"Che bello, stare fuori, in mezzo alla gente! Che bello uscire di casa! Sì, però occhio a non farlo troppo spesso."

Chiavi della macchina? Le ho!

Anche quelle di casa, portafogli, telefono, ombrello…ok, bene, ci sono.
No, alt, fermi tutti! La mascherina, dannata mascherina, la dimentico sempre. “Sto uscendo!”.

Okay, vediamo un po’: devo prelevare, poi prendere quei libri. Andrea, sì, devo incontrare Andrea per quel documento e più tardi – se riesco – compro qualcosa da mangiare per stasera. Comunque che strano, che strana questa normalità: strade semivuote, occhiate sospettose, qualcuno che s’abbassa la mascherina per prendere una boccata d’aria, negozi chiusi… sembra passata una vita da quando è iniziato tutto ed invece è solo un anno.

Se ci pensi sul momento pare non sia successo niente, poi ti si appannano gli occhiali e ricordi che stai respirando dentro un pezzo di tessuto.

È surreale, non riesco nemmeno a passeggiare senza pensare al distanziamento sociale, a non toccarmi gli occhi, a non stringere la mano a nessuno.

Fermati a parlare solo se necessario, mi ripeto a mo’ di mantra.

Allora… prima tappa: eccoci qua.

Sportello non funzionante, non avevo dubbi, solita fortuna. L’altro è occupato e ci sono 3 persone prima di me. Mi tocca aspettare.

Oh, finalmente forse ci siamo. Ottimo, non ci vedo niente, mi casca l’ombrello e non riesco a prendere il portafogli, ora quelli dietro mi linciano.

Dai veloce, su andiamo.

Digito il pin… ok, l’importo, va bene… no, non la voglio la ricevuta, ci manca solo che debba prendere altre cose e mi scordo anche come si cammina.

Metto tutto a posto, cerco di non sembrare matto e via verso il prossimo round di questo match contro la vita reale.

C’è la fila anche per entrare in libreria.

“Prego, signora, se deve lasciare solo quel libro faccia pure, si figuri, ché fuori si gela”.

Entro, chiedo se posso noleggiare quei due manuali ed esco.

Devo essere veloce ché qui pare vadano tutti di fretta. Che poi chissà che devono fare. E godiamocelo questo poco tempo all’aperto che c’avanza. Quanto stress!

Ok… la ragazza che ha comprato libri per le prossime 7 generazioni della sua famiglia è uscita – finalmente.

“Buonasera, sì… cortesemente, sarebbe possibile noleggiare questi due libri? Le passo un attimo questa nota. C’è scritta l’edizione. Eccola qua!”

… “ Come dice? Il primo non c’è e l’altro è disponibile solo per l’acquisto? Quanto verrebbe? 60€, ho capito! Va bene, me lo dia lo stesso, mi serve urgentemente.”

Che bella ‘sta sensazione di escrementi sotto le suole che m’accompagna per tutto il percorso. “Grazie mille, buona serata, arrivederci!”

Mamma mia! Sono sudatissimo, ma che problemi hanno questi con i riscaldamenti? Ora mi prende una bronchite appena metto il naso fuori dalla porta; poi vallo a spiegare agli altri che non ho il Covid.

Che si fa ora? Ah giusto, Andrea! Sono in leggero anticipo, magari lo chiamo per vedere dov’è.
“Oh ascoltami: io ho finito adesso quelle commissioni che ti dicevo, tu dove sei? Ah, perfetto, sei un po’ in ritardo. Va bene, tranquillo, io temporeggio qui una decina di minuti e poi mi incammino, sperando non cominci a piovere. A tra poco!”

Che faccio adesso? Niente panico: posso avviarmi lentamente verso di lui e ascoltare un po’ di musica durante il tragitto, fammi solo prendere le cuff… maledizione, il filo si è attorcigliato, non riesco a districarlo.

Ora penseranno che sono pazzo. Et voilà… devo comprare delle cuffie bluetooth prima di subito.

Molto bene, dovrei esserci.

Eccolo, arriva! Rimetto su la mascherina altrimenti Giuseppe Conte potrebbe vedermi. Ha occhi ovunque, lui.

“Come va? Tutto bene? No, tranquillo, non ti preoccupare, tanto non avevo molto da fare. Mi sono fatto una passeggiata osservando il mondo attraverso il mio alito condensato sulle lenti”. Certo che limitarmi al “Ciao, tutto bene?” io mai, eh.

Mo’ raccontiamogli pure di quella volta che mi sono morso la lingua cantando, almeno se deve pensare che sono esaurito meglio che pensi lo sia completamente.

“Come ti ho scritto mi servirebbe questo documento, così lo fotocopio e poi te lo riporto. Ti ringrazio. Tanto è roba di una giornata e domani lo riavrai. Ci prendiamo qualcosa?”

Ma perché cacchio gliel’ho chiesto? Già che c’ero potevo chiedergli se era disponibile per una partita a Bridge e una tazza di tè.

“Sì, dai, offro io.”

Ora attacca a parlare ed io muoio asfissiato dal mio stesso respiro.

“Sì sì, anche io penso che ‘sta situazione sia insopportabile, non se ne può più, non se ne vede la fine” e qualche altro cliché di contorno non ce lo mettiamo? Che so: “non ci sono più le mezze stagioni”, “si stava meglio, quando si stava peggio” – sono stati già detti? Quanti punti mi becco, se lo dico?

Ok, conversazione insulsa e formalismi terminati. Si va a comprare del cibo: wurstel, patatine, maionese e, se c’è, prendo pure del colesterolo surgelato.

“Ti ringrazio ancora per il favore. Domani ti scrivo per riportartelo. A presto, ciao, buona serata.”

Persino fare conversazione è diventata una gara di resistenza.

Quindi: per prima cosa il carrello, così poso questo maledetto ombrello che, alla fine, non mi è neppure servito (ringraziando il cielo), poi via verso il banco frigo.

Oh, no, c’è la signora col pupo e, per giunta, sono entrambi con la mascherina abbassata. Signora, lo sa che questo non è il banco del vaccino Pfizer? Capisco che le temperature siano simili, ma la mozzarella al coronavirus non rientra nel mio menù di stasera.

Oh, menomale, se n’è andata. Bene… recupero quello che mi serve e dritto a casa, prima di morire asfissiato.

La cassa! L’ultimo nemico da affrontare per qualsiasi povero disperato che vuole solo far ritorno a casa.

A destra due signore che probabilmente hanno deciso di anticipare a domani tutte le festività dei prossimi 2 anni; a sinistra l’energumeno con 7 casse d’acqua in offerta.

Choose your fighter.

Vado a sinistra! Ha comprato un quantitativo tale di bottiglie d’acqua che inizio a farmi seriamente delle domande sul perché non siamo riusciti ad estinguere gli incendi in Australia. Finalmente! Tocca a me.

“Mi darebbe cortesemente una busta? La ringrazio.”

Prima imbusto e dopo pago. No… prima pago e dopo imbusto. Facciamo così: metto i soldi nella busta e scappo lasciando il cibo alla cassa.

Perché le cassiere hanno ‘sto vizio di darti il resto in monetine talmente piccole da sembrare coniate letteralmente da una zecca?

Vorrei avere delle ventose sulle dita.

“Arrivederci”.

Bene, è fatta: posso andarmene.

Che bello stare fuori, in mezzo alla gente! Che bello uscire di casa!

Sì, però occhio a non farlo troppo spesso.

Autore

  • Gianluigi Ponti

    Cosentino classe 1995. Studente di Giurisprudenza presso l’Università della Calabria e con un’inclinazione per l’ambito penalistico, ambisce alla carriera magistratuale grazie al suo amore per la giustizia e al bisogno di guardare sempre con occhio critico la realtà. Sogna tutti i suoi mille sogni nel cassetto e condisce ogni giorno con una sana dose d’ironia. Appassionato di politica, musica, cinema e sport!

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