"Da italiani, siamo “indubbiamente capaci” di produrre sterili lamentele, perché contestualizzare, a volte, diventa troppo difficile e alzare polveroni resta attività eccessivamente semplice."

Se pensavate che questo periodo a cavallo tra il 2020 ed il 2021 fosse quello perfetto per il cambiamento, vi sbagliavate.

Certo, Trump non è più al potere, ma mitomani vestiti da vichinghi, crisi di governo, guerre che sembrano lontane e politici fiorentini alla ribalta, riempiono le nostre strade e soprattutto, respirano la nostra stessa aria.

Ma respirare, per quanto facile, non è per tutti.

Ce lo insegna, con un colpo di coda elegante come pochi, la nostra artista italiana Gianna Nannini con il suo ultimo brano dal titolo “L’aria sta finendo”; la cantante che di America ne aveva già parlato (o meglio cantato), e che di notti davvero magiche ci aveva deliziato durante i Mondiali ’90, riprende un tema a noi tutti molto caro: la vita.

Questo brano, meravigliosa creatura dell’interprete italiana più rock, diventa, per mia personale opinione, baluardo di libertà e grido di aiuto per la nostra generazione. È proprio questo sentimento che la cantante ha cercato di riportare nel suo videoclip, diventando portavoce di chi è stato obbligato a rimanere in silenzio, senza aria, solo perché “siamo stati condannati” da un sistema, per alcuni versi, marcio. 

Top of the Pop e MTV, inoltre, ci hanno mostrato quanto i video musicali siano strepitosi e fondamentali per intendere al meglio il testo di una canzone, ma la scelta della Nannini di utilizzare una sorta di fumetto-denuncia, la trovo perfetta per questa canzone d’amore per l’umanità.

All’interno di questo fumetto interattivo, come se lo steste sfogliando tra le mani, troverete la morte di Floyd, la creazione di automi derivanti dall’utilizzo spasmodico dei social, la tossicità di alcune pratiche religiose e tutti i peccati di noi uomini, che silenziosamente scegliamo di spegnere il cervello. 

Non c’è filtro, almeno non quello bellezza; C’è solo colore.

È una denuncia alla Banksy, ma in forma animata.

Ma come sappiamo, noi italiani, siamo molto permalosi, direi anche troppo, e, pur di farci notare, puntiamo i piedi. Così hanno agito i sindacati di polizia italiani, che hanno trovato il tempo di criticare le scelte prese dalla cantante e dal suo entourage nella creazione della clip musicale. In essa, infatti, i poliziotti hanno sembianze di maiali. 

Nel ricordare che il maiale è sacro in alcune religioni, voglio anche sottolineare che la scelta delle teste da Peppa Pig sono retaggio culturale americano nella rappresentazione del corpo poliziesco, alla luce degli innumerevoli ed ingiusti scontri di quest’ultimo con la popolazione americana, specialmente di colore.

Ma, mentre alcuni titoli di testate (e non) italiane come “Nannini shock” o “Poliziotti con la faccia da maiale. Il filmato choc di Gianna Nannini” aizzavano il mondo contro la cantante, penso che la Nannini si sia preoccupata maggiormente della loro incapacità di non capire qualcosa di estremamente semplice. Il web ha scatenato il putiferio, ma ha dimostrato, come sempre, la mancanza di empatia.

Ma analizziamo i commenti rilasciati in merito a questo videoclip: 

“Cosa ha spinto un’artista indubbiamente capace, che ha avuto grandi momenti di gloria, ad accomunare chi rischia la vita per difendere tutti con l’inquinamento dell’aria, dei mari, del cibo o con la crudeltà con gli animali? Se la Nannini chiarisse che lei non ci vede come porci dediti alla violenza gratuita siamo sicuri che tutti i servitori dello Stato apprezzerebbero molto e, con noi, anche la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che hanno di noi una visione corretta e, quindi, completamente diversa”.

Consentitemi di dire che da italiani, siamo “indubbiamente capaci” di produrre sterili lamentele, perché contestualizzare, a volte, diventa troppo difficile, e alzare polveroni risulta invece attività eccessivamente semplice. La stragrande maggioranza degli italiani è orgogliosa del lavoro della Polizia Italiana ed il video della Nannini, infatti, non la colpisce minimamente.

“Nei suoi innumerevoli concerti ha beneficiato parecchio del lavoro di quei “maiali”, e riteniamo che non dovrebbe lasciarsi andare a certi scivoloni. La Nannini ritrovi lucidità e senso civico e si scusi con chi si guadagna quattro spiccioli onestamente rischiando la vita ogni giorno per la sicurezza sua e di tutti gli altri”.

A questo commento che definirei “bello e impossibile” o “fenomenale”, preferisco non commentare, perché penso che ciò avvenga già in autonomia. 

Ma, ritorniamo da dove siamo partiti, perché la Gianna nazionale ha dovuto usare quella stessa aria, per contestare le parole dei sindacati di polizia, sottolineando che la canzone contesta e combatte con semplici parole e come grido d’aiuto, gli abusi di potere, non legati necessariamente al nostro Paese.

Se tutti fossero come i sindacati sopracitati, dovremmo aspettarci l’intervento dei sindacati di Facebook, Instagram, di Donald Trump e anche del Vaticano, ma la denuncia ponderata, come l’opinione, resta libera.

Queste le parole della cantante: “Non posso credere che una canzone d’amore come L’aria sta finendo scateni tutto questo odio. La musica ha i suoi messaggi e così i video che li rappresentano. L’Arte è uno stato indipendente. Nessuno di noi, e me per prima sia chiaro, vuole offendere la polizia e chi rischia ogni giorno la propria vita, ma nemmeno vogliamo che un altro essere umano abusi del proprio potere”.

Voglio concludere dicendo a tutti voi che, anche se guardando questo video non doveste riconoscervi in alcuna azione (passata o presente), siete dei bugiardi, ed in quel caso vi consiglio di fare riferimento a qualsiasi sindacato.

Del resto è facile in Italia, perché basta sedersi in qualche salotto televisivo a date fiato alla bocca…

Ma attenzione, perché qui l’aria sta finendo!

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Social Media Strategist, cosentino classe 1991, fluente in 3 lingue.
Laureato in Giurisprudenza per caso, in Marketing e Comunicazione per scelta, ha vissuto a Roma, Milano, Alicante, Boston, Londra... Ma per lui nessun posto è come “casa”.
Eletto vincitore della Hult Business Challenge da una giuria di Google per il suo progetto sui matrimoni calabresi intitolato “WEDDIE”.
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