"La sua camminata ciondolante ricorda i ragazzi sullo skateboard nella zona di Hammersmith a Londra, anziché un Duca nel 1813. Apprezzato moltissimo, però, nelle scene in cui il silenzio fa da sovrano e l’unica cosa da fare è insinuarsi tra le lenzuola delle sue donne. Insomma, il Duca fa il suo dovere e verrà amato per le sue doti; di quali, nello specifico, non se ne parla."

Non avete ancora visto Bridgerton, la serie più in voga su Netflix?

Se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di trovare del tempo (perso) e sfruttarlo per immergervi in questa realtà surreale, tra fronzoli, trucchi accesi e dispute familiari che non sono tanto lontane da quelle che avvengono in un normale condominio del vostro quartiere.

Le mie aspettative, purtroppo negative prima di iniziare la serie, migliorano con l’andamento degli episodi, ma lasciatemelo dire, non si tratta della serie più pensata e complicata da capire di tutti i tempi. 

Possiamo anche dire che essendo una serie Tv figlia di Shondaland e perciò della perversa e gloriosa mente di Shonda Rhimes, le aspettative erano elevatissime; lei ci ha abituato ad un parto in ascensore con Meredith Grey che nel frattempo piange per Derek Shepherd fino a farci vincere le elezioni americane con Olivia Pope, perciò, catapultarci in una realtà dell’inizio del XIX secolo, non diviene impresa semplice.

È vero, riprende la serie di libri di Julia Quinn e perciò ci troviamo in una fumosa e scura Londra, ma devo ancora capire se è stata la serie a infierire terribilmente sulla qualità dei libri o se i libri stessi appartengano alla serie Harmony. Il risultato, però, non è al 100% positivo.

Per quanto personalmente ami le serie TV surreali che mostrano una realtà mai esistita, in Bridgerton, in alcuni passaggi si oltrepassa il limite; avrete modo di ascoltare Bad Guy di Billie Eilish in versione romantico-ottocentesca (e non solo), vedrete anche eventi mondani strampalati e dalle enormi incongruenze storiche, specialmente per il portamento di alcuni attori.

Bridgerton non è una serie pretenziosa e perciò raggiunge il suo obiettivo con semplicità, toccando temi che tutti amano, ovvero il tradimento, il gossip e il sesso. Non è altro che l’unione di Elisa di Rivombrosa con Gossip Girl, né più né meno, ma senza Alessandro Preziosi o Dan Humphrey.

La storia, infatti, è semplice e SENZA SPOILER posso dirvi che gira tutto intorno la vita mondana delle famiglie nobili di Londra e del momento in cui le figlie delle stesse devono entrare in società, trovando marito e partecipando ad eventi qua e là. Il tutto, costellato da una voce narrante di una donna, che “scrive” (ed in questo caso legge) i propri articoli su un gazzettino che viene distribuito per tutta la città e che svela gli scoop delle varie famiglie, mettendo tutti in cattiva luce per quanto possibile. Non è altro che Alfonso Signorini in una serie di pubblicazioni di “Chi” mal riuscita – sicuramente però in Bridgerton sono vestiti meglio del giornalista e presentatore italiano. Il fulcro della storia (e mi dispiace essere così diretto) si basa su degli spermatozoi che per volontà o timore, non ci credono abbastanza; non temete se non avete ancora capito, guardate la serie e al terzo coito avrete tutto più chiaro.

L’unico sprazzo di eleganza si cela dietro la voce di questa fantomatica narratrice, Lady Whistledown, poiché in lingua originale è Julie Andrews a doppiarla e del resto tutti sappiamo “com’è bello passeggiar con Mary” ed è di facile intuizione capire che la sua eleganza non avrebbe giovato agli attori scelti per la serie, perché di livello completamente differente.

Voglio analizzare solo alcuni di loro, perché degli altri penso non ricorderemo più nulla in futuro.

Iniziamo con il Conte Simon Basset, interpretato da Regé-Jean Page, londinese, trentunenne (posso assicurarvi che non è uno scherzo) e che ricorderemo in questa serie come il sedere scultoreo più bello, in quanto nella sua interpretazione è più facile ritrovare le sue natiche anziché gli anni di recitazione alle spalle. La sua camminata ciondolante ricorda i ragazzi sullo skateboard nella zona di Hammersmith a Londra, anziché un Duca nel 1813. Apprezzato moltissimo, però, nelle scene in cui il silenzio fa da sovrano e l’unica cosa da fare è insinuarsi tra le lenzuola delle sue donne. Insomma, il Duca fa il suo dovere e verrà amato per le sue doti; di quali, nello specifico, non se ne parla.

Nei panni della giovane Daphne Bridgerton, invece, troviamo Phoebe Dynevor, che ricorderete sicuramente per… ah no, non è lei! Interpretazione partita in maniera stanca e senza emozione, per poi essere la più capace a tenere il gioco. In questa Londra sicuramente ricostruita in degli studios, Phoebe illumina la stanza, tra vestiti che nemmeno il peggior costumista Rai avrebbe scelto per “Tale e quale show”. La storia del suo giovane personaggio mostra una nuova nobildonna, pronta a tutto per essere riconosciuta, ma soprattutto per essere felice. Kate Middleton si starà rigirando nella tomba…ah no, non è nemmeno lei!

I fratelli Bridgerton, invece, li vogliamo ricordare tutti e tre. Ovviamente non per le loro interpretazioni, anche se da considerare più che sufficienti, ma perché, diciamolo, sono dei gran bei pezzi di giovin signori. Luke Newton, Jonathan Nailey e soprattutto Luke Thompson, sono tra le scoperte della serie e rialzano il morale con gli avvenimenti delle loro vite. Sono gli Orazi del 1813.

Penelope Featherington, interpretata da Nicola Coughlan, è altro personaggio degno di nota. Reputo essere, insieme a Claudia Jessie nei panni di Eloise Bridgerton, la più vera. Il problema del peso, che all’epoca non era così accentuato come hanno voluto sottolineare nella serie, diviene, a parer mio, elemento di diversità eccezionale e che mostra quanto la bellezza sia soggettiva e senza alcun limite.

Se poi mi soffermo su Eloise Bridgerton, il mio personaggio sovversivo preferito nella serie, beh, mi inchino alla sua bravura. L’ho reputata di classe e mai fuori luogo. Ha portato con garbo e carattere ogni costume per lei disegnato; è stata artefice delle poche scene, oltre quelle basate sul sesso, che mi sono rimaste impresse nella memoria. Chapeau.

Potremmo ricordare la signora Featherington, Lady Danbury, o la Regina, tre donne dalla forza differente ma che a me sono sembrate esagerate, ognuna nella loro interpretazione. Sono certo che si trattasse di una scelta stilistica, ma la prima sembrava essere Elisabetta Gregoraci a palazzo Briatore il secondo giorno di matrimonio, la seconda la fata madrina dal poco successo sui modi del duca e l’ultima la regina di cuori di Tim Burton in versione colorata.

Per tutti gli altri attori, un 5 e mezzo in pagella è il massimo che si possa concedere con grazia e gentilezza.

Miei cari lettori, Bridgerton è la tipica Serie Tv che ti fa compagnia quando devi cucinare e che fa rinascere la passione con il tuo compagno sul divano di casa; è quel peperoncino che manca nei vostri piatti perché porta bruciore nelle parti più nascoste del corpo, ma che porta con sé anche il suo forte carattere afrodisiaco. Insomma, mentre lo guardate, le sinapsi possono essere anche scollegate, perché come sempre, si basa tutto sull’incapacità di un essere umano di sesso maschile di prendersi le proprie responsabilità ed avere coraggio nel fare l’uomo. 

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Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue.
Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”.
Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”.
Appassionato di viaggi low cost, serie TV e Instagram!

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