"Siamo la generazione dell'edizione straordinaria."

“Che poi, dico, te lo ricordi, tu?”

“Intendi lo shock?”

“Lo shock, sì. Tu che sei un bambino di… quanti? Dieci anni?”

“No, non ci arrivavo a dieci. Sono di ottobre, io.”

“Va bene. Sei un bambino di nove anni, allora. Sei lì che ti guardi la TV, i cartoni animati, e all’improvviso…”

“… ma di che cosa stavamo parlando?”

“E all’improvviso eccoti l’edizione straordinaria, e i tuoi cartoni animati… interrotti, di colpo. E tu che sei lì, nove anni, e continui a guardare.”

“Ricordo di avere imprecato, in qualche modo. Dentro di me. Lo facevo, a volte, da piccolo. Dicevo parolacce o peggio. Mi faceva sentire… Sì, mi faceva sentire…”

“Sei lì e vedi questa cosa in diretta, freschissima, preparata apposta per te. E tu sei solo un bimbo di nove anni che fino a un secondo prima guardava i cartoni animati.”

“La musica del TG, il tono cupo…”

“… l’allarme, la paura…”

Interrompiamo i programmi per… E poi la torre, il fumo. Le torri avvolte dal fumo…”

“E poi il crollo.”

“Il crollo… Chiedi a chiunque della nostra età e ti dirà le stesse cose.”

“Io chiamai subito i miei, al raduno, sul divano, davanti alla TV. Come a capodanno. Mio padre credeva guardassi un film. Stava per sgridarmi perché pensava non fosse adatto alla mia età.”

“Quanti anni avevi?”

“Sette. Ma di che cosa stavamo parlando?”

“Ecco, dico: chiedi a chiunque avesse allora sette, otto, nove anni – non lo so, non ricordo… – comunque chiedi in giro e ti diranno più o meno tutti la stessa cosa. I cartoni, l’edizione straordinaria. Un’infanzia interrotta dall’edizione straordinaria.”

“E tu che sei lì, che guardi, che continui a guardare. Guardi e non capisci, ma non smetti di guardare.”

“È la logica del disastro.”

“È la logica dell’edizione straordinaria.”

“Siamo la generazione dell’edizione straordinaria.”

“Come adesso, vedi. C’era questo che volevo dirti, o forse eri tu, non so…”

“Ma davvero, di che cosa stavamo parlando?”

“Dei nostri genitori che hanno avuto la bicicletta…”

“… i campi dietro casa…”

“… la Nutella…”

“… le cassette porno…”

“… e noi l’edizione straordinaria.”

“Il fumo sulle torri, la gente che si butta, il crollo. E tu che sei lì e vuoi solo guardarti in pace i tuoi cartoni.”

“La gente si buttava e noi volevamo solo guardarci i nostri cartoni.”

“Ma no, non era nemmeno questo…”

“Dici?”

“Dico.”

“Dai, ma di che cosa stavamo parlando?”

Nota dell’autore: L’11 settembre 2001, su Rai 3, nel primo pomeriggio, andava ancora in onda un popolarissimo programma per bambini, la Melevisione. Non appena si ebbero le prime, confuse notizie dell’attentato alle Torri Gemelle, il programma fu interrotto, e la linea data bruscamente al telegiornale. In una manciata di secondi, si passò dal mondo colorato e fiabesco dell’infanzia alle immagini, terrificanti, dei due grattacieli in fiamme. Tra le varie inquadrature del disastro si intravidero delle persone gettatesi a peso morto nel vuoto, simbolo macabro di quel giorno – ma la diretta non si interruppe mai. Molti di coloro che all’epoca erano bambini, me compreso, ricordano l’11 settembre proprio a partire dall’interruzione della Melevisione, come un evento traumatico in sé, una prima finestra sul mondo “grande e terribile”. Su Youtube si può ancora trovare il video di quell’infausta edizione straordinaria. Andò in onda esattamente vent’anni fa.

Autore

  • Andrea Conti

    Marchigiano, classe 1991. Sebbene in passato sia quasi diventato un architetto, ora è laureato in Italianistica all'Università di Bologna e aspira a diventare un ricercatore in Letteratura Contemporanea. Periodo storico preferito, il secondo Novecento. Ama la città e la sua vita frenetica, ma forse ama di più i piccoli borghi di campagna, di cui la sua terra è fortunatamente ricchissima. Appassionato di cinema, musica, arte ed è anche un vorace lettore, soprattutto di poesia.

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