"Dopo la ‘Fee Verte’ (‘fata verde’, soprannome per l’assenzio, ndr) di Ordinaire, abbiamo finalmente una nuova cosa ‘verde’ che desta parecchie polemiche in Italia. E, come saprete, amo la polemica. Soprattutto quella becera."

Il Green Pass limita la libertà individuale!

I non vaccinati verranno ora trattati come gli ebrei durante il nazismo!

È un Paese democratico, nessuno mi può obbligare a far nulla!

Dopo la ‘Fee Verte’ (‘fata verde’, soprannome per l’assenzio, ndr) di Ordinaire, abbiamo finalmente una nuova cosa ‘verde’ che desta parecchie polemiche in Italia.

E, come saprete, amo la polemica. Soprattutto quella becera.

Lasciando ai cuori più arditi e alle menti più alte (possibilmente provviste di laurea in materie pertinenti) il dibattito ‘serio’, quello scientifico e giuridico per intenderci, è oggi mia intenzione elencare cinque atteggiamenti che davvero limitano la libertà altrui.

Cinque condotte che, la maggior parte del popolo italiano, pone perennemente in essere senza strepitare in mezzo alla piazza e imbracciare il forcone per la difesa della libertà individuale.

“Senz’e te nun pozzu sta perché tu m’appartiene (pecché me piaci tu)”

Avete letto il titolo intonando la canzone di Gianni Celeste? Bene, è così che vi voglio. Belli carichi. È nella nostra lista non perché il povero Gianni Celeste limiti la nostra libertà (sapeste come mi sfogo cantandola sulla Salerno-Reggio Calabria) ma perché riassume perfettamente l’archetipo della gelosia patologica.

Ma, come insegna ‘Temptesciòn Ailand‘, a noi le relazioni tossiche piacciono. Le vogliamo più tossiche del botulino che, secondo mammà, si sviluppa nelle melanzane sott’olio se non le coprite bene con altro olio. Con tanto olio.

Perché controllare il cellulare del fidanzato mentre sta in bagno è un segno di affetto; perché tempestare la fidanzata di messaggi mentre sta a cena con le amiche è sinonimo di amore; perché “non è che non mi fido di te, non mi fido degli altri” è un grande mantra di Osho. Perché la violenza psicologica di Mr Grey e il cannibalismo di Edward Cullen sono il punto di arrivo di ogni relazione, è premura.

Vi svelo un segreto: l’unica persona che vi può dire come vestire è Enzo Miccio e l’unico limite alle vostre uscite deve essere la sciatica qualora ne soffriate. Il resto è un’indebita limitazione della vostra libertà.

“Tutte le città sono immensi Acquapark”

Fa caldo, le buche del manto stradale diventano piscine comunali quando piove quindi… Quelle pedane devono essere degli scivoli per fare i tuffi!

Secondo me ragionate così quando, puntualmente, vi parcheggiate davanti alle rampe per persone con disabilità dei marciapiedi. Posto che pure Aristotele vi prenderebbe a craniate sul setto nasale per questo sillogismo, quegli ‘scivoli’ servono alle persone con ridotta funzionalità degli arti inferiori e se voi, testine di cactus, ci parcheggiate davanti, limitate o rendete più difficili gli spostamenti di quelle stesse persone.

Ma, fondamentalmente, non vi tocca perché così il vostro ‘macchinone’ è al sicuro e il vostro “cappuccino con latte di soia e polvere di cocco ma senza caffè e senza latte che sono intollerante al cocco facciamo che mi dai un bicchiere pieno d’aria” non si raffredda.

Posto che mi auguro rimaniate intrappolati nel traffico con le coliche da latte intero non pastorizzato, vi invito a fare qualche giro in più per non limitare la libertà di movimento altrui. E non mi pare di aver visto tutti questi post su Facebook per denunciare la cosa.

“Non ti muovere”, “Sì, ma tu non mi toccare”

All’apparenza potrebbe sembrare una ‘cavolata’, una cosa assolutamente trascurabile e invece Dante si è dimenticato il girone per quelli che ti toccano ripetutamente e ostinatamente mentre parlano.

Sappiamo quanto la gestualità, e quindi la comunicazione non verbale, supporti ed enfatizzi il canale comunicativo orale. Questo, però, non significa che dobbiate scambiare gli interlocutori per il meccanismo degli ippopotami mangia-palline anni ’90.

A supporto due valide ragioni: la prima è che a molti dà semplicemente fastidio e non ve lo dicono. Ralph Adolph e Daniel P. Kennedy, celebri neurologi del California Institute of Technology, hanno scoperto che l’amigdala (situata nel nostro cervello) stabilisce il limite dello spazio personale di ognuno.

Superato quel limite soggettivo senza il consenso dell’interessato, determinate nell’interlocutore angoscia, ansia e stress direttamente collegati al nostro istinto di sopravvivenza. La seconda valida, validissima ragione è che potreste trovarvi davanti a un neuro-atipico e, cioè, una persona il cui cervello presenta delle condizioni riconducibili, a titolo esemplificativo, allo spettro autistico, alla dislessia, alla disprassia o a disturbo da deficit di attenzione.

Senza entrare troppo nel dettaglio, lo spazio sociale (spazio interpersonale) per queste persone è meno ‘flessibile’ rispetto a quello dei neurotipici. 

Neurotipico o neuro-atipico che sia il vostro interlocutore, è bene mantenere le giuste distanze senza invadere e/o limitare lo spazio personale ed evitare, così, di generare stress e disagio più o meno intensi.

Insomma, ‘ste benedette mani, mettetele nelle tasche.

“Il Grande Fratello”

Non spenderò molte parole perché basta aprire Netflix per guardare ‘The Social Dilemma’ per avere chiara la situazione.

Che poi, pure Netflix traccia le vostre preferenze e considera la vostra geolocalizzazione eh. Un cane che si morde la coda.

Fatto sta che, ogni giorno, accettiamo (qui la prima persona plurale è d’obbligo) questa enorme limitazione della nostra libertà personale, questa mastodontica invasione della privacy pur di continuare a postare foto e scrivere stati contro il Green Pass che limita la libertà personale.

Adoro questi paradossi.

“Vietato fumare”

Ecco il mio preferito. Perché sono una fumatrice incallita? No, perché rappresenta alla perfezione il senso di questo discorso a tratti delirante.

Come saprete, sono sempre meno i luoghi in cui i fumatori possono dedicarsi alla loro dipendenza da nicotina e questo perché, tra le altre cose, il fumo passivo provoca danni alla salute.

Alle persone viene lasciata la libertà di fumare? Sì. Semplicemente, per tutelare la collettività, viene imposto ai fumatori (e a ragione), a suon di multe, di non fumare in spazi “sensibili” e al chiuso dove il fumo di sigaretta verrebbe facilmente inspirato dagli astanti. Per esempio, io non posso fumare nelle zone ‘al chiuso’ dei ristoranti, nei teatri e nei cinema.

Alle persone viene lasciata la libertà di non vaccinarsi? Sì. Semplicemente, per tutelare la collettività, viene imposto ai non vaccinati (e a ragione) di non recarsi in spazi “sensibili” e al chiuso dove il virus trova una condizione ottimale per diffondersi tra gli astanti. Per esempio, il non vaccinato non può stare zone ‘al chiuso’ dei ristoranti, nei teatri e nei cinema.

Il Green Pass è esattamente questo: un modo per tutelare la collettività da un rischio (neanche inspirare saltuariamente fumo passivo porta a morte o malattia certa) che alcuni soggetti decidono liberamente di correre.

Ecco perché la mia libertà di accendermi una sigaretta in un cinema è limitata. E se mai dovessi decidere comunque di accenderla, qualcuno se ne accorgerebbe e mi segnalerebbe.

Purtroppo il virus ‘non fa fumo’ quindi ricorriamo a un mezzo di sorveglianza preventivo come il Green Pass.

E se il Green Pass non vi piace, versatevi mezzo dito di ‘fata verde’ per rilassarvi

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Ad un giuramento dall’essere avvocato, classe 1993, romana D.O.C.
Laureata in Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli con votazione 110/110, specializzata in Diritto del Lavoro e Responsabilità Professionale, parla fluentemente inglese a livello C1 grazie ad una parentesi di studio presso il Griffith College di Dublino.
Collaboratrice del Quotidiano del Sud dal 2019 e Vicedirettore di“Iuris Prudentes”.
Appassionata di pittura, lettura, psichiatria e shopping!

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