Ed ora, perché mi batte il corazòn?

"Mi diceva che Maradona non era mica una sola persona. Era una fede."

“O mamma mamma mamma, o mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazòn?
Ho visto Maradona, ho visto Maradona. Ehi mammà, innamorato son”.

È un freddo pomeriggio di novembre, il fatto che l’anno sia il 2020 lo rende ancor più freddo. Ma quel freddo umido che ti entra nelle ossa e ti irrigidisce persino i muscoli del naso. Presupponendo che il naso abbia dei muscoli. Cioè, suppongo di sì. È che non mi intendo di anatomia. Ma neanche di calcio.

Eppure, quando alla radio sento “è morto Maradona”, resto lì, fredda e ferma.
Torno per un attimo bambina, non ricordo bene l’istante preciso della mia infanzia. È un ricordo, di quelli offuscati. Avrò avuto sei anni credo. Mia padre, quando rientrava da lavoro, citofonava e diceva a mia madre: “Di’ a Gilda che sono tornato”.
Io scendevo e facevamo dei passaggi col pallone in giardino. E mi risuona in testa questa canzone, perché la canticchiava lui, sbattendo il pallone dal muro verso di me.

“Chi è Maradona papà?”
E lui, sorrideva.

Mi diceva che Maradona non era mica una sola persona.
Era una fede. A prescindere dalla squadra del cuore.
Non sarò di certo io a raccontarvi chi è Maradona, quello lo sapete già voi.

Voglio solo ricordarlo attraverso un ricordo, un flashback improvviso.
Ho sempre pensato che mio papà un po’ volesse essere come Maradona e, per me, lo è stato e continua ad esserlo ogni giorno.
Entrambi, in questa vita piena di sconfitte, sempre pronti a cercare il gol che sblocchi la partita.

Stanotte perché non mi vieni in sogno e mi racconti un po’ cosa significa questo “farcela”?
Perché potrei intervistarti e raccontarlo a mio padre.
“Diego”, inizierei così la mia intervista. Chiamandoti Diego e non Maradona. Perché vorrei conoscerti. Sì, perché, sul tuo conto se ne dicono tante, come del resto, di un uomo comune.
Perché alla fine dei conti, fuori da quel campo e da quei 90 minuti resti un uomo, esattamente come gli altri.

Ed io non sono nessuno per puntare il dito, non lo sono mai stata, sai Diego?
Chi sono io per giudicare i tuoi sbagli? I tuoi punti deboli? I tuoi peccati?
Nessuno.
Questo lasciamolo fare ai giornalisti accaniti, quelli che hanno ormai dimenticato le emozioni. Le luci si accendono per l’ultima volta in quel campo. E non ci sei più tu, Maradona.
Sei solo Diego: sei un padre, un uomo, un bambino, un ragazzo.
Hai il volto spaventato, impaurito.

Ma tu ci pensi?
Che buffa la vita.
Immagina che fra queste cifre ci sia un punto: 20.20

Sono le 20.20, sta per iniziare la partita.
L’arbitro dà il via.
Gli spalti urlano in coro: “Oh mamma mamma mamma, oh mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazòn? Ho visto Maradona, ho visto Maradona. Ehi mammà, innamorato son”.

Maradona prende la palla, la tiene salda fra i piedi.
Un tunnel, un giro su sé stesso, prende la mira e gol.
Benvenuto al prossimo livello, Diego.
Quante partite hai giocato alle 20.20?
Continueremo tutti a puntar tutto su di te, ricordalo.
Ciao Maradò, innamorata son!

Autore

  • Gilda De Rose

    Musicista, classe 1990, cosentina. Laureata in Economia Aziendale e specializzata in sensibilità ed emozioni: i numeri e le parole sono da sempre le due facce della stessa medaglia per lei. Il suo acuto spirito di osservazione - allenato involontariamente - si riversa nelle sei corde della sua chitarra e in ciò che scrive, con una curiosità che la porta in luoghi sempre nuovi. Appassionata del viaggiare, pedalare e sognare… I tre tempi verbali che preferisce!

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