Frustate, Q.B. – La pitta ‘mpigliata: un abbraccio… da mordere!

"Non è la ricetta più facile, né la più veloce, ma in compagnia, fra cucchiaiate di frutta secca (e conseguenti minacce di mutilazioni) e commenti acidi urlati ai personaggi di telenovele tedesche, il tempo sembra volare via velocissimo fra le dita. Godete di questi momenti, ché sono tutto ciò che abbiamo."

Erano tutte insieme, su un vassoio, bellissime ed ingannevoli sotto le luci dell’albero di Natale.
“Girelle con gocce di cioccolato e noci!”, pensai.
“Un regalo divino in un pomeriggio insipido di dicembre”, aggiunsi.
“C***o, è uvetta!”, realizzai.

Colonna portante della mancanza di fiducia che ad oggi nutro nei confronti dell’intero genere umano è infatti lei: la pitta ‘mpigliata.

Ma non fraintendetemi, sotto quell’aspetto da menzognera, che ogni tanto ci prende pure gusto, si nascondono sapori speziati, forti e dolci, il riassunto perfetto del periodo più freddo e allo stesso tempo più caldo dell’anno.

Si presenta con la sua classica forma a spirale, come in un abbraccio che tiene stretto a sé tutto ciò di cui ha bisogno: noci, uvetta e spezie diventano così componenti essenziali in una famiglia di sapori equilibrati.

In fondo, con le nostre divergenze, opinioni e visioni del mondo totalmente opposte, ma comunque seduti alla stessa tavola, non siamo un po’ tutti pitte ‘mpigliate?

Ingredienti:

  • Gherigli di noci 500 g
  • Uvetta 350 g
  • Cannella 1 cucchiaino da tè
  • Miele di fichi 500 ml
  • Chiodi di garofano, macinati 1 cucchiaino da tè
  • Arancia 1
  • Uova 4
  • Zucchero 270 g
  • Olio di semi 270 g
  • Vino moscato o Vermouth bianco 270 g
  • Limoncello q.b
  • Anice q.b
  • Lievito 1 bustina (16 g circa)
  • Farina 1,5 kg + il necessario per stendere la pasta

Per prima cosa mettiamo in una ciotola le noci tritate grossolanamente, l’uvetta, la cannella e un pizzico di chiodi di garofano macinati.
Mischiamo insieme gli ingredienti e aggiungiamo il miele di fichi.
Una volta che il composto sarà abbastanza “umido” lasciamo riposare per qualche ora in modo da permettere agli ingredienti di insaporirsi a dovere.

Resistiamo all’impulso di mangiare il tutto direttamente col cucchiaio, lo potremo fare dopo, senza farci notare e sfuggendo così a varie cucchiarellate in fronte.

Per la preparazione della sfoglia iniziamo sbattendo leggermente le uova con lo zucchero.
Io aggiungerei della vaniglia, nonna e la Calabria intera non apprezzerebbero, ma trovo regali una nota delicata al composto.

Proseguiamo con l’aggiunta della scorza e il succo di un’arancia (o “portogallo“, per i veri intenditori).

A questo punto possiamo continuare unendo l’olio, il vermouth (o il moscato), i chiodi di garofano macinati ed una goccia, che tanto goccia non è, di limoncello ed anice.

Una volta amalgamati per bene iniziamo ad aggiungere la farina poco alla volta.

L’impasto inizierà ad essere più “duro”, quindi passiamo ad impastare su un piano ricoperto di farina e aggiungiamo il lievito.

Assicuriamoci che l’impasto sia perfettamente elastico e pronto ad essere steso.
Per questa volta rinunceremo alle nostre ormai care “croci del buon auspicio” da imprimere con tanta speranza sul nostro panetto: la riuscita della nostra ricetta sembra essere talmente scontata da permetterci di accantonare certe “magarie“.

Con l’aiuto di una sfogliatrice ricaviamo dei rettangoli di pasta abbastanza sottili e lunghi circa 20 cm.

Ricaviamo delle strisce larghe un paio di centimentri utilizzando una rotella dentata.
In questo modo ottenerremo dei bordi decorati che andranno poi a ricordare i petali di una rosa.

Spennelliamo le strisce di pasta con del miele di fichi.
Tendendo ad essere piuttosto denso basterà riscaldarlo leggermente o dulirlo con dell’acqua per evitare di passare le ore ad imprecare contro quella colla commestibile.
Non fatevi convincere da chi vi urla contro che “il problema sei tu che non sei legno per fare crocifissi, non il miele”.

Adesso possiamo recuperare il mix di frutta secca e stenderlo uniformemente sulle strisce.

Blocchiamo il contenuto all’interno della pasta pizzicandone i bordi.

Segreto non segreto di nonna: i bordi vanno pizzicati non con eccessivo vigore, rovinandone l’aspetto, ma neanche con mani delicate da fata, rischiando invece che il contenuto fuoriesca durante la cottura.
Insomma, lo faccio fare a lei che è meglio.

Adesso possiamo creare le nostre roselline avvolgendo le strisce con cura e pizzicandone leggermente l’ultima parte alla base.

In forno già caldo andiamo ad infilare le nostre creaturine nella sua parte bassa, dove dovranno cuocere per 10 minuti circa a 150°C.
La base dei nostri dolci dovrà risultare abbastanza dorata e a quel punto potremo accendere il grill per un paio di minuti per terminarne la cottura.

Ricopriamole con del miele quando saranno ancora calde.
La tecnica illustrata qui sopra potrebbe sembrare poco ortodossa, ma in pochi possono vantare mani dalla pelle setosa come le sue.

Non è la ricetta più facile, né la più veloce, ma in compagnia, fra cucchiaiate di frutta secca (e conseguenti minacce di mutilazioni) e commenti acidi urlati ai personaggi di telenovele tedesche, il tempo sembra volare via velocissimo fra le dita.
Godete di questi momenti, ché sono tutto ciò che abbiamo.

Ah e…

BUON APPETITO!!!

Autore

  • Ramona Polillo

    Cosentina, classe 1997, livello madrelingua in ben 4 lingue. Lavora nella ristorazione, sua passione, da sempre e costruisce il suo percorso quotidiano per diventare pasticcera, sua vocazione e ragione di vita, un pan di spagna alla volta. Trasferitasi in Svizzera, ha ampliato le sue conoscenze linguistiche, culturali e culinarie, puntando a crearne un mix perfetto per una vita dolce... Al punto giusto. Appassionata di musica, arte, cinema e scrittura!

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