una volta nella vita), non temete: avrete la vostra vendetta, in questa vita o nell’altra. 

Da oggi, potrete vantarvi di aver visto delle serie tv horror a prova di fifoni. A prova di Angela insomma. Sappiate pure che sono tutte disponibili su Netflix (così potrete pavoneggiarvi anche con chi condivide l’account con voi) ed i miei consigli sono NO SPOILER. Alla fine, vi lascio con una piccola “sorpresa”.

Prima di cominciare, piccoli trucchi del mestiere: se siete in compagnia (e ve lo consiglio perché da soli, ragazzi, non ce la possiamo fare, siamo onesti), munitevi di una felpa molto larga all’interno della quale nascondervi, con discrezione e solo all’occorrenza. No, il cuscino non va bene, capiranno subito che ve la state facendo. Chiedete poi di mettere il volume basso, fingendo una terribile otite batterica che vi tedia da quel famoso bagno nel Gange (ragazzi, tutti si prendono qualcosa facendo il bagno nel Gange), così eviterete il disturbo da stress post traumatico alla fine della visione.

Ora siete pronti, miei bistrattati adepti. Cominciamo.

“The Haunting of Bly Manor”

Capiamoci subito: avete davanti a voi l’ultimo livello di “Jumanji” dei fifoni, il 2020 nella vita dei “pisciasotto”. Parliamo infatti di fantasmi. Vi confesso che, per tutta la durata della serie tv, non ho dormito col piedino fuori dal letto ma, hey, chi coraggioso vuole apparire, un po’ deve soffrire. Siamo a Londra, anno 1987 e Dannielle “Dani” Clayton, interpretata da Victoria Pedretti (Love di “YOU”, per intenderci), giovane insegnante americana, viene assunta da Lord Henry Wingrave per fare da istitutrice ai suoi due nipoti orfani, residenti a Bly Manor, la bellissima tenuta di famiglia, incastonata, ovviamente, in un posto dimenticato da Dio e dagli uomini nell’Essex. Dove gli altri vedranno una meravigliosa atmosfera bucolica e una deliziosa tenuta di campagna, voi vedrete materializzarsi i vostri peggiori incubi: una tenuta sperduta, i bambini, la casa delle bambole, un lago. Tutto, ma proprio tutto, urla “fantasmi” e voi comincerete a urlare (dentro, da bravi fifoni bugiardi) a Dani di non andare in quel posto, di andare a fare la commessa, di andare ad accudire bambini che non abbiano un fare sinistro e che non abbiano una casa per le bambole ché quei maledettissimi giocattoli non li regalereste nemmeno ai figli del vostro peggiore nemico. Ma lei non vi sentirà, statene certi.

PERCHÉ È A PROVA DI FIFONI: la storia ha un epilogo che riesce a spiegare tutto quello che avete visto e questo calmerà il vostro DOC. È a prova di “piscialletto” anche perché la narrazione è praticamente priva di quelli che gli americani definiscono “jumpscare”, i punti di sutura sulla nuca per intenderci. La trama è avvincente ma la cifra horror è più psicologica che altro e, alla fine, vi scenderà anche una lacrimuccia.

PUNTO FIFONI BONUS: la paresi facciale e il sorriso sardonico della Pedretti vi aiuteranno ad esorcizzare la paura. Dai, non sa recitare. Le sue espressioni facciali vanno da “oh, mi si sono bruciati i muffin” a “oh, mi si sono bruciati i muffin”.

Piccolo aneddoto: per controllare la corretta grafia di “jumpscare”, l’ho digitato su internet. Non fatelo. Vi sto scrivendo dall’angolino del salone, con le lacrime agli occhi e altri punti di sutura sulla nuca. Ecco perché potete fidarvi di me.

iZombie

Qui andiamo sul soft, molto sul soft. Vi avviso che è lunga (parliamo di cinque stagioni, l’ultima uscita da pochissimo) ma, a mio modesto avviso, va vista. Olivia Moore, detta Liv, (interpretata da Rose McIver, che io adoro) è una studentessa modello di medicina presso l’università di Seattle. Una notte, durante una festa molto particolare, è vittima di un attacco zombi e, dopo essere stata graffiata, si trasforma in morto vivente. Nella sua nuova condizione, è determinata a condurre un’esistenza il più normale possibile facendosi assumere presso un obitorio, gestito dal dottor Ravi Chakrabarti, in modo da avere accesso ai corpi di vari defunti senza mangiare i cervelli dei vivi. Insomma, una Cullen cruelty free, ma più simpatica. Certo, agli occhi dei “marinai dell’orrore” non vi farà apparire propriamente navigati, ma può essere facilmente usata per “tirarvela”, almeno un po’.

PERCHÉ È A PROVA DI FIFONI: dai, gli zombi non fanno più paura a nessuno dal video di “Thriller”. Cioè, pure all’epoca faceva più paura il naso di Michael Jackson. 

PUNTO FIFONI BONUS: delle scenette un po’ “paurosette” ci sono, più che altro per l’effetto sorpresa, ma l’ironia che scandisce i ritmi della narrazione acquieterà il fifone che è in voi strappandovi diverse risate. Poi, le varie ricette sperimentate da Liv nel corso delle stagioni per cucinare i cervelli, faranno venire l’acquolina in bocca pure a voi.

(AVVERTENZE, l’ultima frase è un test “zombi”: se provate appetito, salivazione eccessiva e smania guardando dei cervelli, contattate il CIM più vicino)

Di serie ce ne sono altre (rimanete sintonizzati, è in arrivo una seconda puntata!) ma, prima di lasciarvi, vi avevo promesso una “sorpresa” e io mantengo sempre le promesse.

Come prima serie vi ho consigliato “The Haunting of Bly Manor”. Ecco, vi scongiuro in ginocchio: non vi sbagliate a selezionare il prodotto. È infatti disponibile sulla piattaforma anche la prima parte di questa trilogia, “The Haunting of Hill House”, creata e diretta anch’essa da Mike Flanagan con un cast praticamente identico a quello del secondo capitolo. Ogni stagione è ispirata a un differente romanzo o racconto horror, quindi potete saltarla a cuor leggero. Non c’è alcun “PUNTO FIFONI BONUS”, non c’è alcuna risata, nulla di nulla. È completamente, inesorabilmente e tutto ciò che finisce  con -ente sconsigliata ai fifoni. Io vi sono incappata perché, invertendo l’ordine di uscita, sono partita dal secondo capitolo e credevo che il primo fosse strutturato in maniera simile. In questo caso, nulla potranno i muffin bruciati della Pedretti, che qui interpreta una delle sorelle Crain, la piccola Nell. Ecco, proprio Nell vi tormenterà per mesi. Da quando l’ho vista sono successe diverse cose nella mia vita, compresa l’abilitazione alla professione forense, ma più della commissione d’esame è lei a portare terrore nelle mie notti. È una serie piena zeppa di quelle che io definisco “facce brutte”, alias mostri e fantasmi terrificanti; è tutto un unico, mastodontico, enorme “jumpscare”. 

Perché ho continuato a vederla? Perché sono scema, logico. Pure un po’ masochista a dire il vero. Se, quindi, nonostante i miei moniti deciderete di imbarcarvi in questa terribile avventura, non datemene la colpa: io vi avevo avvertiti.

La “Donna dal collo storto” non perdona. E no, non parliamo di uno strano caso ortopedico. 

Autore

  • Angela Rizzica

    Ad un giuramento dall’essere avvocato, classe 1993, romana D.O.C. Laureata in Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli con votazione 110/110, specializzata in Diritto del Lavoro e Responsabilità Professionale, parla fluentemente inglese a livello C1 grazie ad una parentesi di studio presso il Griffith College di Dublino. Collaboratrice del Quotidiano del Sud dal 2019 e Vicedirettore di“Iuris Prudentes”. Appassionata di pittura, lettura, psichiatria e shopping!

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