"A prescindere dall’età, cercate sempre quello spirito fanciullesco che vi rendeva felici quando eravate piccoli. Tornate a volare, a combattere, ad esultare, e nei momenti di sconforto domandatevi sempre: qual è il mio pensiero felice?"

Cosa succederebbe se Peter Pan, l’eterno bambino, crescesse? Chi potrebbe diventare lontano, dall’Isola che non c’è? Volerebbe per andare a lavoro o guiderebbe un’automobile? Probabilmente non ve lo siete mai chiesti, perché altrimenti non si tratterebbe più di Peter Pan.
Eppure, Steven Spielberg  lo ha immaginato e lo ha raccontato nel film Hook-Capitan Uncino.

L’indimenticabile Robin Williams interpreta il nostro Peter Pan “da grande”, conosciuto da tutti ormai come Peter Banning. Sposato e con due figli, Jack e Maggie, abita a San Francisco ed è un avvocato di successo. Conosce la favola del bambino volante che combatte contro Capitan Uncino, ma non sa che quel bambino è proprio lui. O meglio, non ne ha memoria. I suoi ricordi partono dall’adolescenza, da quando è stato adottato, ma ha dimenticato le notti passate a dormire sugli alberi e tutte le avventure che ha vissuto con i bimbi sperduti. Eppure Peter tornerà a Londra, a casa di Wendy, e il destino lo riporterà all’Isola che non c’è.

“Devi volare. Devi combattere. Devi esultare. Uncino è tornato!”.
Capitan Uncino ha rapito Jack e Maggie, e Peter è costretto a tornare in quel luogo magico, abitato da indiani, pirati e sirene. Per poter salvare i suoi figli, però, deve ritrovare lo spirito caratteristico del bambino che sa volare, combattere ed esultare. Sarà molto difficile, tuttavia, per il nostro protagonista, riscoprire i veri valori nascosti dietro queste parole, in quanto è convinto di non essere l’eroe che tutti dicono – e per questo ribadisce più volte “Io non sono Peter Pan!”.
Sa che i significati celati dietro questi verbi, per lui, esistono solo nelle favole. E le favole non sono per gli adulti. Ma quanto si sbaglia il nostro Peter Banning? Scopriamo, allora, perché volare, combattere ed esultare sono concetti fondamentali, e ormai ostici, per un adulto Peter Pan.

Volare: siamo d’accordo sul fatto che l’unica persona in grado di spiccare il volo con la polvere magica sia Peter Pan; ma cosa potrebbe nascondersi dietro questa azione? Avete mai fatto caso che usiamo spesso, inconsapevolmente, la definizione di “volo” o l’espressione “mi fai volare” quando qualcuno ci sta dicendo qualcosa di divertente o emozionante?
Quando voliamo, ci allontaniamo fisicamente dal suolo perché effettivamente non siamo più con i piedi piantati per terra, ma cominciamo a viaggiare con la fantasia, viviamo delle emozioni che ci fanno stare così bene che ci sentiamo realmente più leggeri e ci sembra di sfiorare il cielo con un dito.

Il Peter Pan adulto deve provare di nuovo queste sensazioni affinché possa ricominciare a volare, letteralmente e figuratamente. Fagocitato dal lavoro e dalle responsabilità, non trova più alcuna gioia nelle piccole cose; ha dimenticato il bambino che era dentro di lui, a cui bastava un manciata di magia per innalzarsi nel cielo e fluttuare libero nell’aria, privo di quel peso fatto di incombenze che adesso lo costringe a restare con i piedi a terra, spesso di fronte a qualche bicchiere di whisky nei momenti più difficili da superare – che più che volare, lo fanno barcollare.
Di fatto, con l’età adulta, vive solo sensazioni che invece di portarlo in alto, lo fanno cadere sempre più in basso.  

Combattere: Peter deve combattere una guerra contro il suo acerrimo nemico, Capitan Uncino.
Dovrà ricordare come si usa una spada per difendersi, per proteggere i suoi figli, ma dovrà anche combattere contro se stesso, per sconfiggere l’uomo apatico che è diventato. Perché combattere non significa solo saper impugnare un’arma, ma riconoscere un problema e rimboccarsi le maniche per risolverlo; lottare contro se stessi, contro i propri limiti per salvare una relazione, una persona, per sforzarsi di essere migliori, rendendo migliori anche gli altri. È una lotta faticosa, estenuante sia fisicamente che mentalmente, che lo costringerà a mettere in discussione tutte le sue priorità, le sue certezze.

Dovrà combattere per far rivivere quel bambino che un tempo vinceva tutte le battaglie perché era semplicemente se stesso: impulsivo, incosciente, spontaneo – concetti che non gli appartengo più, sicché richiedono azioni e atteggiamenti superficiali che non si addicono a un avvocato come Banning. Peter non si rende conto però, che sono proprio questi attributi che lo faranno sentire di nuovo vivo. Sono il brivido e l’adrenalina che rendono viva una persona; l’analisi razionale di ogni azione e delle relative conseguenze è sicuramente rassicurante, ma meno eccitante del buttarsi a capofitto in una situazione senza pensare a ciò che potrebbe comportare quel gesto. Molte volte si sbaglia, ma è sbagliando che s’impara a vivere. I più piccoli si lasciano trasportare dagli impulsi, e i più grandi, per vivere, dovrebbero imparare da loro.

Esultare: sapete perché questo verbo è importante? Perché quando si esulta, diamo libero sfogo alle nostre emozioni, proprio come fanno i bambini. Il Peter adulto quasi si vergogna ad esternare la propria gioia, perché probabilmente ha paura di ammettere che è felice – o non sa più come si fa. “Esultare” vuol dire gridare fino a non avere più fiato in gola, saltare fin quando le gambe non cedono, sentirsi male dalla felicità, liberarsi dell’angoscia che ci aveva pervaso fino a qualche attimo prima.

Ma soprattutto riconoscere che abbiamo vinto: può essere una partita di calcio, una schedina, un posto di lavoro, un esame universitario superato, la conquista della persona amata, tutte vittorie che meritano un momento di esultanza, perché abbiamo superato un ostacolo che credevamo invalicabile.
Il piccolo Peter lo faceva naturalmente ed è proprio per questo che era felice, perché si prendeva del tempo per godere dei propri trionfi, fermandosi ad assaporare il momento; una volta cresciuto, non si prende neanche del tempo per gioire, così preso dalla frenesia di collezionare i successi di una vita che corre a grandi passi. Non esulta mai, si tiene tutto dentro, facendo morire quegli attimi di contentezza che la vita gli regala senza che neanche lui se ne renda conto. Eppure sono proprio i momenti di gioia che noi incorniciamo con un’esclamazione a diventare immortali, perché in quell’istante diamo voce alle nostre emozioni.

“Questo patetico, impacciato, moscio, floscio, espugnato baccalà che ho qui davanti a me. Tu non sei nemmeno l’ombra di Peter Pan!”.
Queste sono le parole di capitan Uncino appena vede il suo storico nemico. Peter Pan, il ragazzino con la calzamaglia verde e gli stivaletti, ora indossa uno smoking e scarpe Armani. Non ha più il fisico asciutto ed agile, ma è “un vecchio grassottello, tipo nonnetto” e per niente atletico. Inoltre, Peter – Banning – Pan soffre tremendamente di vertigini. Ha paura dell’aereo e  ha paura di volare… sì, proprio lui! È diventato un uomo completamente diverso da quel bambino che tagliò la mano a capitan Uncino e la diede in pasto al coccodrillo.

Per quanto assurdo, con la crescita è diventato un’altra persona. “Io non voglio crescere” ripeteva sempre Peter, perché amava giocare. Adorava utilizzare la fantasia, divertirsi con Trilli e i bimbi sperduti e non si prendeva mai sul serio. La vita per lui era fatta di risate fragorose, che volavano, proprio come lui, senza problemi ma ricca di soluzioni, in cui ogni scusa era buona per divertirsi. La sua arma contro la realtà era l’immaginazione, una carta vincente in ogni situazione, un asso nella manica di ogni bambino. Non è un caso che sull’Isola Che Non C’è i “grandi” siano tutti pirati: rappresentano l’antitesi del gioco e per questo Peter li voleva, e doveva, sempre sconfiggere.

Ora però Peter, per ironia della sorte, con il suo atteggiamento nei confronti della vita, è diventato come loro, irriconoscibile agli occhi di tutti: è sempre serio, preoccupato per il lavoro, non si diverte mai con i suoi figli, li preferirebbe più responsabili e meno infantili. Non gioca mai con Jack e Maggie perché il lavoro viene prima di tutto; vorrebbe che crescessero in fretta in modo da non avere impegni quali le loro recite o le partite di baseball a cui andare. Quest’uomo così severo e cupo non può essere Peter Pan. Eppure è proprio lui; la vita reale, lontano dall’Isola che non c’è, lo ha trasformato. L’età adulta comporta delle rinunce, ma la maturità consiste nel non lasciarsi annientare dalle responsabilità ed essere bambini nei momenti giusti.

“Un solo pensiero felice ti farà volare”.
Per Peter è fondamentale ricominciare a cavalcare il vento, ma per farlo è necessario che torni ad essere felice. Ha bisogno di un pensiero che lo faccia volare, sentire leggero. Un pensiero che lo faccia emozionare, come potrebbe essere un luogo speciale dove ha trascorso una vacanza meravigliosa, oppure un ricordo in cui si rifugia quando la realtà è troppo amara, dolorosa. Potrebbe essere un momento della vita in cui è stato apprezzato per le sue qualità. Oppure il pensiero felice potrebbe essere incarnato in una persona: gli amici con cui si divertiva come un pazzo, con cui rideva fino alle lacrime, quelle risate sincere che spazzano via tutte le incomprensioni; i genitori che lo hanno adottato e gli hanno dato la possibilità di pronunciare le parole “mamma” e “papà” che contengono tutto l’amore del mondo; la persona amata, quella che lo completa, l’unica in grado di capirlo, che gli ha cambiato la vita in meglio. Quella persona, al cui solo pensiero sorride, poiché fonte della sua felicità. Basterà un pensiero felice per tornare a spiccare a volo, ma soprattutto per riprovare quella sensazione di gioia che ormai dimenticata. Del resto, è sufficiente un pensiero, un attimo, per essere felici, e la felicità non è un’esclusiva solo dei bambini.     

Anche se Natale, il periodo dell’anno in cui vorremmo tutti tornare bambini, è ormai passato, vi consiglio di guardare questo film per riscoprire il bambino che è dentro di voi. Lasciatevi trasportare sull’Isola Che Non C’è, quel luogo magico dove la realtà si confonde con la fantasia, dove l’immaginazione prende il sopravvento sulla ragione; divertitevi in compagnia dei personaggi che vi hanno accompagnato durante la vostra infanzia e che incredibilmente diventano reali – e sono molto più umani di quanto possiate immaginare. Sognate insieme ad uno straordinario Robin Williams, a un mostro di bravura come Dustin Hoffman che indossa un uncino al posto della mano sinistra, a un divertente e goffo Bob Hoskins nei panni di Spugna, a una “piccolissima” ma grande attrice come Julia Roberts munita di ali come la vera Trilli ed una Wendy, interpretata da una fenomenale Maggie Smith, diversa da come ce la ricordavamo nella favola, ma che conserva la stessa dolcezza e il solito amore per Peter.  

Crescere non significa dimenticare l’infanzia, ma fare tesoro delle esperienze passate per sfruttarle al meglio nelle situazioni future, evitando di essere sconfitti dalla noia, dalla preoccupazione e dall’inquietudine, sensazioni di malessere che popolano la vita dell’adulto. Perciò, a prescindere dall’età, cercate sempre quello spirito fanciullesco che vi rendeva felici quando eravate piccoli. Tornate a volare, a combattere, ad esultare, e nei momenti di sconforto domandatevi sempre: qual è  il mio pensiero felice?

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Cosentina classe 1995, laureata in Biotecnologie per la Salute.
Amante delle fiction al punto da conoscerne molte a memoria, legge sempre le interviste ai protagonisti e alla regia e adora sbirciarne il backstage, per comprendere a pieno il lavoro e la fatica che stanno alla base di un qualsiasi progetto.
Attenta e paziente osservatrice, ha spiccate doti di diplomazia e imparzialità.
Appassionata di scrittura, cinema, lettura di romanzi e musica!

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