"La vicenda del #FreeBritney ha fatto sì che si aprisse il vaso di PanSpears, sconvolgendo il mondo della musica."

Immaginate di avere una bella voce, di essere anticonformista e di essere la sedicenne bionda, americana, alla moda, di cui il mondo della musica ha bisogno alla fine degli anni 90.

Ora, immaginate di chiamarvi Britney Spears, di avere 16 anni e di registrare la canzone più orecchiabile degli ultimi 25 anni, perché sfido chiunque a non leggere canticchiando “hit me baby one more time”. 

È di questa Britney che voglio parlarvi, perché mentre milioni di CD venivano venduti in tutto il mondo con la sua faccia stampata sopra, nella sua famiglia si stava consumando un dramma che ancora oggi porta con sé tutte le sue conseguenze.

Ma andiamo con ordine.

Sappiamo tutti cosa successe alla nostra B. tra il 2007 ed il 2008 e la ricordiamo con la testa rasata a zero, tra trucco sciolto, rabbia ed estrema confusione, vittima di un TSO obbligatorio, risultato finale di una vita di ostentazioni e troppo successo.

Quello il momento della svolta, specialmente economica, della cantante pop più amata di sempre, poiché è proprio in quel momento che vede tutti i suoi averi affidati alla gestione di papà James (detto Jamie) e dell’avvocato Andrew Wallet. In California, questa pratica prende il nome di conservatorship e determina la gestione delle finanze da parte di una persona con capacità di intendere e volere, vicina al soggetto protagonista della sentenza. 

È lo stesso Jamie che richiede, solo dopo alcuni mesi, una conservatorship permanente e la ottiene.

Immaginate quindi, adesso, una ragazza di 26/27 anni con le finanze bloccate, un problema da superare, un padre che guadagna oltre 130K dollari e la vita limitata in una casa (anche se “che casa”) ed una carriera da dover far decollare nuovamente.

Nasce, per tale ragione, l’hashtag #FreeBritney, un vero e proprio movimento che ha visto cantanti e personaggi famosi in tutto il globo tentare di rendere giustizia alla Spears. 

Ancora oggi, pur non essendoci stata la revoca della conservatorship, il movimento social e sociale è in piena forza ed è quotidianamente sulle riviste patinate americane.

Qualche tempo fa, la cantante stessa, è dovuta intervenire sui suoi canali social per ringraziare ma soprattutto per sottolineare di non credere a tutto ciò che si stava raccontando.

Insomma, ancora oggi non si capisce se tutto è stato meticolosamente costruito, o se si tratti di un’azione spontanea della cantante.

Ma se andiamo a ritroso nel tempo, sono molteplici le volte in cui la cantante ha provato a chiedere aiuto. Dopo il periodo di TSO, la crescita di Britney è stata fenomenale, perché ha visto la sua completa rinascita; ma è proprio durante i concerti che ha dimostrato la sua insofferenza, attraverso messaggi e lettere lasciati casualmente nei posti più disparati: un grido d’aiuto per questa situazione paradossale.

Femme Fatale”, il CD che l’ha riportata sulla cresta dell’onda, è stato la dimostrazione di come la cantante volesse riprendere la propria vita in mano, ma il tutto è ancora bloccato, secondo legge.

La vicenda del #FreeBritney ha fatto sì che si aprisse il vaso di PanSpears, sconvolgendo il mondo della musica. Registe e sostenitrici di questo movimento furono Tess Barker e Barbara Gray, che nel loro Podcast dal titolo Britney’s Gram, avevano sottolineato la pericolosità di questa situazione e avevano fatto ascoltare anche un messaggio telefonico (non verificato) che dimostrava la situazione vissuta dalla cantante.

Mentre Miley Cyrus grida “Free Britney” durante i suoi concerti e tutto il mondo social si muove in nome della bionda pop-star, Britney rimane legata a suo padre, ma in maniera, finalmente, più limitata, in quanto dall’anno passato, Jamie non è più il tutore legale delle finanze della figlia.

Il padre, però, ha indicato un nuovo nome per la gestione delle finanze, ovvero Jodi Montgomery. Sembrerebbe che il tribunale, però, stia dimostrando le capacità mentali della cantante 39enne, specificatamente nell’indicazione di una persona ad hoc che possa occuparsi dei suoi averi.

Ma il colpo di scena arriva questo passato novembre, in cui l’avvocato di Britney ha rilasciato una dichiarazione sulla cantante, sostenendo che “She will not perform again if her father is in charge of her career”: “Lei non si esibirà più se il padre sarà responsabile della sua carriera”.

Se sia davvero questa la svolta ancora non lo sappiamo, ma è sicuramente da mettere nella lista “to do” il documentario sulla cantante, intitolato “Framing Britney Spears”, in cui si potranno vedere familiari e amici della pop-star, la storia della conservatorship e gli avvenimenti ad esso correlati. Un pot-pourri di notizie occultate per anni e oggi alla mercé di tutti noi.

Bisogna ammettere che in questo circus che la famiglia Spears ha dovuto affrontare, in un’aria che reputerei davvero toxic, speriamo che la bella cantante americana possa essere lucky e stronger.
E diciamolo, bisogna evitare di dire Oops! I did it again

… A meno che non la stiate cantando!

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Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue.
Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”.
Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”.
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