“Dimentica il mio nome”

“Eppure, pur non volendo, tu del male me ne facevi lo stesso, specie quando, bisognoso e fragile, tornavi da me con la coda tra le gambe, un cane abbandonato col pelo ingrigito, infradiciato dalla pioggia”.

La terra desolata è immobile: il mio pensiero aprilino a Samuel Beckett

“Nell’era del Covid – il nostro nuovo anno 0 -, l’attualità di Beckett è quanto mai evidente. Le città assomigliano sempre di più ai paesaggi surreali – in larga parte inanimati – tratteggiati da lui; mentre noi – i vivi e/o presunti tali -, estraniati e alienati, ci trasciniamo in giornate sempre uguali, che si susseguono, lente, senza stravolgimenti di sorta; e che evidenziano l’assurdità di un tempo congelato, coniugato al passato e povero di futuro”.

La testa di Agave

“Da bambino, mio figlio era – com’è che si dice? – buono come il pane. Una pulce scapigliata con gli occhi vispi e le ginocchia livide. Il viso e i capelli neri, arruffati sulla testa, li aveva ereditati da suo padre; mentre il guizzo e il genio, beh, quelli erano roba mia.”

Porcellana

“L’affetto risicato che Giulio le gettava addosso, come ossa ai cani, si consumava in parabole brevi, nello squallore esausto di un monolocale, che, pur non essendo squallido, a furia di scoparci dentro, diventò tale – almeno agli occhi di Valentina.”

Non so

“Già allora mi ero rassegnata all’idea che i tuoi occhi erano delle parentesi, degli incisi brevi che non terminavano mai col mio nome – porte serrate su una serrata interiorità.”

Lettera a un amore mai morto: una postilla a “La cantina” di Bernhard

«La tua rivolta contro ogni vezzeggiativo esistenziale ti ha reso inviso agli occhi di chi, negli anni, ha fatto di tutto per evitare ogni suo trapassatoio, senza capire che, per scampare davvero alla morte, bisogna attraversarla nel mezzo; e non confonderla, eluderla o smorzarla…un esempio perfetto di questo tuo sì alla vita – che è sì un’accettazione vitalistica, ma tutto fuorché accondiscendente – si può riscontrare proprio ne “La cantina”.»

Siamo tutte Fleabag: una seduta di psicanalisi con Phoebe Waller-Bridge

“Al contrario del critico standard e dell’appassionato del settore, io di Fleabag darò una lettura più di stomaco che di testa; un’interpretazione bassa, triviale, senza paroloni né frasi ad effetto. Questa scelta è dettata dal fatto che, ai miei occhi, il più grande merito di Fleabag è quello di avermi fatto provare dei sentimenti.”