"E lo meriti l'amore che ti sveglia con la luce del sole. Che ti fa preparare la colazione, che ti fa sorridere nel buio pesto. Alla luce del sole si vedono persino le imperfezioni, le insicurezze, le paure."

La sveglia suona anche nelle notti più insonni, quando vorresti soltanto che il buio ti cullasse e che la mano smettesse di tremare. Suona impetuosa, senza farti nessuna carezza. Ti metti seduta sul bordo del letto, cerchi di farti il più piccola possibile per non fare rumore e te la dai tu quella carezza mentre ti trascini di fronte ad uno specchio che ti guarda essere così bella mentre tu ti senti così stanca e senza forze.
E senza “forse”.


Non ci sono dubbi, ti ripeti mentre l’acqua ghiacciata prova a svegliarti anche se non hai mai chiuso occhio; non ci sono dubbi, ti ripeti come un mantra.
Guardo fuori dalla finestra, è ancora buio, non solo dentro al mio petto, e non c’è nessun caffè che fa rumore per uscir fuori da una moka malandata e vecchia. Mi viene in mente casa dei miei nonni, quando mi portavo il walkman per passare lì la notte e la mattina facevo colazione con un latte bollente macchiato da un caffè che ha sempre avuto un sapore sgradevole. Ma era fatto con amore, nonostante da quella macchinetta fuoriuscisse più acqua del dovuto. Col tempo capirò che anche questa era una metafora, una di quelle che usava Neruda nel “Postino”.


“Alla luce del sole”, mi viene in mente questa frase come se fosse un sogno, ma io non sono più a casa dei miei nonni e non ho più 12 anni.
Alla luce del sole in piena notte, mentre le giornate si accorciano e fa buio tardi. Quando non c’è altro posto in cui vorresti essere.
-“Che ore sono?”
-“È tardi”
Che significa, è tardi?
Che misura è?
Il tempo non si misura dicendo “è tardi”.
Perché se ci fosse la luce del sole, non sarebbe mai tardi e il buio non cancellerebbe tutto quanto.
La misura non è il tempo ma l’amore.
L’amore alla luce del sole.


E tu che leggi, mentre io mi chiudo la porta alle spalle e cerco di tenere gli occhi aperti, hai bisogno di sentirti dire queste parole e neanche lo sai perché. Io, non lo sapevo.
Perché sei come me, nel buio della notte quando ti senti di troppo.
Sei come me, quando soffochi tutto pur di non sentirti sciocco, miserabile, come se fosse colpa tua.
Ma non lo è; non è una colpa voler bene.
È una colpa mentire, ferire, far male. Questo lo è.
Ma amare, no quello non lo è mai.
Sei come me mentre stringi forte e vorresti essere stretto.
Mentre sussurri “io ci sono” perché sai che sul serio su di te si può contare e forse lo dici anche a te stesso.


E lo meriti l’amore che ti sveglia con la luce del sole.
Che ti fa preparare la colazione, che ti fa sorridere nel buio pesto.
Alla luce del sole si vedono persino le imperfezioni, le insicurezze, le paure.
Ma i tramonti iniziano con la luce del sole e ti regalano il cielo più bello della giornata e, soltanto dopo, il buio della notte. Ed è quello a cui devi aspirare: alla notte dopo il tramonto. Ad un’alba che ti fa da coperta, mentre il mondo colpisce dritto in faccia.


Una mano stretta alla luce del sole.
Una lacrima che scende, alla luce del sole.
Un sorriso, un pensiero condiviso.
Un pranzo e non una cena.
Un caffè e non un Gin Tonic.
Un film e non un reel.
Alla luce del sole, con tutti i difetti e le occhiaie che si vedono chiaramente.
Alla luce del sole si vedono meglio le cose, si costruiscono meglio le case.
L’amore è una pianta che ha bisogno di luce e acqua; ma l’acqua non deve fare come la vecchia macchinetta di mia nonna, altrimenti la pianta muore.
E se muore, forse, non era alla luce del sole.

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