"Come quando non te lo aspetti e senti il tonfo sordo di tutte le cose che avresti voluto fare, che avresti voluto dire, prima che fosse troppo tardi. Come quando perdi il fiato, per tutti i respiri che ti hanno tolto."

“Non siamo poi così diversi, io e te.

Tacquero. Nessuno dei due aveva il coraggio di dire che si erano scelti, l’un l’altra. Lei continuava a imprimersi le unghie della mano destra nel braccio sinistro, per restare vigile e non cedere all’impulso di urlare che lui era l’unica cosa che la teneva ancora salda su questa Terra. Lui muoveva la gamba sinistra a scatti regolari e frenetici, contenendo così il fiume di parole che avrebbe voluto dirle. Perché c’era così tanto che avrebbe voluto dirle. Ma chi le conosce le parole giuste per dire a qualcuno che l’ama così tanto da aver paura di spaccarsi in mille pezzi?
Le loro gole erano secche. Quelle stesse gole che ogni giorno si dissetavano bevendo dalle parole l’uno dell’altra e viceversa.

Dicono che l’amore faccia male, ma è il non dirselo ad uccidere.

“Hai mai visto cadere una stella? Come quando è primavera e intorno c’è silenzio. Come quando non te lo aspetti e senti il tonfo sordo di tutte le cose che avresti voluto fare, che avresti voluto dire, prima che fosse troppo tardi. Come quando perdi il fiato, per tutti i respiri che ti hanno tolto. Hai mai visto cadere una stella?
Al cielo non importa. Ma a te sì.”

Lo disse. Lo disse d’un fiato, col cuore che scoppiava di terrore, adrenalina e ansia.
Lo disse, sì. Nella sua testa.
E mentre si sentiva sciocca, impotente e vigliacca, cedette alla tentazione di fuggire dalla sua mente, l’unica trappola che negli anni non era stata in grado di polverizzare. E così fece.
Fuggì. Tra le braccia di lui.

Lui la sentì muoversi, prima ancora di accorgersi di cosa stesse succedendo. Lui la sentì scappare da qualcosa, improvvisamente, ed infilarsi sotto il suo braccio, rannicchiandosi col capo sul suo petto.
Il mondo intero smise di girare, per loro. Trattenne il fiato, in attesa.

Lei allungò una mano verso la sua e iniziò a giocare con le sue dita. Lui sorrise e le lasciò la libertà di fare ciò che voleva, ciò di cui aveva bisogno. Lui odiava il contatto fisico, lei odiava il contatto fisico. E alla fine meno per meno fa sempre più.
Erano la figura geometrica perfetta. L’incastro tra due universi egualmente complessi. Erano il caos in perfetto equilibrio.

Lei, col naso affondato sul suo petto, inspirava il profumo di ammorbidente e rimpianti.
Lui, col naso affondato tra i suoi capelli, inspirava il profumo di shampoo e delusioni.
Avevano gli occhi chiusi, ma nessuno dei due lo sapeva.
Sorridevano, dentro di sé.

Quando passi una vita intera a fare del male a te stesso e inciampi nell’altra metà di te, c’è un istante in cui capisci che, cascasse il mondo, farai tutto ciò che è in tuo potere per proteggere l’altro. È un voto a te, a Dio e all’universo. E quello era l’istante.
Ma nessuno dei due lo sapeva.

Così il mondo riprese a girare, per gli altri. Riprese fiato, tra gli affanni di sempre.
Arrivò l’alba e si sciolsero, come neve al sole, nell’imbarazzo di chi sa di aver trovato l’amore in un’oscurità che non tradisce segreti.

Lui era l’uomo della sua vita.
Lei era la donna della sua vita.
E la vita non li avvisò mai.

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Attivista per i diritti umani, classe 1995, cosentina, cosmopolita, bilingue.
Laureata in Politica Internazionale presso la SOAS e specializzata in Diritti Umani presso la UCL, entrambe prestigiose università di Londra, completa i suoi studi a soli 22 anni e da lì in poi si dedica ai diritti di richiedenti asilo e rifugiati politici.
Co-autrice del corto “Non Solo Un Volto” sulla comunità LGBTQI+ cosentina.
Appassionata di politica, attualità, serie TV e scrittura!

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