Elly Schlein è davvero la Alexandria Ocasio-Cortez italiana?

"Elly Schlein ha, finalmente, dato una voce ad un'ampia categoria di elettori che da lungo tempo non si sentiva più rappresentata dal corpo politico attuale, anacronistico ed incapace di affrontare concretamente i nuovi problemi sociali dinanzi ai quali siamo posti."

Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna ed ex-eurodeputata, è la figura politica del momento, non solo per il risultato da record ottenuto nelle recenti elezioni, ma per essere la donna politicamente impegnata più innovativa, progressista e realmente vicina ai cittadini da tempo immemore.

La neo-vicepresidente ha, finalmente, dato una voce ad un’ampia categoria di elettori (soprattutto giovani) che da lungo tempo non si sentiva più rappresentata dal corpo politico attuale, anacronistico ed incapace di affrontare concretamente i nuovi problemi sociali dinanzi ai quali siamo posti. Tale affermazione è vera tanto per i cittadini che l’hanno direttamente votata, quanto per i cittadini che su tutto il territorio nazionale seguono le sue iniziative e appoggiano il suo pensiero politico.

La Schlein si discosta drasticamente dalle figure politiche alle quali ci eravamo assuefatti: è una giovane donna, ecologista, paladina dei diritti umani, progressista di sinistra ed omosessuale. E subito viene alla mente il paragone con la giovane deputata democratica degli Stati Uniti Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), che dopo l’inaspettata vittoria alle elezioni del 2018, è divenuta il simbolo di un risorgimento politico negli USA e la dimostrazione che un modo differente di fare politica è possibile.

Lei, Alexandria, che serviva ai tavoli di un bar di New York, che contendeva il ruolo di deputata con uno degli uomini più potenti della politica americana, Joseph Crowley ed era la prima volta che si candidava ad una carica pubblica.
E lei, Elly, che già eurodeputata, dopo aver tentato di creare un PD ecologista e progressista per le europee del 2019 senza riuscirci, è tornata in Emilia-Romagna fondando un proprio partito politico “Emilia-Romagna coraggiosa” da vera donna libera, indipendente… ed effettivamente coraggiosa!

Elly, che non ha bisogno di urlare per dare autorevolezza al suo pensiero, che non ha bisogno di insultare i propri avversari, che non ha bisogno di rimandare nel mondo odio quando viene insultata da altri. La sua pacatezza espressiva e nello stesso tempo la sua fermezza di ideali liberali è davvero tutto quello di cui sentivamo la mancanza.

L’Uso corretto del “Noi”

L’uso del pronome “Noi” l’abbiamo sentito spesso negli ultimi anni all’interno del dibattito politico e l’abbiamo sentito sempre come Noi rispetto agli Altri: noi siamo i buoni, gli altri sono i cattivi. Ma è la prima volta che con la Schlein abbiamo udito un Noi che sapeva di inclusione, che sapeva di comunità. Un “Noi” che ci ha valorizzato e arricchito e non sottratto qualcosa.

Elly Schlein ha, infatti, commentato così la sua vittoria elettorale: “Abbiamo vinto, credo, per la capacità di diventare casa per tanti, di fare della diversità una ricchezza. Agli elettori dico “grazie” perché sono commossa e riconoscente di questo risultato superiore ad ogni aspettativa. È un bel segnale al di là di me perché dimostra che c’è un altro modo di stare sul territorio, senza urlare, senza slogan”.

Allo stesso modo, AOC commentava così la vincita delle elezioni: “Grazie a tutti. Che sia stato grazie a lunghe notti, dure giornate, a pochi spiccioli, a coinvolgimento emotivo, a capacità concrete o impalpabili, che sia stato bussando alle porte sotto il sole o facendo volantinaggio al gelo, lo abbiamo fatto insieme!”.

L’immigrazione e quel diritto alla mobilità negato

Il tema dell’immigrazione, sul quale si infervora il dibattito politico negli ultimi anni, è molto caro alla Schlein, tanto sul fronte della necessaria ridistribuzione dei migranti che giungono su suolo italico, quanto alla concreta tutela dei diritti umani degli stessi.

Per la neo-vicepresidente la soluzione può trovarsi solo stringendosi attorno ad una ferma solidarietà interna tra gli Stati membri che porti ad una riforma del Regolamento di Dublino, il quale al momento vincola la richiesta di asilo allo Stato in cui il migrante sbarca secondo il criterio del “primo Paese di ingresso”.
Per la Schlein: “La destra punta il dito contro il basso, indicando i migranti come il pericolo per l’Europa. La sinistra deve puntare il dito contro l’alto, svelando i veri responsabili della crisi, delle disuguaglianze economiche e fiscali cresciute sotto l’ombrello dell’UE durante gli anni di crisi“.

L’immigrazione ha ormai una concezione negativa, ma non dobbiamo dimenticare che essa rientra semplicemente in quella propensione naturale che ha portato l’uomo a spostarsi sul continente secondo le proprie necessità fin dalla sua comparsa sul pianeta: l’uomo nei secoli si è spostato per trovare più cibo, per condizioni climatiche migliori, per saziare la sua curiosità e la voglia di scoperta, per aumentare la sua gloria.
Non sorprende affatto che ai nostri tempi l’immigrazione subisca la spinta della ricerca di una vita migliore quando la maggior parte della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà e arretratezza. Abbiamo costruito noi un mondo così, negando, al contempo, il “diritto alla mobilità”.

Con la stessa convinzione si muove la politica della Ocasio-Cortez che fin dal suo ingresso al Congresso USA ha sollecitato l’opinione pubblica sui soprusi che vengono commessi nella “terra delle libertà” dalla ICE (United States Immigration and Customs Enforcement), responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione.

Lungo le frontiere statunitensi sono stati creati dei veri e propri centri di detenzione, all’interno dei quali sono stati letteralmente deportati migliaia di americani accusati di immigrazione clandestina tra i quali anche bambini. Nell’attesa che venga aperta un’inchiesta sull’operato della ICE, più volte sollecitata dalla Ocasio-Cortez, ciò che ci è dato conoscere sono le testimonianze di chi ha visto e tentato di denunciare le condizioni disumane in cui versano i clandestini che attendono di essere rimandati oltre la frontiera e gli abusi sessuali da questi subiti.

Green New Deal

Non sfugge all’attenzione delle due giovani politicanti il grave e gigantesco problema del cambiamento climatico; questione che sembra essere del tutto ignorata dai big della politica, ma fortemente sentita dai giovani di tutti i Paesi. Il nostro futuro dipende dai cambiamenti negli stili di vita che apportiamo oggi e le piazze si mobilitano e chiedono unità e coerenza per la risoluzione dell’emergenza climatica.

Il “Patto per il clima”, sul quale punta la Schlein, mira ad azzerare le emissioni climalteranti entro il 2050 e il passaggio al 100% di rinnovabili entro il 2035. Tra le azioni immediate c’è anche un’intensificazione dell’efficienza del trasporto pubblico, rendendolo gratuito fino ai 25 anni. Già durante gli anni da eurodeputata, la Schlein è stata una forte sostenitrice del Green New Deal, ossia il piano per rimodellare l’economia mondiale in armonia con le istanze ecologiche, il cui mancato accoglimento provocherà cataclismi climatici ai quali l’umanità non potrà sottrarsi con un lockdown di qualche mese.

Si tratta di comprendere che politiche settoriali e statali non sono sufficienti a risanare la ferita inferta al nostro pianeta ed è invece doveroso realizzare una mutazione nelle logiche di produzione mondiale. Come il filosofo e sociologo Edgar Morin ha sostenuto, l’umanità vive in una “comunità di destino“, in cui il destino di ognuno dipende dall’altro. Non possono più esistere Stati che agiscono per sé, poiché il pericolo non vive più fuori dalla frontiera: il problema del cambiamento climatico tocca tutti in egual misura e richiede una risposta globale.

Dall’altro lato dell’oceano, invece, già a pochi giorni dal suo insediamento, Alexandria Ocasio-Cortez presentava una risoluzione con la quale invitava il Congresso degli Stati Uniti ad affrontare compiutamente il problema climatico derivante dalla distruzione della biodiversità del pianeta. La deputata americana AOC aggiunge e ricollega al cambiamento climatico anche le disuguaglianze sociali osservando come “il cambiamento climatico, l’inquinamento e la distruzione ambientale hanno esacerbato le ingiustizie sociali colpendo in modo sproporzionato comunità indigene, di colore, comunità rurali. Non si tratta solo del clima. Prima di tutto dobbiamo salvare noi stessi e non dovremmo dividerci su questo. La scienza non dovrebbe essere di destra o di sinistra”.

Il vecchio solito tran tran: gli insulti sessisti

Sembra essere un destino comune a tutte le donne che fanno politica quello di essere colpite sulla loro rilevanza in quanto donne, in riferimento al loro aspetto o alla loro moralità. E no, non stiamo parlando di genuina satira, come quella che canzona Bruno Vespa per i suoi nei.
Alle donne della politica vengono mosse delle offese che ne sviliscono l’identità.

È successo ad AOC quando, sulle scale del Campidoglio, è stata chiamata “fottuta puttana” dal deputato repubblicano Ted Yoho. È successo ad Elly Schlein quando è stata attaccata per il suo aspetto che, secondo l’opinione di Marco Gervasoni, non sarebbe molto femminile. A loro si aggiungono diverse donne della politica, a dimostrazione che l’atteggiamento insolente di alcuni politici è sistemico e non occasionale.

Anche in tali circostanze, la Schlein e la Ocasio-Cortez hanno trasformato un attacco personale in un sano dibattito sulla violenza verbale che dilaga nella vita e sui social, molto spesso incentivata proprio da politici. La Schlein, intervistata da Lilli Gruber sulla vicenda, ha rilevato come In Italia abbiamo un problema culturale enorme: ogni volta che una donna traccia una prospettiva politica, si prova a spostare l’attenzione su altro. Dietro l’attacco al corpo della donna, c’è l’attacco al suo pensiero, alle sue idee”.

Viene da chiedersi perché quando il soggetto è una donna non si attacchino direttamente le idee; quello sarebbe lecito. Una risposta più che plausibile arriva dalla deputata americana: “Le donne vengono criticate perché troppo audaci o troppo remissive, troppo grandi o troppo piccole, troppo intelligenti per essere attraenti o troppo attraenti per essere intelligenti, con l’intento di sminuirle e dissuaderle dal prendere posizioni pubbliche. L’obiettivo è criticarle fino a sottometterle. E questo accade a chiunque metta in discussione il potere”.

Gli anticorpi della democrazia

Che voi siate di sinistra o di destra, che appoggiate o meno la politica di cui si sono fatte portavoce, non potete non riconoscere che queste due donne abbiano trasformato, ognuna nel proprio Paese, la figura del politicante in figura di politico, da rispettare, a tratti da ammirare ed espressione di diplomazia.
Quella stessa figura del politico che, troppo spesso, si è confuso nella folla solo per assorbirne le bassezze, i costumi bizzarri e i luoghi comuni. A parere di chi scrive, queste due donne rappresentano dei veri e propri anticorpi della democrazia risvegliati dalle spinte sovraniste, a cui non possiamo che augurare di debellare il virus delle disparità, dei soprusi e dell’individualismo.

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Avvocato, classe 1990, nasce nella provincia cosentina.
Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne in ambito famigliare, è curiosa e dall’animo gentile ed equilibrato grazie alla sua passione per lo yoga, ma è anche incredibilmente impulsiva quando sa che c’è un’avventura ad attenderla.
Da ambientalista, ama e difende fermamente la natura e sogna di correre una maratona.
Appassionata di politica, viaggi, sociologia e yoga.

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