Frustate, Q.B. – Brutti ma buoni: i Turdiddri

"Dopotutto se le tradizioni sono fatte dalle persone, con valigie piene di ricordi, passioni e sapori avvolgenti, perché non dovrebbero mutare ed evolversi insieme a noi, in un viaggio imprevedibile sì, ma meraviglioso?"

Incompreso per eccellenza, fratello scemo in una famiglia di celebrità culinarie e spesso usato nel linguaggio colloquiale per esprimere il proprio dissenso nei confronti di qualcuno che appare particolarmente duro di comprendonio (vedi “Ma sì turdu?“): ecco a voi il turdiddru.

Con l’aspetto di uno gnocco che ci ha creduto troppo, il colorito marroncino, triste e amaro come un 2020 qualsiasi, e spesso l’abilità di rimanere in parte appiccicato su qualsiasi superficie con la quale venga in contatto, non faccio fatica ad immaginare quanta poca simpatia possa ispirare questo disgraziato dolce natalizio.

Io stessa da bambina, fra la miriade di leccornie, evitavo sempre il vassoio colmo di turdiddri che nonna ogni anno metteva in bella mostra sul tavolo in sala da pranzo.
Il miele di fichi non mi convinceva.
Era una cosa “da grandi”, certo non adatto a me che ancora infilavo il dito nella zuccheriera per trasformarlo in un lecca-lecca biologico.

È passato un po’ di tempo, i “grandi” adesso li vedo più da vicino, la mia avversione nei confronti del miele è rimasta la stessa e nonna, sotto l’influenza molesta delle mie continue richieste, i turdiddri ha iniziato a glassarli col cioccolato pur di farmeli piacere.

Dopotutto, se le tradizioni sono fatte dalle persone, con valigie piene di ricordi, passioni e sapori avvolgenti, perché non dovrebbero mutare ed evolversi insieme a noi, in un viaggio imprevedibile sì, ma meraviglioso?

Ingredienti per una cinquantina di turdiddri… più o meno:

  • Scorza d’arancia 1
  • Zucchero 250 g
  • Vino Moscato 270 g
  • Vermouth bianco 1 tazzina
  • Anice 1 tazzina
  • Olio di semi 290 g per l’impasto, 3 l circa per friggere
  • Uova 5
  • Sale un pizzico
  • Farina 1,5 kg circa
  • Lievito poco meno di 2 bustine (25 g circa)
  • Miele di fichi 1 l circa
  • Miele d’api un paio di cucchiai

In un pentolino versiamo il vino, il vermouth ( “vermut” per gli amici, “vermitto” per nonna), l’anice, l’olio, lo zucchero e la scorza di un’arancia.

NB: L’arancia perfetta sarebbe quella “nostrana” con la “corchia” (buccia) spessa e ruvida.
Dalla personalità intensa insomma.
Quella che abbiamo utilizzato è una comunissima arancia dell’Eurospin dalla provenienza ignota, con del talento forse, ma nonna se n’è accorta e le ha detto che non si applica.

Aspettiamo che il composto s’intiepidisca e sbattiamo leggermente le uova.

Una volta raffreddato possiamo unire gli ingredienti e iniziare a mescolare.

Il pizzico di sale lo andremo ad aggiungere al composto con un movimento della mano che ricorderà una croce.
In attesa di scoprire il segreto che si cela dietro questo gesto continuo a farlo anch’io, non si sa mai.

A questo punto incorporiamo la farina.
L’esperta mi suggerisce che la necessità di setacciarla in realtà non c’è perché, cito testualmente, “tanto se la prende lo stesso”.

Una volta unita maggior parte della farina ed il lievito passiamo ad impastare il tutto su un piano.
L’impasto, al tocco, dovrà essere un po’ come le chiappe che tutti noi meriteremmo: morbido, ma consistente.

Diamo forma ai nostri turdiddri creando dei filoncini che andremo ad affettare ogni 4 cm circa.

A questo punto possiamo versare l’olio in una casseruola profonda e lasciare sul fuoco in attesa che sia abbastanza caldo.

Con l’aiuto di un rigagnocchi caviamo i turdiddri, proprio come fossero gnocchi con l’abbonamento in palestra scaduto, per poi buttarli nell’olio bollente.

La cottura è abbastanza breve, qualche minuto al massimo e potremo toglierli dal fuoco per lasciarli scolare in un recipiente ricoperto di carta assorbente.

NB, di nuovo: a noi piacciono il brivido, l’adrenalina, la vita spericolata che cantava Vasco Rossi e proprio per questo i turdiddri li mettiamo a scolare in bilico fra la cucina e la lavatrice, cosicché, nel malaugurato caso in cui qualcosa dovesse cadere sul pavimento, fra olio, rassegnazione e voti alla Madonna, avremo sicuramente molto da ridere e da raccontare.

Dopo qualche ora i turdiddri, ormai freddi, potranno essere ricoperti da miele, cioccolato o glassa all’acqua.

Oggi, però, la faccio contenta e seguo la tradizione:
In un tegame versiamo il miele di fichi con un paio di cucchiai di miele d’api e diluiamo con un po’ d’acqua se necessario.
Una volta caldo e liquido al punto giusto possiamo “ammelare” i dolci buttandoli poco alla volta nel miele.
Basteranno pochi secondi e quando saranno ben colorati e interamente ricoperti saranno pronti per essere “ripescati” e decorati con codette di zucchero.

BUON APPETITO!!!

Autore

  • Ramona Polillo

    Cosentina, classe 1997, livello madrelingua in ben 4 lingue. Lavora nella ristorazione, sua passione, da sempre e costruisce il suo percorso quotidiano per diventare pasticcera, sua vocazione e ragione di vita, un pan di spagna alla volta. Trasferitasi in Svizzera, ha ampliato le sue conoscenze linguistiche, culturali e culinarie, puntando a crearne un mix perfetto per una vita dolce... Al punto giusto. Appassionata di musica, arte, cinema e scrittura!

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