Fate: Fate un po’ come volete!

"Ora, sono certo che alcuni di voi lo abbiano letto all’italiana, ma mi spiace informarvi che si tratta della parola inglese FATE (leggasi FEIT), intesa come destino. Sì tranquilli, FERST REACTION SCIOCK!"

Ed ecco a voi che il calderone Netflix riesce a produrre una nuova serie di cui forse non avevamo bisogno ma che, secondo gli stereotipi sociali, noi omosessuali segretamente agognavamo.

Chissà quanti salti di gioia sta facendo Iginio Straffi, ideatore, regista, produttore, uno, nessuno e centomila della creazione di questa saga per ragazzi nel lontano gennaio 2004. O forse no.

Ma andiamo per gradi, in modo da non perdere i dettagli. Mentre il mondo gioisce per l’uscita di questa serie, tratta dal cartone animato, i più grandi fan italiani – che hanno fatto di Magic Land, in provincia di Roma, il proprio habitat naturale – si sono lamentati del titolo scelto: FATE.

Ora, sono certo che alcuni di voi lo abbiano letto all’italiana, ma mi spiace informarvi che si tratta della parola inglese FATE (leggasi FEIT), intesa come destino. Sì tranquilli, FERST REACTION SCIOCK!

Questa è stata una scelta legata alla storia: un’immancabile possibilità di educare il fan italiano alla terminologia inglese ma, leggendo ciò che è stato scritto su internet, penso che l’obiettivo non sia stato raggiunto.

Fate: the Winx Saga”, questo il titolo completo della serie TV, è diviso in sei misere puntate, dai tratti magici e dalle forti note da teen-drama americano. In questo castello irlandese che rappresenta la scuola di Alfea, regno delle fate, la protagonista dal capello rosso, Bloom, si sente persa e non trova la strada… ma non temete, dietro l’angolo c’è sempre il bonazzo di turno. Ad accompagnare l’attrice protagonista Abigail Cowen, che abbiamo già ammirato ne “Le terrificanti avventure di Sabrina” nei panni di Dorcas (per sua fortuna ha avuto una breve parte nell’ultima stagione), troviamo quel giovane fringuello Danny Griffin, interprete di Sky, classe ’97. In quel suo metro e 82 centimetri di bel figliolo, riusciamo a vedere già il suo futuro e ancora una volta mi chiedo “cosa hanno dato da mangiare ai ragazzi nati dopo il 1993?”.

Come in ogni teen-drama che si rispetti, però, Sky altro non è che l’ex fiamma di una delle compagne di appartamento di Bloom.

Oh signur, apriti cielo”. 

Perciò, tra mille peripezie raccontate alla velocità della luce (sei episodi più rapidi della fila alle Poste ad inizio mese), i due si avvicinano, ma si allontanano per rispetto, per poi essere amici, confidenti, forse anche friendzonati e se non erro, anime gemelle. 

Ma perché parlare di uomini, se possiamo focalizzare la nostra attenzione su un errore, che spero non sia una scelta, legata alle protagoniste? 

Il nostro caro Iginio ci aveva abituati alle fate dai pantaloni a zampa, le gonne corte e i top striminziti, abbinamenti che neanche in un mondo inventato potrebbero andare d’accordo, ma in questa serie tutto sembra si sia bloccato, questo perché MANCA QUALCOSA.

Oltre ad aver inserito Aisha come fata dell’acqua dalla prima stagione (nel cartone arriva solo nella seconda), tutti noi sappiamo che non è quest’ultima la compagna di stanza di Bloom, bensì Flora. E Flora dov’è? Non c’è… perché si chiama Terra e appare come ragazza insicura (tranne se si arrabbia). 

Insomma degli strafalcioni non indifferenti che i fan non hanno assolutamente appoggiato, soprattutto perché Tecna… aspettate, aspettate… non ricordate la fata della tecnologia dai capelli fucsia? Beh, nemmeno il produttore di Fate, perché Tecna non c’è.

Insomma delle scelte che hanno completamente modificato la storia ed è importante sottolineare come in questa versione (sicuramente migliore) di Riverdale, manchino delle scene che facciano rimanere a bocca aperta, quelle da aspettare con ansia.

Gli attori, sottopagati ma di buona qualità, si trovano a far parte di una storia assurda, lontana dai troll che Bloom incontrava nel bosco. 

Da qui, gli spoiler della storia non possono mancare, perciò evita di leggere se hai bisogno di magia nella tua vita.

Bloom arriva ad Alfea perché deve cercare di domare il suo potere del fuoco e tutta la saga è basata su questo grave problema che la protagonista risolve in un episodio e mezzo. Mi spiego meglio e vi chiedo di leggere molto velocemente:

Bloom si trova in California ed una notte, arrabbiata con i propri genitori, incendia la casa, ferendo la madre che si ritrova tantissime ustioni sul corpo proprio per colpa sua. Preoccupata e spaventata, decide di vivere in un garage vicino casa ed è lì che viene trovata dalla direttrice della scuola di Alfea, che nelle nostre menti avrà agito un po’ come Hagrid in Harry Potter, dicendole “ehi tu, sei una fata!”. Bloom inventa una scusa per i genitori, dicendo di andare a studiare in una scuola internazionale in Svizzera e loro… non fanno domande. Si sa, i genitori pagano sempre una retta di una scuola di cui non sanno nulla!

La protagonista varca i cancelli di questo luogo incantato e arriva nella propria stanza.

Che le fate siano antipatiche ce lo insegna Trilli in Peter Pan ma Stella, figlia della regina del regno, conferma questa idea ed anche se non porta la minigonna scintillante, risulta essere la tipica b*tch che odia Bloom. È importante capire questo scontro tra le due perché Stella, la fata della luce, dopo essere stata allontanata per un incidente dalla scuola durante l’anno precedente, si ritrova, meno forte di prima, con delle compagne che non ama particolarmente, perché “losers” rispetto a lei.

In realtà, la povera fata dai capelli biondi non ha altro che il problema della madre alle calcagna, la quale pensa che la scuola non le stia offrendo un addestramento da fata corretto.

Che belli i tempi in cui con la polvere di fata facevi tutto.

Aisha, invece, si apre subito con Bloom e nasce un forte legame, mentre nell’altra stanza Musa, fata della mente, fa i conti con l’insicurezza di Terra, la quale mette piante qui e lì come se fosse un vivaio. 

Scopo della serie TV: sconfiggere i Bruciati, ovvero degli esseri che sono un mix tra Nightmare before Christmas ed un dissennatore con le gambe, che nessuno riesce a sconfiggere, se non… indovinate chi? Bloom. Ma lo scopriremo alla fine.

Nel frattempo, Beatrix, la fata dell’aria (o strega, questo non si capisce) cerca di andare segretamente contro Bloom e la direttrice della scuola, perché pensa che quest’ultima non solo non sia capace, ma che stia nascondendo qualcosa e soprattutto qualcuno cioè Rosalind, ex capo dei capi dei combattenti di Alfea contro i Bruciati ben 16 anni prima. 

Beatrix convince momentaneamente Bloom che Rosalind avesse fatto la cosa giusta e che l’avesse salvata da una morte certa… questo perché Bloom è un “changeling”, ovvero una fata scambiata alla nascita con un essere umano. I genitori di Bloom non sono perciò i suoi veri genitori.

So so so SCANDALOUS!

Insomma, tralasciando tutte le storie d’amore, eterosessuali, omosessuali, ménage a trois e battute sui lati B, questa trama potrebbe fare invidia anche ad “Una Vita” su Canale 5.

Alla fine della corsa, Bloom riesce, da sola, in 50 secondi, a battere tutti i Bruciati e ad essere osannata da chiunque. Mi sono arrabbiato per molto meno con le hostess Ryanair.

La protagonista, che ormai dopo sei giorni in questa scuola si sente sicura di sé, torna a casa nel mondo reale con le sue magnifiche amiche, ospitate nella sua stanza e finalmente dirà la verità alla famiglia. Questa è l’unica scena degna di nota, in cui possiamo ritrovare delle gocce di “Una mamma per amica” ed un cucchiaio di “This is US”. Lacrime assicurate? Eviterei di sprecare fazzoletti.

E dopo aver mangiato una pizza di riconciliazione (NB: le fate, nel cartone, al secondo episodio chiedono a Bloom cosa sia una pizza!!!), si ritorna a scuola, effetto rallentatore e con i capelli al vento. 

Di fronte a loro un furgoncino che nasconde l’entrata della scuola di Alfea, neanche fosse la scena finale di “Extreme Makeover Home Edition” e dietro Rosalind, la regina ed i nemici che ora si sono impossessati del luogo.

Questo finale, bizzarro, frettoloso e assolutamente no-sense ci permette di capire che ci sarà un’altra stagione, che speriamo non solo sia più magica, ma soprattutto che abbia una narrazione lineare, senza salti temporali inutili. 

Inoltre, mi auguro che i soldi stanziati per la realizzazione della prossima stagione, siano nettamente di più, perché io un enchantix come quello riprodotto alla fine di questa prima stagione, NON ME LO MERITO.

P.s.: la direttrice è morta.

Autore

  • Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue. Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”. Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”. Appassionato di viaggi low cost, serie TV e Instagram!

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