Chiediti se sei felice

Giornata Internazionale della Felicità.

Cosa significa felicità?

A volte, ho come l’impressione che per descrivere sensazioni di felicità, venga istintivo pensare alle cose semplici, come il profumo di un pranzo, l’abbraccio di una madre, la sensazione che si prova ad essere amati e ad amare.

O poter essere sereni, a prescindere da tutto.

Sono felice se penso a mio padre, perché mi ricorda che l’amore esiste.
Sono felice se penso all’idea di svegliarmi al mare la mattina, perché il mondo mi appare da sempre un posto migliore e la vita più bella.
Sono felice se penso ai libri che ho letto e a quelli che ancora devo leggere – e sono felice di poterne parlare, perché amo il confronto.

Forse sono felice soprattutto perché sono libera di pensare alla felicità, perché posso immaginarla e fare il possibile perché si realizzi.
Perché ancora mi ricordo che esiste e non smetto di cercarla.

Sono felice perché posso respirare senza una mascherina e non avere paura di abbracciare un amico.

Sono felice quando guardo la linea dell’orizzonte coincidere con le onde del mare.

Sono felice anche quando non devo puntare la sveglia per la mattina presto o quando posso godermi un tramonto al mare senza stare a pensare al resto. O quando so di far bene il mio lavoro, di metterci impegno, e prendermi anche il lusso di fallire pur avendoci provato.

Felicità è superare un momento difficile con le proprie forze, sapere di poter contare su sé stessi anche allo stremo delle energie, anche quando non sembra ci sia nulla che possa cambiare.
Felicità è anche accettare che qualcosa possa finire, godendosi ogni singolo piccolo momento.
Felicità è guardarsi indietro, pur sapendo di aver rischiato, sofferto, ma aver fatto il possibile.

In tempi bui e incerti come questi, rintracciare la felicità non è semplice, e saperla riconoscere in mezzo al traffico è una virtù da coltivare e nutrire.

Io, la felicità la trovo riassunta nelle parole di Calvino: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
Essere felice è uscire dall’inferno dopo averlo attraversato; è sapersi riconoscere dopo tanto dolore; è volere per sé stessi tanti piccoli attimi felici, per ricordarsi di essere vivi ogni giorno.
È volersi bene, amarsi, raccontarsi, imparare ad ascoltare, a capire, a non dover sempre correre per ottenere qualcosa. Fare piccoli passi, anche lenti.

Felicità è idealizzazione.

Felicità è ricerca.

Felicità è essere circondati da persone brillanti.

Penso che essere felici significhi alzarsi la mattina e rendersi conto di star bene, non desiderare altro, quasi in senso evangelico, mi verrebbe da dire. Ma ci vuole coraggio.

Felicità è mio padre che mi avvisa, nel pieno della pandemia, che mia madre aveva superato l’operazione in cui avrebbe potuto perdere la vita. Ma anche pensare all’organizzazione del mio matrimonio.
Felicità è lo scodinzolare del mio cane ogni volta che torno a casa.

La mia felicità è quella altrui.

Felicità è, ma in fin dei conti felicità sarebbe. Sarebbe riavere indietro i miei nonni.

Felicità racchiude persone, amore, gioie, dolori. Spiegatemi cosa vuol dire vivere, se poi bisogna piangere.

È poter nascondere il mio volto nell’incavo tra il collo e la spalla di mia madre, quando voglio chiudere il mondo fuori. Sentire le braccia del mio compagno avvolgermi e cullarmi per calmare i miei attacchi di panico.

Svegliarmi la domenica verso mezzogiorno, con l’odore di pasta al forno nelle narici.
Praticare gentilezza almeno una volta al giorno.
Un abbraccio spontaneo, cercato, necessario.

Felicità sono i baci rubati di nascosto e di sfuggita in un vicolo buio, come fossimo due ragazzini al liceo.

Felicità è utopia: da trovare solo in fugacissimi e inconsapevoli lampi di quotidianità, nelle piccole cose, forse solo in quelle minuscole. E queste tendono quasi sempre a passare sottotraccia.

Felicità è riuscire a superare i propri limiti, con pazienza e perseveranza.

La felicità è la serenità della mia famiglia.

Felicità è qualcuno che mi aspetta agli arrivi in aeroporto.

Come diceva Totò, “la felicità è fatta da attimi di dimenticanza”. In questi anni di pandemia e con una guerra che si sta combattendo non molto distante da noi, la mia felicità è racchiusa in quei momenti in cui, per un attimo, ho dimenticato ciò che mi circondava.
Momenti in cui ho riso ad una battuta, oppure in cui sono stata io l’artefice di una risata per chi mi stava accanto.

La felicità per me è una chiacchierata su una panchina con una persona in grado di capirmi a fondo, senza che io dica niente. È progettare una gita con gli amici, o una cena in pizzeria, immaginando le scene comiche che potrebbero succedere, per poi lasciare che la realtà superi la fantasia.
E poi ricordarle, perché anche nella nostalgia c’è felicità.

Felicità è veder sorridere gli occhi delle persone a me care.
Ballare senza vergogna.

Felicità è il sorriso di mia madre che m’accoglie. Un cielo azzurro che sa di pace.
Felicità è un cuore che batte e il profumo improvviso di vaniglia che mi fa fare un tuffo nell’infanzia.

Felicità è un passaporto per la libertà. Vivere è felicità.

Ultimamente l’ho cercata in modo spasmodico, per poi rendermi conto che la felicità è una giornata normale fatta di colazione con i biscotti mentre fuori c’è un sole che spacca le pietre.

Felicità è un atto di fiducia verso noi e il mondo.

E in tutto questo marasma, che è la vita, la felicità è il privilegio di avere il tempo e lo spazio necessari per osservare il mondo e sé stessi, e ritrovarsi poi a sorridere, tra mille perché.
La felicità è un atto di banalità.
Allora chiediti se sei felice, quando lo sei veramente.

Il Team di Nova

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