Harry Potter – è riconosciuta come malattia?

"So bene di non essere il solo, ma soprattutto so che non sono l’unico che tra le bollette Enel, i depliant dei supermercati e le buste verdi delle multe, attende la lettera di Hogwarts o almeno una strillettera, pur di poter affermare che la magia esiste."

“Caput Draconis”

E non successe nulla.

“Caput Draconis” ho ripetuto quasi incavolato.

Ancora nulla.

Così, dissi di nuovo per cinque o sei volte la parola d’ordine, per poi urlare ai quattro venti nome e cognome della mia genitrice, la quale corse spaventata verso il ragazzino di 10 anni che ero, con le guance paffute e conosciuto per la sua sbadataggine. Mi guardò riservandomi uno sguardo di domanda e due parole importantissime: “che succede?”, la vidi dubbiosa mentre volgeva lo sguardo verso la gigantografia di una sua foto a 18 anni.

“Niente! Ecco perché! Non succede nulla, eppure in Harry Potter, dire “Caput Draconis” alla Signora Grassa, fa aprire la porta del dormitorio di Harry”.

Ecco, così nacque il mio amore per la saga, dopo un ceffone rumoroso ed indimenticabile, ma che non è riuscito a superare la potenza dell’opera della Rowling.

Ricordo di aver ricevuto Harry Potter e la Pietra Filosofale come regalo di Natale, ricordo anche di aver guardato la copertina rigida con quel bambino dai capelli scuri disegnato mentre giocava a scacchi, pensando di essere stato davvero sfortunato ad aver ricevuto un libro come dono, visto che la mia propensione alla lettura rasentava lo zero e a volte anche i numeri negativi.
All’apertura della prima pagina, però, sentii una irrefrenabile voglia di gettarmi tra le righe di quel libro, in cui zia Petunia è bionda e Hermione è meno antipatica del previsto.

Perché vi racconto questo avvenimento? Perché sono sempre stato uno dei sostenitori della teoria “lettura dei libri prima del film di riferimento”, ma lo facevo solo per non andare impreparato e per dare tempo a me stesso di accettare qualche evento che non mi sarebbe piaciuto vedere riprodotto sul grande schermo (vedi la morte di Silente e non solo).

Vent’anni fa, poi, ricordo di aver chiesto ai miei genitori di acquistare il biglietto del primo film e di essermi recato nel cinema più grande della mia città, mentre il mio amico Antonio mi chiedeva “ma cos’è questo Harry Potter?” ed io con il viso paonazzo dal fastidio rispondevo “un mago Antò, un grande mago”, anche se non lo sapevo ancora.

Vent’anni fa la mia vita, come la vita di tanti ragazzi, è cambiata, ed è cambiata anche la vita di chi ancora non era nato, di chi si è appassionato più tardi nel tempo, di chi era già molto più grande del protagonista e, scommetto che sta per cambiare anche quella di chi ancora non sa di amarlo.

La comunità che ama Harry Potter è gigantesca e non mi meraviglierei se fosse proprio una delle più nutrire di sempre, perché a 20 anni dall’uscita della prima pellicola, si aggiungono fan e fan, i quali si ritrovano o almeno vorrebbero ritrovarsi nei corridoi di Hogwarts o nelle vie di Hogsmeade, con una burrobirra in mano e una pietra filosofale in tasca.

È inutile negare che tutti noi avremmo voluto ritrovarci su quella sedia, con il Cappello Parlante in testa, pur di essere smistati in delle quattro casate, Grifondoro, Tassorosso (o Tassofrasso, che mi piace anche di più), Corvonero e Serpeverde; innegabile anche il fatto di non aver accettato il responso finale dei test fake su Facebook, pensando che solo Grifondoro fosse degno di gloria, seppur tutte le case abbiano una storia e delle caratteristiche uniche nel loro genere.

Per chi non lo sapesse, infatti, sul sito di Wizarding World, si ha la possibilità di effettuare il test ufficiale per creare il proprio passaporto di Hogwarts, con casata, bacchetta e Patronus di riferimento. Fate come me: dopo aver ripetuto il test una decina di volte e dopo aver confermato il mio essere Serpeverde, ho avuto un cigno come Patronus, cosa che molto riflettere visto che si tratta dell’unica caratteristica elegante nella mia profonda goffaggine.

Ma a me non importa essere goffo, perché per essere fan di questo magico mondo, non esistono differenze, nemmeno tra purosangue fieri che camminano a testa alta ed umili mezzosangue. È così che puoi considerarti un appassionato se ancora ad oggi, per aprire la porta di casa, con voce ferma dici Alohomora, o ancora se quando piove, con un ombrello di quelli grandi, tocchi i mattoni a vista di un muro qualsiasi, aspettando che si apra un varco per Diagon Alley.

Non consideratemi pazzo se a queste cose aggiungo le visioni degli Avvincini nel mar Tirreno quando vado in vacanza, o il finto utilizzo dell’Algabranchia quando riesco a stare tanto sott’acqua, o ancora la pozione Felix Felicis quando mi sento particolarmente fortunato, perché per me sono abitudiuni che non posso assolutamente cambiare.

So bene di non essere il solo, ma soprattutto so che non sono l’unico che tra le bollette Enel, i depliant dei supermercati e le buste verdi delle multe, attende la lettera di Hogwarts o almeno una strillettera, pur di poter affermare che la magia esiste.

Nella mia vita, tra tatuaggi dedicati, visite in tutti i parchi a tema del mondo, da Londra, a Osaka a Orlando, tra miliardi di gadget di cui ormai non ricordo l’esistenza, ho incontrato migliaia di persone, che come caratteristica comune hanno trovato, in questa opera d’arte, la propria unicità. La diversità viene celebrata in questi libri e in questi film e ci permette di ritrovarci in ogni personaggio in maniera diversa, dandoci ancor più spazio di sognare, anche a 30 anni.

Mille volte ancora spero di poter rispondere al capo presuntuoso e pretenzioso con un Expelliarmus o con una fattura differente; o di sapere dove si trova il mio fidanzato, solo guardando l’orologio che la signora Wesley ha nella cucina della Tana o la Mappa del Malandrino.

Harry Potter ci ha stregati, creando un vero e proprio movimento, in cui non mancano gli invasati che amano litigare e prendersela contro chi è “meno fan”, contro chi non ha letto i libri e ha visto solo i film, creando, però, un sostegno per chi invece non riusce a trovare la propria voce o almeno il proprio posto nel mondo.

Grazie ai miliardi di gruppi fan che sono nati in questi anni, la propria voce, amplificata come il Ministro della Magia alla finale di Quidditch, trova un luogo in cui essere condivisa, con libertà e bisogno di condividere la propria storia, perché magica a proprio modo.

 I miei genitori, babbani, sono coloro i quali non hanno mai limitato la mia voglia di trovare me stesso, dandomi modo di indossare un mantello senza apparente ragione, festeggiare i miei compleanni a tema o ancora di chiedere una scopa come regalo di Natale (seppur mai arrivata).

E mentre scelgo di chiamare il mio cane Lily, come la madre di Harry, il mio fidanzato mi prende in giro per come vivo questa passione, non capacitandosi della mia incredibile immaginazione, in quanto ancora vedo i miei sogni in ogni riflesso allo specchio e tolgo con un gesto i miei ricordi dalla mente e li richiudo in un hardisk esterno da 1 Tera.

La realtà di Privet Drive in contrapposizione con il mondo magico ci permette di poter sognare di cambiare la nostra vita, anche con un piccolo gesto. È vero, Harry Potter, nella sua storia difficile, è stato anche molto fortunato, ma chi di noi non si è trovato solo e bisognoso di un Nottetempo per affrontare un momento difficile. I libri, i film, ci lasciano la voglia di affrontare le nostre paure, conoscerle, assaporarle e perché no, anche batterle. Ovvio, chi vorrebbe incontrare un Basilisco, un ragno gigante o lo stesso mago dal naso vacante Voldemort? Sono sicuro che già con la trasformazione di un molliccio nella mia più grande paura, agirei come Gilderoy Allock in una scena di pericolo.

Vi starete chiedendo quando finirà questo lunghissimo pezzo, che sembra non dire nulla, ma mi ritrovo ad avere così tante immagini, nomi e soprannomi nella testa, che vorrei scrivere un compendio sulla stessa saga, per poi dire “andate a pagina 394”. Ecco cosa intendo quando parliamo di una inspiegabile fattura che la stessa saga o la Rowling ci ha fatto, perché dopo 20 anni siamo ancora qui a fare maratone di film o maratona di libri, o ad utilizzare frasi come “sii come una fenice e rinasci dalle ceneri”.

La nostra vita non ha assolutamente modo di ritornare come quella di prima, perché anche preparare delle semplici uova, ormai ci fa sognare – volete dirmi che non avete provato a metterle sott’acqua sperando che le sirene pottessero cantare?

Siamo in balia di un modo di vivere condizionato da ogni dettaglio di questa storia, in cui anche il più piccolo gesto trova posto, dalla storia dei tre fratelli, alla visione dei thestral, finanche alla indossolubile amicizia del Golden trio.

Insomma, la nostra vita sarebbe decisamente più bella se potessimo viverla tra una lezione di pozioni ed una di trasfigurazione… E la domanda sorge spontanea: ma fra vent’anni, quest’amore, sarà ancora così? Always.

Ps: alla luce dell’impossibilità di inserire tutto ciò che si vorrebbe inserire su un pezzo su Harry Potter, ho deciso di riportare una serie di parole e nomi assolutamente casuali, a mo’ di ricordella con indizio, che vi faranno dire “ah oddio, si, anche questo!”:

Dobby, calzino , Mangiamorte, Lupin, cioccolato, Silente, McGranitt, Neville, Nimbus, lo Spinato, coppa Tremaghi, pozione Polisucco, Mirtilla Malcontenta, Norberto, Malocchio Moody, Lupo Mannaro, Strimberga Strillante, Felpato, Crosta, Bellatrix, stanza delle necessità, esercito di Silente, Pixie, Pensatoio, Horcrux, Aragog, erede, Fanny, Gringott, Beauxbaton, Durmstrang, Passaporta, Notturn Alley, Diagon Ally, Edvige, Fierobecco, Sambuco, Resurrezione, Invisibilità, Vipera Evanesca, Nagini, Imperio, Crucio, Avada Kedavra, anatema, Doni della Morte, Giratempo, Divinazione, 36 regali, Breda il Bardo, Boccino d’oro, Pluffa, Brachium Emendo, Doyle, Cervo, Marchio Nero, Bezoar, Binario, Tom Riddle, Goblin, Cho, Olivander, Wingardium Leviòsa, troll… E chi più ne ha, più ne metta (nei commenti magari!)

Autore

  • Luigi Sprovieri

    Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue. Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”. Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”. Appassionato di viaggi low cost, serie TV e Instagram!

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