Giovani e politica, ossimoro o realtà?

"Perché, dopotutto, fare politica non è solo semplice demagogia, ma è affiancarsi alle criticità della popolazione e fronteggiare le problematiche degli altri come se fossero le proprie."

In un momento storico di profonda crisi politica, ove ogni ideale viene fortemente incrinato dall’incerto quotidiano, possiamo ancora credere che in noi viva un sentimento politico?

La fede politica nell’uomo deriva dal proprio retaggio familiare e culturale, dagli studi fatti, dalle esperienze vissute.
Da qui la domanda sorge spontanea: un ragazzo che riferimenti socio-politici ha?

Si può effettivamente parlare di coscienza e conoscenza politica delle nuove generazioni?
Per sfatare il mito dei giovani totalmente disinteressati a ciò che accade nel mondo e, nello specifico, nel proprio territorio, ho intervistato un giovane studente calabrese.

A prescindere dalla fazione politica, possiamo osservare come anche un solo avvenimento territoriale possa effettivamente risvegliare ogni tipo di coscienza politica.
Perché, dopotutto, fare politica non è solo semplice demagogia, ma è affiancarsi alle criticità della popolazione e fronteggiare le problematiche degli altri come se fossero le proprie.

Pierfrancesco Perugini, giovane studente universitario calabrese, ci prospetta la sua visione sulla politica in generale e sugli ostacoli che la Calabria deve affrontare in questa emergenza sanitaria.

Credi che le categorie politiche di ieri, come destra e sinistra, siano ancora valide nel cosiddetto periodo del post-ideologico?

“I tempi cambiano, i partiti e le persone cambiano, ma l’appartenenza ad un ideale politico no, quello non cambia. Nella storia del nostro governo abbiamo avuto tanti politici improvvisati che hanno venduto le loro convinzioni per qualche spicciolo; nella mia esperienza politica ho avuto la grande guida di Jole Santelli, che nel 1994 ha sposato gli ideali del partito che appoggio fortemente e, nel bene o nel male, non ha mai cambiato il suo credo politico. Quindi sì,  secondo me ad oggi la destra e la sinistra a livello ideologico esistono ancora.”

Come ti sei avvicinato alla politica?

“Sin da bambino ero un appassionato di storia, ma in particolare della storia politica. Questa passione, sicuramente, la devo alla mia tradizione familiare e a mio padre in particolare, che mi ha insegnato l’importanza della politica e come la politica sia nella quotidianità di tutti. La politica in casa mia è sempre stata una materia di tradizione, partendo dal mio bisnonno che l’ha trasmessa a mio nonno, che ha ricoperto cariche quali la presidenza della Regione, quella di deputato e di senatore.

Questa tradizione mio nonno l’ha trasmessa a mio padre e a mio zio, che hanno ricoperto all’interno della città di Cosenza cariche abbastanza prestigiose e di responsabilità. Ed ecco perché questa passione è arrivata a me.
Vedere quindi che gli sforzi che la mia famiglia – di generazione in generazione – ha compiuto, per questa città e questa splendida regione, siano annullati da qualcuno che non crede veramente in ciò che fa mi provoca un forte dispiacere.”

Cosa credi che orienti il voto dei giovani alle elezioni? Esiste un dibattito politico giovanile?

“Il problema dell’orientamento al voto dei giovani, a parer mio, è che non sono abbastanza informati al livello politico. Per tale motivazione, ci vorrebbe un’educazione politica a scuola, ovviamente apartitica, che orienti i ragazzi in modo che riescano a formare una propria ideologia politica. Al compimento dei 18 anni, quando diventeranno legalmente votanti, sapranno già chi votare senza doverlo chiedere, come spesso accade, ai genitori, o senza scegliere di non votare, che è anche peggio. Personalmente mi sono sempre circondato di amici che hanno interessi comuni ai miei e orientamenti politici, talvolta, anche diversi.
Quotidianamente, ci lanciamo in veri e propri dibattiti politici che, in accordo o in disaccordo, arricchiscono puntualmente entrambe le parti.”

Cosa pensi delle numerose manifestazioni di protesta che si sono susseguite in Italia a seguito del nuovo lockdown “soft”? 

“Penso che sia giusta la protesta, ma non come molti l’hanno portata avanti!

Assembrarsi in un momento simile non è sinonimo di protesta, ma simbolo di autolesionismo. Sono favorevole alla protesta, ma distanziati e con le mascherine. Spero che tutto ciò che è accaduto e che è sintomo del malcontento della politica attuata da questo Governo, al momento delle elezioni si veicoli nel mandare a casa una rappresentanza che non ci ha rappresentato e che continuerà a non rappresentarci.”

Da giovane calabrese, come credi che avrebbero dovuto modulare le “chiusure”?

“Sicuramente il lockdown mi sembra una manovra azzardata, non essendo noi zona rossa per una questione prettamente sanitaria. La situazione della chiusura totale a mezzanotte mi andava bene, siamo in emergenza e non possiamo fare diversamente; ma chiuderci tutti in casa per colpa delle nefandezze di classi dirigenti che si sono arricchite con fondi che erano stati stanziati per la sanità non mi sta bene.”

Pensi che il governo centrale abbia avuto delle mancanze nei confronti della Calabria?

“Assolutamente sì, il Governo ci ha voltato le spalle.
Anziché cercare di capire dove fossero andati a finire i soldi che erano stati stanziati per la nostra sanità, ha preferito dichiararci zona rossa, senza capire che una regione come la Calabria, che non vanta grandi industrie ma vive attraverso il piccolo commercio come i bar, i pub, i ristoranti, i centri estetici, etc., non riuscirà a sopravvivere facilmente a questo ammanco economico.”

Credi che il sistema sanitario nazionale, ma a competenza regionale, sia efficace? Cosa pensi in particolare di quello calabrese?

“Credo che il sistema sanitario nazionale a competenza regionale non sia equo, in quanto crea troppa disparità soprattutto a livello economico tra Nord e Sud e tale divario lo abbiamo notato nello specifico con l’emergenza Covid. 

È proprio perché la responsabilità sanitaria è stata affidata alle Regioni che, in questo momento, in Calabria ci troviamo in queste condizioni. Stiamo raccogliendo i frutti dei pessimi governi precedenti, ai quali abbiamo pagato per anni onerose tasse per una sanità che non abbiamo mai visto crescere.

Per non parlare dello scandalo del commissario Cotticelli.
Tutto ciò conferma quanto lo Stato, che ci ha affidato questo commissario, non si sia mai interessato al controllo, sia di quest’ultimo, sia delle mansioni effettivamente adempiute dallo stesso.”

Quali dovrebbero essere le priorità della futura compagine amministrativa regionale?

“Le priorità più semplici, banali ma essenziali che la Calabria, rispetto ad altre regioni, non ha, ma delle quali ha urgente bisogno: una buona sanità, buoni trasporti pubblici e una credibilità politica dei propri rappresentanti che permetta di giungere a decisioni importanti per la nostra terra, così bistrattata a livello regionale e nazionale.”

Dalle parole di Pierfrancesco, osserviamo come le nuove generazioni di ragazzi che si affacciano alla politica abbiano effettivamente bisogno di una guida che non risponda semplicemente ad un “cosa” fare, ma soprattutto ad un “come” farlo.
Se le sue parole rappresentano quelle anche solo di una piccola parte delle giovani menti calabresi, vuol dire che il seme del cambiamento è instillato, ma necessita di importanti e persistenti cure per poter germogliare.
Di una guida politica, sociale, che indirizzi le giovani menti ad una vera e concreta presa di coscienza.

Come ben sappiamo, nella vita, ogni persona ha dei propri maestri ai quali si affianca nel proprio percorso, ma nonostante ciò, a parere di chi scrive, bisogna sempre ricercare la verità e la giusta strada nella realtà che ci circonda: solo così possiamo definirci completi e capaci di poter prendere, anche in un futuro, le redini della nostra vita e del nostro territorio.

Lascia un Commento