"Certo, sognare non fa male e tutti sogniamo una Diana ligia al dovere, abituati come siamo al suo incantevole fascino e all’eleganza senza eguali ma, purtroppo, Diana era lontana dalla donna modello che l’etichetta voleva mostrarci."

Mi sento responsabile. Ebbene sì. Scrivere di Diana Frances Spencer è un impegno che ben poche persone possono prendersi. Io mi elevo a degno sostenitore della bellissima principessa, perché sono certo che se fossi nato giusto qualche anno prima, in un’altra nazione, in un’altra famiglia, saremmo stati sicuramente migliori amici.

I nostri genitori Visconti si sarebbero incontrati settimanalmente per passare insieme del tempo e dopo i primi nove anni passati a casa a studiare, come da scelta della madre di Diana, saremmo andati insieme a scuola, in una delle migliori di tutta la Gran Bretagna.

Certo, sognare non fa male e tutti sogniamo una Diana ligia al dovere, abituati come siamo al suo incantevole fascino e all’eleganza senza eguali ma, purtroppo, Diana era lontana dalla donna modello che l’etichetta voleva mostrarci. Non solo non amava affatto studiare e per ben due volte non ha superato due esami importanti, ma il suo animo sembra essere stato parecchio ribelle.

E come biasimarla! La ragazza dalla chioma bionda, già nei suoi primi 16 anni di vita ne aveva passate tantissime. La madre lasciò la casa per seguire il proprio amante ed il padre, ricco e dagli infiniti possedimenti, dovette occuparsi di tutti e cinque i figli. A onor del vero, Diana e la sorella più grande erano felici di rimanere con il padre, se non fosse per la presenza della matrigna Raine, chiamata dai fratelli “Acid Rain”; una notizia NON confermata, pare abbia portato Diana a spingerla giù dalle scale. Mai calpestare la principessa, vero?

E pensare che nell’anno successivo, a soli 17 anni, incontrò Carlo ad una battuta di caccia in cui accompagnava la sorella, la prima vera “frequentante” del principe Carlo. In soli due anni, fidanzamento e matrimonio. Veloce e indolore? Non troppo, oserei dire.

Si pensa che questo matrimonio fosse già combinato con la famiglia Spencer, perché la nonna di Diana, Ruth Fermoy, era stata la Dama più intima della Regina Elisabetta e perciò si pensava potesse essere un qualcosa di premeditato; sono solamente gli avvenimenti successivi che ci fanno pensare il contrario, perché tra la stessa anticonformista Diana e la Regina Madre, non correva buon sangue. Ma questo lo sapevamo già. Almeno al matrimonio reale, famoso per il vestito principesco della bella Diana e per il suo velo con più di 10000 perle che non entrava nella macchina del padre, la Regina non è affatto mancata, al contrario della matrigna Raine, la cui assenza alle nozze fece scatenare i tabloid.

Nonostante tutto, quel giorno, Diana scelse di essere radiosa e felice, innamorata di Carlo (pare), dopo aver lasciato il suo anello di fidanzamento in camera (poi finito nelle mani di Kate Middleton) e con la cerimonia in cui scelse di non dire la parola “obey” (obbedire) per non sottomettersi alla figura del marito (atto poi ripetuto dalle mogli di entrambi in figli).

Da inglese doc che si rispetti, tra un pudding con l’uvetta che amava profondamente ed un vestito meravigliosamente elegante e perfetto (per la maggior parte Dior), Diana sembrava essere felice e soddisfatta della propria vita, soprattutto con due figli meravigliosi… ed una paio di corna.

Eh sì, come dimenticare l’”abito della vendetta”, quell’abito succinto nero che mostrò al pubblico ed in cui le sue forme erano ancora più in risalto? Ma, del resto, lei stessa disse che fossero in “troppi in questa relazione”.

Il regista Tinto Brass, guardando le forme della principessa e poi leggendo i Tabloid e le storie d’amore della “non più Altezza Reale” post-divorzio da Carlo, ha addirittura detto che “da quando so che è una porcellina, mi piace molto lady Diana”; ma come tutti, ciò che di lei colpiva era questa eterea eleganza… e del resto, i panni sporchi si lavano in famiglia, non credete?

Ora, non è difficile credere che quello stesso portamento fosse tanto amato, per non dire adorato da moltissimi uomini, post Carlo d’Inghilterra, perché gli spasimanti erano molteplici. Diana non si accontentava e voleva essere uno spirito libero, con tutti i suoi vestiti delle maison più conosciute e le corse ad ostacoli agli incontri genitori-insegnanti delle scuole per i figli.

Fino al giorno in cui perse la vita, Diana è stata tanto criticata quanto amata profondamente, per aver dato quella forte frustata alle regole di etichetta troppo rigide per una donna libera come lei. Non dimentichiamoci che ballò alla Casa Bianca con John Travolta nel suo perfetto abito blu, poi venduto a 500.000 dollari con il nome “Travolta Dress”.

Riesce a rimanere un’icona senza tempo, nonostante io stesso ricordi ben poco, oltre alle lacrime di mia madre nel guardare la televisione il 31 agosto 1997. Per quell’icona, la gente, ancora oggi fa tanta strada e nel prossimo anno, il primo di luglio, giorno in cui avrebbe compiuto ben 60 anni, verrà istallata una statua in suo onore a Kensington Palace, che la rappresenterà con i figli William e Harry.

Al momento non si può uscire causa Covid, anche se Boris non è molto chiaro in merito, ma se volete trovare qualcosa della principessa, potrete recarvi presso i grandi magazzini Harrods per gustarvi l’istallazione “innocent victims” in dedica alla principessa del Galles e Dodi Al-Fayed… sbrigatevi, perché sarà presto rimossa.

Ancora si aspetta la nuova Diana, anche se si pensa possa essere Kate Middleton, ma non ne siamo certi. Sicuramente, per quanto riguarda me… meritavo almeno Harry nella mia vita, o no?

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Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue.
Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”.
Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”.
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