"Adesso la dea fantasia ha già intessuto con mano capricciosa la propria trama dorata e s’è data a sviluppare dinnanzi a lui i rabeschi di una vita immaginaria, estrosa e, chi lo sa, forse con quella mano capricciosa lo ha trasportato al settimo cielo di cristallo sollevandolo dal massiccio marciapiede lungo il quale egli procedeva verso casa."

Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che forse possono esistere solo quando si è giovani.

Le Notti Bianche di Dostoevskij, pubblicato nel 1848, scava nei drammi morali dell’uomo che si confronta con i problemi supremi dell’esistenza e con quel senso di alienazione che ben si accosta all’uomo contemporaneo, tanto da mostrarsi in tutta la sua meravigliosa attualità. Il protagonista è un giovane solitario che vaga per le vie di una San Pietroburgo notturna ma ancora rischiarita dalla luce solare.

Egli è solo al mondo, relegato nella sua vita di doveri durante al mattino; ma alla sera la “dea fantasia” prende il sopravvento e lo conduce ora in riva al canale, ora in un piccolo vicolo, ora in una grande piazza, in quella condizione di estasi per cui nulla si desidera perché il sognatore tutto ha lì dentro di sé; egli è sazio perché egli stesso è l’artista della propria vita e se la crea ora dopo ora, secondo un nuovo arbitrio.

Adesso la dea fantasia ha già intessuto con mano capricciosa la propria trama dorata e s’è data a sviluppare dinnanzi a lui i rabeschi di una vita immaginaria, estrosa e, chi lo sa, forse con quella mano capricciosa lo ha trasportato al settimo cielo di cristallo sollevandolo dal massiccio marciapiede lungo il quale egli procedeva verso casa.

La città, con i suoi palazzi colorati gli parla ed i passanti sono i suoi amici più cari, alcuni dei quali da rincontrare in un dato luogo ad una data ora. Ma no, non li conosce realmente! La loro conoscenza è superflua al sognatore, perché essi sono i volti sui quali costruire la storia fantastica della propria mente. Sembra quasi di conoscerlo quel vecchietto che ogni sera gli passa accanto sulla Fontanka, “dovesse capitare che io non mi trovassi alla data ora nel dato posto sulla Fontanka, sono convinto che egli verrebbe preso dalla malinconia”.

Al sognatore importa molto poco della vita reale che è pigra, lenta, fiacca. Cosa dovrebbe farsene un uomo di un destino insoddisfacente? E allora sogna! Il sogno è la fuga da una realtà noiosa, perché la realtà non potrà mai che essere noiosa. Nel sogno perfino l’amore può essere autentico: quando un cuore ama non fa differenza che si rivolga ad un’idea di donna o ad una donna vera. Il cuore ama ed è la beatitudine dell’anima.

Ma questa convinzione del sognatore non reggerà un minuto di più dopo l’incontro con Nasten’ka, giovane donna, che ogni sera si reca nel luogo in cui attende il suo amore lontano; lei non sa se lui tornerà per sposarla come le aveva promesso ma non può negare a sé stessa quella speranza, quel sogno.

Il sognatore incontra, così, una sognatrice che aspetta il suo amore ma che, allo stesso tempo, è l’incarnazione dell’attaccamento alla vita, poiché il suo amore è un uomo in carne ed ossa. L’incontro con Nasten’ka rende le immagini mentali, che avevano nutrito per così tanto tempo l’anima del sognatore, non più sufficienti.

Non ci sarà più nulla da sognare quando già nella realtà sono così felice accanto a voi”.

Scatta in lui la voglia del reale, data dall’innamoramento per la giovane donna, alla quale finalmente riesce a confessare la propria solitudine; e forse a prenderne coscienza egli stesso. Le sue fantasticherie, all’improvviso, sono nulla dinanzi a quella connessione corporea e mentale con Nasten’ka, tanto da gettarlo in uno stato di rimorso per tutto il tempo passato a sognare al quale si aggiunge la paura di non essere più capace di vivere realmente.

Arriverà l’ora greve e si domanderà cosa ha fatto della sua vita: ha vissuto davvero? Vivere sognando equivale a vivere o stava solo ingannando sé stesso? Il sogno e la solitudine, nel romanzo e nell’esperienza umana, si sovrappongono creando un connubio che si autoalimenta: l’inettitudine a costruire veri legami affettivi genera la dissociazione dalla realtà e il sogno di una realtà alternativa impedisce di vivere appieno.

Ma la realtà è prorompente e ci travolge sempre, alla fine. Proprio nel momento in cui il sognatore si concede alla realtà di una possibile vita con Nasten’ka, ecco che la realtà lo investe con la sua impetuosità: l’uomo che Nasten’ka attendeva fa ritorno e lei fugge con lui, lasciando il sognatore sgomento.

Alle quattro notti bianche passate con la giovane donna fa seguito un’unica mattina che è, in verità, l’unico momento di realtà. Il sognatore si sveglia di nuovo attanagliato dalla sua solitudine ma non c’è alcun odio nei riguardi di Nasten’ka. No, non può odiarla perché le quattro notti bianche con lei sono state i soli momenti di vita vera, nelle quali si è inebriato di una felicità, non più solo anelata, ma reale.

E sia tu benedetta per l’attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore solitario. Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! È forse poco per la vita intera di un uomo?

L’alienazione del protagonista non è dissimile dalla condizione di uomini e donne moderni, che spremono sé stessi in una vita poco appagante. L’insoddisfazione non è unicamente materiale, come la precarietà economica ma è soprattutto esistenziale. Siamo poveri di emozioni, poveri di fiducia, poveri d’amore. Così non ci resta che sognare queste emozioni sperando che riusciranno, un giorno, a diventare realtà.

Come per il sognatore di Dostoevskij, l’incontro con un amore vero ci sveglierà dal sogno, ed anche se dovesse durare solo un istante, a quell’amore resteremo sempre grati per aver reso possibile quella sovrapposizione meravigliosa tra il sogno e la realtà. Mai come nell’attuale periodo di pandemia ci siamo resi conto di essere dei veri sognatori ed immedesimarsi nel protagonista di Dostoevskij è presto fatto; e quanto è sublime!

Siamo tutti sognatori che vagano tra i pensieri, immaginando la nostra vita futura… Che tarda ad arrivare.

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Avvocato, classe 1990, nasce nella provincia cosentina.
Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne in ambito famigliare, è curiosa e dall’animo gentile ed equilibrato grazie alla sua passione per lo yoga, ma è anche incredibilmente impulsiva quando sa che c’è un’avventura ad attenderla.
Da ambientalista, ama e difende fermamente la natura e sogna di correre una maratona.
Appassionata di politica, viaggi, sociologia e yoga.

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