Frustate, Q.B. – U Cuddruriaddru: la vera forma del cuore

"Perché quando arriva dicembre "giù da noi" l'aria ha un odore diverso, di fritto in primis, ma soprattutto di casa; un profumo caldo che ti colpisce dritto in faccia e poi al cuore, giusto a qualche centimetro dalla bocca dello stomaco e che, come in una di quelle commedie natalizie, ha il potere di riunire a tavola anche le famiglie più bizzarre."

Google mi suggerisce che la parola “cuddruriaddru“, la cui pronuncia è un segreto sussurrato al cuore di ogni cosentino nel momento stesso in cui viene al mondo, derivi dal greco «κολλυρα» = «collura», ovvero ciambella, pane grossolano.

Nasce da un impasto molto semplice: acqua, lievito, farina e patate; talmente semplice che si fa quasi fatica a immaginare come sia possibile che una banale ciambella fritta possa essere diventata un emblema della stagione natalizia.

Il segreto sta nel mezzo (non nel buco, chiaro), perché quando arriva dicembre “giù da noi” l’aria ha un odore diverso, di fritto in primis, ma soprattutto di casa; un profumo caldo, che ti colpisce dritto in faccia e poi al cuore, giusto a qualche centimetro dalla bocca dello stomaco e che, come in una di quelle commedie natalizie, ha il potere di riunire a tavola anche le famiglie più bizzarre.

Certo, questo sarà un Natale diverso e il profumo di casa faremo tutti un po’ di fatica in più a sentirlo, ma proprio per questo un consiglio mi permetto di darvelo: preparateli quest’anno i cuddruriaddri e lasciate che l’odore di fritto, con la sua prepotenza, si faccia strada fra mascherine e animi grigi e tolga di mezzo qualsiasi traccia di insicurezze e malumori.
Diventando così, almeno per una sera, l’antidoto di cui tutti abbiamo bisogno.

Ingredienti per 8 persone, ma anche 10, ma forse 12:

  • Farina 2 kg
  • Patate 1,3 kg
  • Acqua tiepida 1 l
  • Lievito di birra fresco 2 cubetti (50 g circa)
  • Sale fino “un pugno e poco più” (35 g circa)
  • Olio di semi 3 l circa

Per prima cosa facciamo bollire le patate e lasciamole raffreddare.
Passiamo poi a schiacciarle per bene con uno schiacciapatate o con la forchetta se siete amanti del “come lo facevano gli antichi”.
Possiamo lasciarle così, leggermente grezze, oppure frullarle per un risultato più liscio e omogeneo.

Adesso trasferiamo la purea in una ciotola abbastanza capiente da permettere poi al composto di lievitare, evitando dunque che strabordi… Come quei rotoli beffardi che ogni anno, mentre si sta seduti fra la prima e l’ottava portata del cenone della Vigilia, ci tengono ad affacciarsi dai jeans pronti a ricordarci che gli addominali scolpiti sono carini, ma i carboidrati di più.

Facciamo sciogliere il lievito in 400 ml d’acqua tiepida.

In un primo momento aggiungiamo alle patate 600ml d’acqua, mescolando.

A questo punto avremo ottenuto un composto semi-liquido sul quale andremo a versare i restanti 400ml d’acqua contenenti il lievito, ormai ben sciolto.


Incorporiamo la farina poco alla volta, lasciando che venga assorbita dal composto prima di aggiungerne altra.

A questo punto l’impasto sarà sempre più “pesante” e potremo dunque aggiungere il nostro fantomatico “pugno e poco più” di sale.

Continuiamo ad impastare per far sì che il sale sia perfettamente amalgamato.
Fingere che fra la farina ci sia l’ex storico/a che ci ha lasciato a colpi di ghosting renderà il tutto più facile e divertente.

Rapido test di sapidità: ho provato a farle notare che quella che vedete illustrata è la tecnica meno adatta da usare in tempi Covid.
Mi ha riso in faccia con la sicurezza di chi beve vino ogni giorno perché “fa bene a tante cose, l’ha detto la Clerici!”.

Una volta incorporata tutta la farina non preoccupatevi se l’impasto continuerà ad attaccarsi leggermente alle dita: è normale che rimanga piuttosto morbido.

Prima di lasciarlo lievitare formate con la mano delle croci sulla superficie della pasta.
Non serve a nulla, ma nonna lo fa sempre e chi sono io per mettere a rischio la riuscita di un piatto per mera miscredenza?

Adesso copriamo e lasciamo riposare l’impasto per 2 ore circa.

In un arco di tempo che sembra infinito quando si aspettano i cuddruriaddri con la bava alla bocca sono diverse le attività che preferisco:

  1. Iniziare a sbucciare mandarini e pistacchi per ritrovarsi ben forniti in tempo per la tombolata dell’Immacolata;
  2. Ascoltare nonna mentre racconta qualche aneddoto sul suo passato, una vita che le sembra tanto lontana ma che riesce ogni volta a proiettare vivida davanti ai miei occhi;
  3. Rubarle il deambulatore per seguire i consigli del famoso tutorial su come fare la spesa in modo provocante e finire invece protagonista del programma “come ricevere uno zoccolo in fronte con la stessa leggiadria di un leone marino”;
  4. Oppure la mia preferita: farmi perdonare per il mio essere irritante di natura, dedicandole e storpiando la sua canzone preferita. La riuscita non è assicurata, ma ci godiamo una bella risata.

Le due ore sono passate, il volume dell’impasto è raddoppiato e possiamo dunque rimetterci all’opera.

Spargiamo dell’olio di semi sul piano da lavoro e con le mani sporche d’olio stendiamo l’impasto andando a conferirgli uno spessore di un paio di centimetri.

Creiamo dei panetti e lasciamo lievitare un’ultima volta per 30 minuti circa.

Consiglio personale: per quanto la tentazione di spiare sotto tovaglie e copertine possa sembrare irresistibile, non stuzzicate l’ira funesta di chi ha messo a “riposare” i panetti con tanta cura: in cucina ci sono troppi corpi contundenti.

Superata anche quest’ultima mezz’ora possiamo versare l’olio in un tegame e lasciare riscaldare.

Quando l’olio sarà abbastanza caldo basterà dare forma alle nostre ciambelle direttamente prima di buttarle nell’olio, partendo dal centro e andando ad allargare delicatamente il buco verso l’esterno.

Ma non tutti i cuddruriaddri vengono col buco!
Stendendo finemente un panetto e farcendolo con delle alici sott’olio otterremo, infatti, una variante dei cuddruriaddri: le “vecchiareddre”.

Dopo pochi minuti cuddruriaddri e vecchiareddre saranno dorati.
Lasciamo scolare via l’olio in eccesso e saranno pronti per essere gustati.

BUON APPETITO!!!

Autore

  • Ramona Polillo

    Cosentina, classe 1997, livello madrelingua in ben 4 lingue. Lavora nella ristorazione, sua passione, da sempre e costruisce il suo percorso quotidiano per diventare pasticcera, sua vocazione e ragione di vita, un pan di spagna alla volta. Trasferitasi in Svizzera, ha ampliato le sue conoscenze linguistiche, culturali e culinarie, puntando a crearne un mix perfetto per una vita dolce... Al punto giusto. Appassionata di musica, arte, cinema e scrittura!

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